Anche a Ferrara le proiezioni del film che sta sconvolgendo il mondo: se la realtà diventa un videogioco
I “naza” sono i danni collaterali, intesi come vittime civili causate da bombardamenti su obiettivi vari nella striscia di Gaza. I “naza” vengono stimati prima dell’intervento e considerati “tollerabili” in rapporto alla – presunta – importanza del soggetto da eliminare. Si parla sempre di numeri, mai di persone, di volti.
Per individuare un presunto terrorista di Hamas, un fiancheggiatore, un amico, o qualcuno che ha li ha chiamati al telefono, si fa ricorso ai dati della intelligenza artificiale. Individuato il bersaglio, si bombarda, di notte, la zona o il palazzo dove costui vive, uccidendo lui e le persone lì attorno, anche se non c’entrano nulla. Se poi il bersaglio è uscito lasciando in casa il cellulare, peccato per le figlie e la moglie. «Ma lei non pensa che sia genocidio questo?», la domanda dell’intervistatore.
«Non lo so, io sono solo un tecnico», «sono un ingranaggio del sistema», «noi non abbiamo facoltà di esprimere giudizi morali», alcune risposte degli intervistati. Sono 24 tecnici, ufficiali e addetti dell’intelligence militare. Tutti anonimi e ben celati dai due registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor che hanno assemblato in pellicola una serie di inchieste del Guardian. Gli intervistati mostrano livelli diversi di pentimento o rimorso, alcuni esplicitano dubbi e perplessità: «sono stato in Polonia a visitare i luoghi della Shoah,credo che il nazismo sia il male assoluto, ma mi chiedo: “e io cosa sono ?”».
Il film è stato premiato a Venezia con il Premio Speciale della Giuria. In sala sta incontrando grande riscontro di pubblico. È una dimostrazione di cos’è la “banalità del male”: «ci sembrava di essere davanti allo schermo di un video gioco».
Michele Balboni
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