Dal 13 al 18 ottobre il nostro arcivescovo mons. Gian Carlo Perego sarà nell’Unità pastorale Maria Madre della Chiesa (Mesola e dintorni) per la prima tappa della sua Visita pastorale. Ieri sera, 13 ottobre, ha presieduto la liturgia della Parola nell’Abbazia di Pomposa, centro del Vicariato di san Guido (di cui fa parte anche l’Up Maria Madre della Chiesa).
Di seguito, il testo integrale della sua omelia pronunciata ieri sera a Pomposa.
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Cari fratelli e sorelle, cari presbiteri, abbiamo iniziato oggi la Visita pastorale nella nostra Chiesa di Ferrara-Comacchio. Abbiamo iniziato dal territorio e dal Vicariato più lontano, per significare anche che la distanza non interrompe o indebolisce i legami di una Chiesa. Gli ultimi sono i primi nel cuore della chiesa. Sempre.
- La visita pastorale è anzitutto una visita. Lo stile della visita è lo stile del Dio d’Israele (“Dio visita il suo popolo” e lo stile di Gesù, basta vedere nel Vangelo la visita di Gesù alla casa di Betania, ai fratelli Lazzaro, Marta e Maria alla casa di Zaccheo, per fare solo due esempi. Anche Maria, piena di grazia, vista la cugina Elisabetta e rimane con Lei fino al parto; e nella storia della Chiesa continua le sue visite, di cui molti santuari ne sono un segno. La visita indica la familiarità, il desiderio d’incontro, un dono gratuito.
- La visita è ‘pastorale’, cioè del Pastore di una Chiesa, il Vescovo. Pertanto, la visita ha lo scopo di costruire unità, che è il desiderio, la preghiera di Gesù per la Chiesa di sempre, secondo le parole dell’apostolo Giovanni che abbiamo riletto e che sono al centro del cammino sinodale e della visita pastorale. L’unità non è uniformità, rispetta la diversità. Al tempo stesso l’unità, dice l’ecclesialità, che la fede non è individuale semplicemente, ma suppone una Chiesa, che ha un linguaggio comune per esprimere il Credo cristiano, per pregare e celebrare insieme. Riaffermare questa unità della Chiesa, a diversi livelli – unità pastorale, vicariale, diocesana, italiana e universale – è uno degli scopi della visita pastorale. E l’unità nella Chiesa genera ‘comunione’, anzitutto, che si costruisce camminando insieme, come ha detto Papa Leone: “Anche noi, come tutta la Chiesa, impariamo camminando. La comunione non è mai un risultato acquisito una volta per tutte: rimane una conversione quotidiana, che prende forma nella preghiera, e attraverso atteggiamenti concreti, relazioni di fiducia e disponibilità ad ascoltarci reciprocamente” (Leone XIV ai cardinali, 26.6.2026). La comunione chiede corresponsabilità: nessuno è un soggetto passivo nella Chiesa. E chiede anche condivisione, uno dei segni più belli di una comunione che diventa fraternità.
- La visita pastorale aiuta la conoscenza: di un territorio, delle persone che lo abitano, delle istituzioni: costruisce un rapporto tra Chiesa e mondo, la l Chiesa e i mondi: economici, politici, educativi, culturali; e nel territorio, la conoscenza della Chiesa, con le persone che la abitano, i presbiteri, i diaconi, i consacrati e i laici che sono impegnati. Una Chiesa che per i nostri territori ha una storia spesso millenaria, ricca di segni, edifici sacri, di memoria, di tradizioni.
- La visita pastorale aiuta anche il ripensamento di questa presenza della Chiesa su un territorio. Una presenza che chiede di essere sempre più sinodale negli strumenti (Consiglio pastorale e Consiglio degli affari economici, assemblee) e nel metodo (costruzione di una programmazione insieme, bilancio preventivo e consuntivo, ascolto reciproco, costruzione della decisione con il consiglio delle persone).
- La visita pastorale rilancia la missione della Chiesa, l’annuncio del Vangelo, avendo come riferimento anche gli Orientamenti dei Papi (Francesco e Leone XIV) nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium e gli Orientamenti della Chiesa italiana per il prossimo quinquennio: Radicati e costruiti in Cristo. Questi due testi sono un riferimento ecclesiale comune per il cammino di annuncio del Vangelo nelle nostre comunità, che hanno visto di fatto l’interruzione della comunicazione del Vangelo da una generazione all’altra.
Cari fratelli e sorelle, affidiamo la nostra visita pastorale al Dio Signore del tempo e della storia, Re dell’universo, in questa chiesa abaziale che ha compiuto mille anni, uno dei segni più belli della storia benedettina, di una fede legata alla vita e al territorio; e a Maria, il cui sguardo non manca in nessuna delle parrocchie di questo vicariato – con al centro il santuario arcidiocesano di S. Maria in Aula Regia – e della prima unità pastorale che visito, sotto il titolo di Maria, Madre della Chiesa. Così sia.
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