AVVISO

Nell'incontro della "Giornata del Laicato" del 21 novembre scorso, si è deciso di sperimentare - attendendo il momento in cui si potrà tornare nuovamente a incontrarsi - alcune forme di confronto e discussione online.

 

Qui di seguito, i link per partecipare alle diverse forma di consultazione:

 

RACCOLTA DI CONTRIBUTI SUL TEMA "Il contributo del laicato alla nascita delle Unità Pastorali"

                   Per inviare le proprie riflessioni direttamente online: https://tinyurl.com/yxdza2ev

                   Per inviare, come allegato, le proprie riflessioni in forma scritta o vocale: e-mail all'indirizzo: gdlcollaboro@gmail.com)

 

GRUPPI DI STUDIO SUL PROSSIMO BIENNIO EUCARISTICO

                  Iscrizioni al link: https://tinyurl.com/y3zlfha4

 

Per eventuali chiarimenti, contattare Giorgio Maghini al numero 370 32 21 591.

E' anche in corso la creazione di una chat via Whatsapp per rimanere informati in tempo reale. Per aderire alla chat, inviare una richiesta al numero sopra riportato.

 

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Immaginare un futuro condiviso

Laici al servizio della Chiesa e nella città

 

Su You Tube l’intervista rilasciata dal nostro Arcivescovo a Giorgio Maghini in occasione dell’ultima Giornata del laicato: “riscopriamo nuovi stili di vita per continuare il cammino”. Il tema delle Unità pastorali in Diocesi

("La Voce" del 27 novembre 2020)

di Andrea Musacci

Il tempo difficile che stiamo vivendo non è da considerarsi un «tempo morto», ma un tempo in cui riscoprire alcuni valori e nel quale ci è chiesto di essere portatori di speranza. Speranza che ci permette, anche ora, di immaginare e programmare il futuro prossimo della nostra Chiesa e delle nostre città.

È questa in sintesi l’anima dell’intervista rilasciata dal nostro Arcivescovo mons. Gian Carlo Perego a Giorgio Maghini in occasione della Giornata del Laicato svoltasi on line il 21 novembre e di cui parleremo meglio nel prossimo numero.

Il video integrale dell’intervista, della durata di 25 minuti, si può trovare sul canale You Tube “UCS Ferrara-Comacchio Ufficio Comunicazioni Sociali”.

La prima domanda di Maghini, prendendo le mosse dalla lettera pastorale di mons. Perego “Il Cammino che ci attende” dello scorso agosto, ha riguardato le basi dalle quali il cammino dei laici della nostra Diocesi può partire.

«In questi tre anni, guardando all’Evangelii Gaudium - ha riflettuto il Vescovo - , ci siamo accostati a un’immagine di Chiesa popolare, che sa ascoltare, attenta in maniera preferenziale ai più poveri e lontani, una Chiesa missionaria». Ciò, ancora oggi, chiede «la partecipazione di tutti, una ministerialità diffusa, la sinodalità, superando il clericalismo e l’individualismo». Nel terzo anno, invece, stiamo approfondendo la riscoperta della personale vocazione di ognuno, «dello stile di vita», che sia laicale, consacrata o presbiterale.

La pandemia, ha proseguito mons. Perego, ci fa riscoprire il nostro «limite» di uomini, «la capacità di curare gli altri, la nostra creaturalità: è un Sabato Santo, ma è anche un tempo che ci chiede di non chiuderci in noi stessi e di non perdere la speranza», centro della vita cristiana. 

Da qui, dunque, l’importanza di vivere questo periodo con «serenità e responsabilità, senza considerarlo un tempo morto» ma nel quale «riscoprire relazioni, il valore di una comunicazione essenziale, il valore delle parole e non solo dei gesti, di un cammino che ha tappe e tempi diversi da ciò che immaginiamo». Tutto ciò ci permetterà di essere preparati, nel 2021, a iniziare il «biennio eucaristico» - nel quale riscoprire che «il Signore è sempre presente in mezzo a noi tutti« - e, a seguire, il periodo della «Visita pastorale».

E continuando in una prospettiva che guarda al futuro, la seconda domanda di Maghini ha riguardato la città, quale Ferrara possiamo immaginarci di vivere fra qualche anno. «Sarà una città - ha risposto il Vescovo - formata da più anziani», con una «distanza ancora maggiore» tra questa e «una provincia sempre più spopolata, con meno stranieri e dove molti paesi rischiano di non avere più luoghi di riferimento importanti», come scuole, parchi o circoli ricreativi. Di conseguenza, «dobbiamo immaginarci anche una Diocesi con due volti differenti, che quindi dovranno essere ancora di più in comunicazione tra loro». Sarà poi importante, ha proseguito mons. Perego, «valorizzare il nostro patrimonio culturale, perchè la bellezza è fondamentale nella vita dell’uomo». Altri due aspetti decisivi saranno, poi, quello della politica, che «dovrà rigenerarsi, ripensarsi, superando disunioni e individualismi, condividendo le buone pratiche»; e quello della comunicazione, «sviluppando nuovi strumenti di comunicazione».

L’ultimo tema affrontato ha riguardato le Unità pastorali che sono nate e nasceranno in Diocesi e, in esse, il ruolo dei laici. «Si è ritenuto importante - spiega il Vescovo - un altro livello» oltre alle parrocchie e ai vicariati, con «una ministerialità anche laicale, una catechesi permanente, una valorizzazione delle collaborazioni e una carità che raggiunga ogni forma di povertà: una comunione fra più parrocchie e una comunità presbiteriale può essere uno strumento più efficace per l’annuncio del Vangelo». L’Unità pastorale, quindi, «non è solo una struttura ma è vivere insieme in una dimensione comunitaria»: in ciò i laici «diventano sicuramente un punto di riferimento importante».

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Una Rete per rimanere comunità

 

Giornata del laicato il 21 novembre in collegamento web. La prudenza non ferma comunque il cammino

 

("La Voce" del 13 novembre 2020)

di Giorgio Maghini

 

La “Giornata del laicato” si sposta temporaneamente sul Web.

L’appuntamento è per il 21 novembre dalle 15.30 e, indicativamente, fino alle 17. Per partecipare alla GdL occorre seguire il link: http://bit.ly/giornata-laicato

Per qualsiasi chiarimento, è possibile contattare il numero 370 32 21 591.

I motivi di questa decisione sono facili da immaginare: si è ritenuto che fare spostare persone da tutta la diocesi e riunirle in un’unica sala - sia pure tenendo conto del fatto che la Parrocchia di San Benedetto ci avrebbe permesso ogni precauzione necessaria - fosse troppo rischioso, e un senso di attenzione per il fratello (magari segnato da un filo di iperprotettività) ci ha fatto decidere per questa organizzazione.

La sperimentazione di queste forme di incontro in Rete è un’esperienza che la Chiesa - così come, va da sé, tutto il mondo – sta facendo a causa della pandemia e senza averlo programmato né desiderato. Ed è proprio di fronte a evenienze come questa che è più che mai necessario riflettere per valutare, iniziando col definire le caratteristiche della novità che ci troviamo davanti.

A me pare che ci siano almeno tre cose di cui tenere conto.

 

La Giornata del laicato non diventa “virtuale”.

Anche se mancheranno i momenti di incontro fisico, parlarsi attraverso il web rimane un momento in cui i laici della diocesi cercano un discernimento sulle decisioni da prendere e sul modo di collaborare alla vita della nostra diocesi. Si tratta, in altre parole, di impegnarsi - nei tempi nei modi nelle decisioni - in merito a che contributo offrire all’annuncio del Vangelo, qui e ora. Questione di opere, non di pensieri astratti.

 

La Giornata del laicato non diventa “social”.

Non si tratta di liquidare temi importanti attraverso un post, un meme, un gioco di parole. Al contrario, è un momento in cui la passione per il vangelo e la disponibilità a impegnare le nostre vite per esso prendono una forma concreta. Una forma di vita cristiana adulta, non un gioco di società.

 

La Giornata del laicato non è “a distanza”.

Certo: come detto più volte, non ci abbracceremo come siamo soliti fare (e quanto ci manca!), ma a parte questa limitazione - che non vediamo l’ora di lasciarci alle spalle - il nostro incontro in rete sarà una forma del sentirsi famiglia, comunità, popolo. Relazioni mediate, non lontananza.

 

Dunque: nessuna virtualità, nessuna semplificazione social, nessun - termine orribile - distanziamento sociale. Il 21 novembre ci incontreremo per riflettere insieme e per prendere decisioni che impegneranno la nostra vita nei prossimi anni, in vista del biennio eucaristico, della transizione verso le unità pastorali, della visita pastorale.

Credo si possa dire che proprio in queste tappe che ci attendono si concretizza il fatto che siamo una comunità - pur provata e intimorita dall’ignoto, vale a dire dal covid19 – non rinuncia a progettare e agire, cioè ad essere viva. Consapevoli di questa vita che il virus non può scalfire, vogliamo leggere il momento presente alla luce del triduo Pasquale, come i nostri vescovi ci hanno a più riprese invitato a fare.

L’incontro del 21 novembre sarà organizzato in quattro momenti: la proiezione di un video in cui il nostro Vescovo Gian Carlo, richiamando la lettera dello scorso agosto, ci offre alcune riflessioni sul futuro prossimo della Diocesi, un momento sperimentale di “lavori di gruppo” online, la proposta di una consultazione online del laicato e l’invito a lavori di gruppo in videoconferenza.

Quel giorno, queste iniziative verranno descritte nel dettaglio. È comunque sempre possibile contattare il numero riportato sopra per chiarimenti.

Del fatto che i mezzi di comunicazione debbano diventare oggetto di riflessione, preghiera e gratitudine è già stato detto abbondantemente e in più sedi.

A me pare evidente che occasioni come questa siano preziose per rendere maturo e consapevole il nostro rapporto con la Rete.

In termini ancora più precisi è legittimo parlare di una vera e propria ”evangelizzazione del Web” e, perché il Web diventi sede di annuncio, occorre interiorizzare il fatto che la Rete non è un non-luogo ma, al contrario, un intreccio di relazioni umane; strumento che ci lega a fratelli fisicamente e temporaneamente lontani.

Una volta chiarita a noi stessi questo assunto, diventa facile amare la Rete come si ama qualsiasi altra opportunità per incontrare le persone in fraternità.

In quest’ottica, ci diamo appuntamento il 21 novembre per celebrare la gioia di essere fratelli che si incontrano per riflettere e discutere!

 

 

Laicato, tre proposte per proseguire il cammino

 

Video intervista al  Vescovo, riflessioni su pastorale e UP, gruppi di lavoro sul biennio eucaristico

 

("La Voce" del 23 ottobre 2020)

di Giorgio Maghini

 

Tanti anni fa, c’era una lettura obbligata per noi ragazzi desiderosi di infinito: il “Diario di un curato di campagna” di George Bernanos, romanzo che, com’è noto, termina con la ormai proverbiale frase: “Che importa? Tutto è Grazia”.

Fin da quei lontani anni mi appariva chiaro che, nel proprio cammino spirituale, occorreva decidersi nei confronti di quella frase: si poteva essere in grado o meno di aderire ad essa, però si aveva l’obbligo – verso sé stessi – di motivare molto bene la propria posizione.

Andava – certo - chiarita una possibile ambiguità, che a suo tempo è costata qualche pesante critica al libro: Bernanos – che, ricordiamolo, usava un linguaggio letterario e non teologico - non intendeva dire che le cose della vita sono – in sé – Grazia: non “è” Grazia un’alba, non “è” Grazia una malattia.

Ciò che Bernanos aveva intuito è che tutti i fatti della vita, senza eccezione (e il curato del titolo attraversa vicende davvero amare e abissali) rivelano la Grazia di Dio e hanno il potere di (ri)metterci in comunicazione con essa.

Ora, anche se non sono più ragazzo da un bel po’, la mia riflessione su quella intuizione di Bernanos continua, e perciò mi chiedo se anche la spiacevole cancellazione dell’incontro della “Giornata del Laicato” che era previsto per il 24 ottobre non mi permetta di scoprire qualche momento di Grazia.

Penso di sì. Lo penso perché abbiamo ricevuto un gran numero di telefonate e messaggi che ci chiedevano se fosse vero che la Giornata era annullata e che cosa fosse previsto in sostituzione. Che la Giornata si tenga o non si tenga non è lo stessa cosa, e toccare con mano questa evidenza è stato molto bello.

Nelle passate edizioni della GdL, non sono mancate le critiche da parte dell’assemblea: il rischio dell’astrattezza, la tentazione del mugugno e del “benaltrismo”, il disagio della saltuarietà… tutti questi punti dolenti sono stati accolti e si cerca di correggerli nella pratica. Quello che, però, non è mai stato messo in discussione è quanto sia importante – e bello, aggiungerei – che esista una luogo deputato dove i laici della nostra chiesa diocesana condividano riflessione e discernimento da offrire alla stessa azione di annuncio che ci vede tutti uniti: laici, clero, religiose e religiosi.

Laici desiderosi di contribuire, con le loro vocazioni e competenze specifiche ad un progetto comune che esprime il mistero stesso della Chiesa: è questo il silver lining che le fatiche e le riprogrammazioni dovute alla pandemia ci hanno permesso di scorgere.

E questo significa che, anche se l’appuntamento del 24 è stato cancellato, c’è un cammino che non vuole e non può fermarsi.

Per continuarlo, abbiamo quindi ipotizzato alcune piste di lavoro, servendoci delle risorse offerte dalla Rete: in primo luogo vorremmo pubblicare un’intervista al nostro Vescovo Gian Carlo in cui, a partire dalla lettera alla Diocesi del 15 agosto scorso si delineano alcuni spunti di lavoro per il futuro prossimo; in secondo luogo, è indispensabile continuare a raccogliere le riflessioni del laicato sulla ripresa della vita pastorale e sulla costituzione delle Unità Pastorali; su questi due temi verrà data l’opportunità di inviare contributi nelle forme più svariate - scritti, audio, video… - che verranno raccolti a formare una sintesi da far circolare in Rete. Ultima – e più sperimentale – l’organizzazione di “gruppi di studio” online per iniziare la riflessione sul biennio eucaristico che ormai non è lontano.

I dettagli su queste proposte, incluse – soprattutto – le modalità di accesso e partecipazione, verranno pubblicati a breve su “La Voce”.

È ormai da un paio d’anni che la “Giornata del Laicato” coltiva il desiderio di sperimentare nuovi linguaggi per la vita ecclesiale e per l’annuncio. I tempi inattesi che ci troviamo ad affrontare ci hanno fatto affrettare il passo.

Forse che questo florilegio di tecnologia finirà col sostituire l’incontro personale e le riunioni “fisiche”? No, nemmeno per ipotesi.

Trovarsi, parlarsi, abbracciarsi, darsi la mano, battere su una spalla… sono gesti che richiamano dimensioni profonde e non surrogabili dell’animo umano. Per questo motivo, col cuore, siamo già a quando potremo scrivere di nuovo: “Al termine, cena insieme”.

 

Nel frattempo, però, coltiviamo la gratitudine per questi strumenti che - «tra le meravigliose invenzioni tecniche che, soprattutto nel nostro tempo, l’ingegno umano è riuscito, con l’aiuto di Dio, a trarre dal creato…» - ci aiutano a non abbandonare il cammino che ci eravamo prefissi: essere “nella” e “per la” nostra Chiesa.

 

Quella “sana follia” di chi sa ancora programmare

("La Voce" del 16 ottobre 2020)

di Giorgio Maghini

 

Il Vescovo Gian Carlo, nell’ultimo Consiglio Pastorale Diocesano, ha definito la sua lettera del 15 agosto scorso, indirizzata ai presbiteri, ai diaconi, alle consacrate e ai consacrati, ai fedeli della’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio, uno «sguardo in avanti», uno «stimolo a rinnovare il desiderio e la passione di programmare». Etimologicamente, “pro-grammare” sta per “scrivere il futuro” ed è il verbo, per inciso, che esprime la precisa antitesi di certe visioni che vedono il futuro come qualcosa di già determinato. “Programmare”, in un presente come questo, così ferito dalla pandemia e nel quale il futuro – fatto di cautele, disinfezioni, distanze, chiusure – corre davvero il rischio di sembrare già scritto, è un importante esercizio di meditazione.

Occorre avere la forza (la determinazione, meglio) di pensare il futuro e di scoprire di quanta bellezza può essere luogo (per chi volesse riflettere su questo tema in termini più artistici e meno categoriali, consiglio la visione del video Rewrite the stars dal bellissimo film The greatest showman, che illustra perfettamente cosa significhi pensare un futuro diverso quando tutto sembra condizionato e immodificabile).

La sfida che ci impegna – qui, ora, tutti - dunque, è “programmare”. Può sembrare sempre più paradossale - anche ora che siamo costretti a “riprogrammare” l’appuntamento inizialmente previsto per il 24 ottobre -, ma questo verbo si lega perfettamente alla natura stessa della Giornata del Laicato, che è luogo di analisi e discernimento. Si tratta, in altre parole, di comprendere il presente per immaginare il futuro e iniziare a costruirlo: analizzare, discernere, programmare, appunto.

Realisticamente, non è nelle nostre mani analizzare “tutto” il presente e programmare “tutto” il futuro: inizieremo quindi, quando ci sarà possibile e nelle forme più congeniali, concentrandoci su due temi circoscritti: la situazione nelle nostre parrocchie dopo la conclusione del lockdown e le forme di collaborazione specifica che i laici potranno dare al percorso di crescita delle Unità Pastorali.

La vita della nostra Diocesi ci offre una splendida cornice in cui situare il nostro lavoro: appena terminata la riflessione sulla Evangelii Gaudium, prossimi al biennio eucaristico che inizierà con l’850° anniversario del miracolo di Santa Maria in vado e già in attesa della visita pastorale, siamo una Chiesa che sta costruendo il proprio futuro (a costo di ripetersi: siamo un popolo che non ha paura di pro-grammare!).

In questa cornice sta l’impegno di laici impegnati a «cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio» con la loro peculiare conoscenza del mondo e delle sue dinamiche.

Ai nostri giorni, questa voglia di cambiare il mondo e di immaginare il futuro ha un aspetto di “sana follia” che è profondamente evangelica e molto “bella”, se per “bellezza” intendiamo quella che salva il mondo.

Torniamo a costruire!

Anche in questo tempo di incertezza e frustrazione

("La Voce" del 16 ottobre 2020)

 

di Chiara Ferraresi e Giovanna Foddis 

 

La ripresa dei contagi consiglia prudenza e di rimandare l’appuntamento della Giornata del laicato prevista per il 24 ottobre. Quello che non può essere rimandato è l’impegno che il titolo della giornata suggerisce: “Tornare a costruire”.

Tornare a costruire anche in questo tempo segnato dolorosamente dalla pandemia, dalla frammentazione dei contatti sociali, ma anche dalla riscoperta della forza della preghiera. Nella comunione della preghiera, possiamo in primo luogo sperimentare, anche se fisicamente lontani, la gioia di essere fratelli e sorelle nella stessa Chiesa locale. 

Come recita il salmo 133, che avevamo scelto ad apertura della Giornata: «Ecco, com’è bello e com’è dolce che i fratelli vivano insieme!». Una preghiera di lode per il dono di potersi incontrare nella fede come fratelli, e sorelle ma anche una vocazione e un impegno comune. Un impegno comune che siamo chiamati a vivere, sostenuti dalla gioia della fraternità, nelle  parrocchie e nelle Unità pastorali, nei diversi ambienti di vita, attraverso le associazioni e i movimenti, a disposizione del cammino di conversione e di testimonianza che ci aspetta nella Chiesa e nella nostra città. Un cammino che il nostro Vescovo Gian Carlo, sin dal suo ingresso, ha voluto fosse improntato al processo di rinnovamento aperto dall’Esortazione apostolica Evangelii Gaudium di papa Francesco. Come ci ricorda il papa al cap.114: «Essere Chiesa significa essere Popolo di Dio, in accordo con il grande progetto d’amore del Padre. Questo implica essere il fermento di Dio in mezzo all’umanità. Vuol dire annunciare e portare la salvezza di Dio in questo nostro mondo, che spesso si perde, che ha bisogno di avere risposte che incoraggino, che diano speranza, che diano nuovo vigore nel cammino. La Chiesa dev’essere il luogo della misericordia gratuita, dove tutti possano sentirsi accolti, amati, perdonati e incoraggiati a vivere secondo la vita buona del Vangelo».

In questo tempo, così nuovo, così inatteso, vogliamo perciò con generosità mettere a disposizione le nostre competenze, le nostre risorse umane e spirituali con umiltà, in uno stile improntato al servizio, alla fraternità, alla gioia, superando barriere e chiusure. Per questo abbiamo bisogno in primo luogo di pregare perché lo Spirito Santo illumini e sostenga l’intera comunità in questo periodo così difficile: laici, religiosi, sacerdoti, donne e uomini, vecchi, giovani e bambini, poveri e ricchi, associazioni e movimenti come un popolo che cammina insieme attorno al proprio Vescovo e, solo se cammina in comunione, illuminato dalla Parola e sostenuto dall’Eucarestia, con umiltà e speranza, procede nel rinnovamento, nella missione e nella testimonianza. Come ci ricorda ancora papa Francesco «nessuno si salva da solo, cioè né come individuo isolato né con le sue proprie forze. Dio ci attrae tenendo conto della complessa trama di relazioni interpersonali che comporta la vita in una comunità umana. Questo popolo che Dio si è scelto e convocato è la Chiesa. Gesù non dice agli Apostoli di formare un gruppo esclusivo, un gruppo di élite. Gesù dice: “Andate e fate discepoli tutti i popoli” (Mt 28,19)» (E. G. 113).

Apriamoci, dunque, con semplicità e fiducia a questo invito, lasciando che lo Spirito ci aiuti a superare stanchezze, frustrazioni, pensieri cupi che questo periodo pandemico porta con sé e, insieme, aiutandoci a guardare oltre. Torniamo a costruire!

 

Un "Programma" della Giornata del Laicato (gennaio – maggio 2020)

 

(“La Voce" del 7 febbraio 2020)

Obiettivo

L'unico, vero, obiettivo della GdL è trasformare le tante idee e proposte emerse dalle assemblee dei laici della nostra diocesi in occasioni di incontro: tra le persone e con il Vangelo.

O, detto più precisamente, con Gesù presente nella sua Chiesa e nella Sua Parola.

 

 

Iniziative

Proponiamo questo "Programma della GdL" alla conoscenza e alla riflessione di tutti.

 

Chi fosse interessato a replicare queste iniziative nella propria parrocchia può contattare Giorgio Maghini (370 32 21 591 o giorgiomaghini@gmail.com).

 

Però anche chi volesse proporsi per condurre un'attività, proporre nuove idee o, semplicemente, condividere un impressione in merito, non solo sarà il benvenuto, ma ci farà un grande regalo!

Il Gruppo di Lavoro della GdL

 

Programma delle attività della GdL - gennaio/maggio 2020

 

1. “Laboratorio della Fede” (riferimento: Marcello Musacchi)

Il gruppo che ha riflettuto sul progetto si è interrogato sulle modalità pratiche più utili per incontrare le famiglie con bambini 0/5 anni ed ha convenuto sull’opportunità di “interrogare” le migliori prassi in questo campo, anche quando attuate in ambito “laico”(si è pensato, ad esempio, alle esperienze delle scuole dell’infanzia ferraresi o del “Centro per le Famiglie” della nostra città): come creare spazi di accoglienza (veri e propri “angoli morbidi”, in analogia con quelli creati per i bambini) per genitori e figli? Quanto sappiamo sulle esperienze già messe in atto – nel campo dell’accoglienza delle famiglie  –  da  associazioni,  aggregazioni,  movimenti?  Cosa  possiamo  imparare  da questi percorsi?

Quanto sappiamo della comunicazione – sempre più spesso informale – tra le famiglie che già frequentano le Parrocchie? Che strumenti abbiamo (se ne abbiamo) per essere presenti in questa comunicazione, arricchirla, e farla diventare luogo dell’Annuncio? Cosa  potremmo  imparare  da  esperienze  analoghe  extradiocesane?  Sappiamo,  ad esempio,  che  la  diocesi  di  Verona  ha  sperimentato  laboratori  di  ottimo  livello, sintetizzati nel libro Camminare sulla strada dell’incontro.

 

2. “Incontri con la Parola” (riferimenti: Giovanna Foddis e Chiara Ferraresi)

Anche riguardo a questa sperimentazione, si è sentito il bisogno di soffermarsi su alcuni temi: in che modo e con che tipo di collaborazione coi sacerdoti un laico può condurre un incontro sulla Parola?

A chi ci si rivolge? Alle piccole realtà parrocchiali - magari un po’ in difficoltà - oppure al “mondo esterno”, più variegato e non abituato ad incontrare la Parola?

Come  “pubblicizzare”  questa  esperienza?  Come  intercettare  i  bisogni  intra-  ed extraparrocchiali?

Come  uscire  dalle  parrocchie  e  coinvolgere  altre  realtà  aggregative  presenti  sul territorio?

Si sente la necessità di avere delle guide: il Vescovo, in primis, ma anche sacerdoti o esperti biblisti che possano introdurre all’esegesi.

Si stanno discutendo due proposte che potrebbero procedere in maniera parallela:

 

a) Curare un censimento delle iniziative analoghe già presenti in Diocesi, per proporle e diffonderle.

 

b) Creare alcuni eventi a tema, dislocati nei vicariati, creando un vero e proprio percorso che coinvolga tutta la diocesi (come esempio, si è portato il “Festival biblico” che viene realizzato in alcune città venete). In quest’ottica, il gruppo “Le Bissarre” ha già steso un progetto finalizzato a proporre la visione biblica del rapporto tra uomo e creato.

 

3. “Bottega della Parola” (riferimento: Giorgio Maghini)

Sperimentazioni programmate

 

  • Laboratorio teatrale per un gruppo A.C.R. finalizzato a mettere in scena un testo sul tema dell’apertura all’altro in luoghi “aperti” del quartiere. Parrocchia del “Corpus Domini”, periodo: gennaio – giugno (conduttore: Giorgio Maghini)

 

  • Per parrocchie eventualmente interessate, periodo: gennaio – giugno; Organizzazione, da parte del CSI, di giornate di “invito allo sport” inteso nella sua accezione più profonda di luogo della promozione umana. (conduttore: Enrico Venturini, pres. Provinciale del CSI)

 

  • Laboratori musicali per riscoprire in modo creativo l’espressione della propria spiritualità. Per parrocchie eventualmente interessate, periodo: gennaio – giugno; (conduttore: Patrizio Fergnani)

 

  • Catechesi attraverso l’arte. Il messaggio dell’Abbazia di Pomposa. Una giornata da organizzare insieme a una parrocchia della zona di Comacchio. (conduttore: Marcello Panzanini)

 

  • Progetto “Infiniti”: tre messe in scena in cui persone che hanno vissuto l’esperienza diocesana in gioventù presentano alle nuove generazioni le persone e le idee che li hanno formati. Parrocchia del “Corpus Domini”, periodo: marzo-maggio 2020. (conduttori: Maurizio Miglioli, Patrizio Fergnani, Mario Ansaloni, Giorgio Maghini)

 

 

La missione è fatta  di opere concrete: continua il percorso  condiviso dei laici

 

(“La Voce” dell’8 novembre 2019)

 

Il 30 ottobre in Seminario nuovo appuntamento nel cammino della Giornata del Laicato, per iniziare a delineare proposte concrete sui tre ambiti - “Laboratorio della fede”, “Incontri con la Parola”, “Bottega della Parola” - emersi nell’ultimo anno

 

Può una giornata durare 9 mesi?

Sì: è il caso della “Giornata del Laicato” (GdL), che ogni anno vede due o tre appuntamenti principali ma mai isolati, anzi sempre il frutto di relazioni, incontri - pubblici e di tanti privati - fra persone da ogni angolo di Ferrara-Comacchio, che amano agire e ragionare non solo in un’ottica parrocchiale o associativa, ma anche, e sempre, appunto, diocesana.

Dopo l’appuntamento dello scorso 29 settembre a Codigoro e in attesa del prossimo incontro del maggio 2020, un importante momento, al tempo stesso di confronto e organizzativo, si è svolto la sera del 30 ottobre. Una quarantina di persone si sono ritrovate nel Seminario di Ferrara per iniziare a ragionare insieme su come dar vita a progetti concreti che - nell’ottica della sperimentazione di linguaggi e di un rinnovato spirito missionario (ne parla Giorgio Maghini nella rubrica mensile qui sotto, che inauguriamo) - sappiano rispondere a esigenze di singoli, famiglie, parrocchie e comunità, dando forma concreta a uno spirito fraterno e sororale di cui sempre più persone (credenti e non) sentono l’urgenza. “Tutto ciò - ha spiegato lo stesso Maghini nell’incontro del 30 ottobre - sempre partendo dall’idea di metterci a servizio dell’intera Arcidiocesi”, evitando di calare dall’alto eventuali progetti.

Maghini ha portato ad esempio cinque proposte già esistenti: “Infiniti” (quattro brevi serate teatrali per trasmettere la propria tradizione di fede in modo innovativo), “La porta dei Mesi” (ricrearla con proiezioni in piazza, musiche e letture della Parola), “Il libro degliAtti” (raccontare il proprio rapporto personale con la Parola, partendo quindi dal proprio vissuto), “Presenti” (organizzazione di incontri della parrocchia nel proprio quartiere, a dimostrazione di quanto si può voler bene all’ambiente nel quale si vive), e “Arte e catechesi” (rendere fruibile quel “libro” di catechesi che sono Ferrara e la sua provincia per le opere architettoniche e artistiche presenti). La serata ha visto quindi i partecipanti dividersi spontaneamente in tre gruppi, in base ai tre insiemi di proposte emerse dalla GdL: “Laboratorio della fede”, “Incontri con la Parola” (conoscenza della Parola, Lectio Divina) e “Bottega della Parola” (linguaggi sempre nuovi per portare la Parola di Dio).

Riguardo al “Laboratorio della fede”, si tratterebbe di un percorso pensato per giovani coppie con figli molto piccoli, un’esperienza di fraternità fatta di piccole e semplici cose, di incontro fra le persone, pensando in particolare a quelle tante coppie che, per mancanza di tempo, sfiducia nei confronti della Chiesa, o altro, si sono allontanate dalla parrocchia d’appartenenza. Un’esperienza, quindi, amicale, empatica, che tocchi la quotidianità, le paure e i bisogni delle giovani famiglie, senza l’ansia di “arruolare” nessuno ma col solo desiderio di rendere di nuovo la Chiesa un luogo accogliente, non giudicante, “caldo”, un luogo di ritrovo, davvero famigliare e conviviale.

Nel gruppo dedicato ai cosiddetti “Incontri con la Parola” si sono alternati i racconti di esperienze già in atto in Diocesi, ragionando su come non creare doppioni ma valorizzando questa ricchezza presente per raggiungere persone che in parrocchia non ci andrebbero mai - e forse non ci sono mai andate -,  con un’attenzione allo stesso linguaggio verbale, in modo che avvicini e non crei distanza. Al contrario, è fondamentale calarsi nelle singole situazioni, calando a sua volta la Parola nella vita concreta delle persone, evitando moralismi e cercando sempre di partire dalla propria esperienza personale, dalle domande che la vita pone a ognuno, perché “quando le persone si sentono amate sul serio, si aprono come non hanno mai fatto”.

Ultimo ma non meno importante, il gruppo sulla “Bottega della Parola”: diverse sono le proposte emerse, riguardanti pellegrinaggi nel territorio diocesano, appuntamenti per i bambini di gioco e riflessione, incontri tra generazioni diversi, la promozione del teatro amatoriale, eventi con i cosiddetti “libri viventi”, la partecipazione a “Monumenti Aperti”, spettacoli teatrali dei bambini, incontri per genitori, video-making, e altro ancora.

Insomma, l’officina dei laici di Ferrara-Comacchio è sempre operosa e aperta a chiunque voglia lavorarci o semplicemente ascoltarne le “voci”.

Andrea Musacci

La missione è un fatto condiviso: il laicato diocesano fucina di proposte concrete

 

(“La Voce” del 04 ottobre 2019)

 

Si preannuncia tutt’altro che statico e soporifero l’anno pastorale appena iniziato.

E questa sempre rinnovata dinamicità, questo desiderio di portare il Vangelo, con forme sempre nuove, fuori dai nostri recinti, è innanzitutto merito dei tanti laici che scelgono di impegnarsi anche oltre la propria parrocchia o associazione di appartenenza.

Nonostante la decisione di decentralizzazione, la Giornata del Laicato (GdL) svoltasi nel pomeriggio di sabato 28 settembre a Codigoro, è stata una fruttuosa occasione di reciproco ascolto e condivisione.

Nell’Oratorio don Bosco (una volta dei Salesiani) un centinaio di persone si sono ritrovate per riprendere il filo del discorso delle GdL dell’anno scorso. Una continuità non scontata, ulteriormente agevolata dalla stampa, da parte della nostra Diocesi, dell’opuscolo “Passione e bellezza: testimoni di un cammino comune”, contenente il discorso pronunciato da mons. Perego durante la Giornata del Laicato del 9 febbraio scorso, e distribuito nella GdL a Codigoro.

Giorgio Maghini e Marcello Musacchi hanno spiegato come le proposte che si tenterà di realizzare quest’anno  sono il frutto dei diversi appuntamenti della Giornata del Laicato dell’anno scorso, quindi delle riflessioni e delle idee emerse dai laici stessi.

Tre le macro proposte: quella del “Laboratorio della fede”, gli “Incontri con la Parola” e la “Bottega della Parola”.

Proposte che verranno discusse collegialmente nello specifico la sera del 30 ottobre prossimo, alle ore 21 nel Seminario di Ferrara. Chiunque è interessato può partecipare  a questo incontro, avanzare idee e proporsi per la loro realizzazione.

 

Il “Laboratorio della fede”

E’ toccato a Musacchi spiegare questa prima proposta, che, a differenza di quella realizzata a livello cittadino due anni fa, aperta a diverse fasce d’età, quest’anno viene proposta a quelle coppie con figli molto piccoli (indicativamente 0/5 anni), per cercare di intercettare giovani coppie, all’incirca di una fascia di età compresa fra i 20-25 e i 40 anni, quasi sempre allontanatesi dalla Chiesa nell’adolescenza o pubertà. L’idea è di svolgere, nel corso dell’anno, 8 incontri nei quali i giovani possano raccontarsi, dire i loro problemi, incontrandosi e interrogandosi insieme. Negli incontri si affronteranno temi quali la fragilità, l’essere comunità generative, l’essere ospedale da campo e l’accompagnamento delle persone nel cammino di fede.

 

“Incontri con la Parola”

Mons. Paolo Valenti ha spiegato come iniziative quali la Lectio divina, il commento del Vangelo della domenica, o altre, possano essere portate a quelle parrocchie della nostra Diocesi che lo richiedano. Chi lo desidera può dunque mettersi a disposizione insieme ad altri per diffondere queste buone pratiche, dando vita a “centri di ascolto”, a “centri di valorizzazione dell’ascolto della Parola”, per compiere un gesto missionario semplice ma fondamentale.

 

“Bottega della Parola”

Come pensare nuovi linguaggi - verbali e non - per portare il Vangelo in un mondo di oggi così diveso? A partire da questa domanda, Maghini ha illustrato i quattro ambiti individuati in questa poliedrica fucina: l’animazione teatrale (laboratori, incontri animati itineranti nelle parrocchie compiuti da piccoli gruppi, storytelling, “libri viventi”, musica e narrazione ecc.); arte e fede (riscoprire l’arte e l’architettura sacre, ad esempio attraverso visite guidate o incontri informali, anche nelle piccole chiese o parrocchie); arte visuale e presenza in Rete (come realizzare un video, cinema, l’uso del web ecc.); sport, inteso come momento di crescita e condivisione, non in senso competitivo.

L’appuntamento con la prossima Giornata del Laicato è al 23 maggio 2020.

Andrea Musacci

 

Un’esperienza di autentica fraternità ecclesiale

 

(“La Voce” del 20 settembre 2019)

 

“Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo” è il titolo scelto dal Santo Padre Francesco per il prossimo Mese Missionario straordinario.

Proprio alle soglie di ottobre, il 28 settembre a Codigoro si svolgerà il primo incontro della Giornata del Laicato diocesana: Parola, Battesimo e missionarietà verranno sviscerate attraverso riflessioni e proposte concrete

Sabato 28 settembre prossimo, a Codigoro, si terrà il primo incontro 2019/20 della “Giornata del Laicato” e, per partire bene, occorre recuperare una chiarezza terminologica: cosa intendiamo, quando parliamo di “Giornata del Laicato”?

All’inizio, parlando della “Giornata”, facevamo riferimento a un pomeriggio in cui il laicato della Diocesi si incontrava per condividere e discutere orizzonti, priorità e prospettive della vita della nostra Chiesa.

Oggi, dopo la gran mole di lavoro svolto l’anno scorso, quando ci riferiamo alla “GdL”, non pensiamo più solamente ai momenti assembleari, ma abbiamo in mente anche i processi che si sono avviati e che ci accompagneranno lungo tutto l’anno.

Credo di averlo già scritto in precedenza: parlare di “processi” non significa adattarsi a una visione aziendalistica: calcolare le risorse da impegnare, decidere quali strumenti usare, selezionare finalità e obiettivi... significa, al contrario, inventarsi – in un disordinato ma gioioso brainstorming – quanti più modi possibili per creare incontri e relazioni tra le persone, in vista dell’annuncio. O, volendo dirlo in modo più preciso e solenne, «sentiamo la sfida di scoprire e trasmettere la “mistica” di vivere insieme, di mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di partecipare a questa marea un po’ caotica che può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio» (Evangelii Gaudium, 87).

Ecco: nel pomeriggio di sabato 28 vorremmo parlare delle tappe che ci aspettano quest’anno, di questo proiettarci (tutti insieme) nel futuro e, per “prossime tappe”, si intende qualcosa di molto concreto: le attività che il laicato ferrarese intende proporre alla propria Chiesa, per dare corpo alle tante suggestioni raccolte l’anno scorso.

Con la speranza di avere raccolto e compreso bene le indicazioni ricevute (e con la coscienza di averci provato fino in fondo!) sono stati individuati tre presupposti cu sui fondare l’esperienza: creare occasioni di incontro con la Parola (un suggerimento, questo, emerso frequentissimamente e con mille sfumature nelle assemblee dell’anno scorso), disporsi alla riscoperta del proprio Battesimo e di come questo informi la propria condizione di vita (diventando sempre più consapevoli del comune sigillo che ci rende re, sacerdoti e profeti), assumere tanto profondamente quanto coscientemente il mandato missionario nelle nostre vite.

È evidente il fatto che questi tre “presupposti” non solo incarnano lo spirito della “Giornata del Laicato” ma  - ed è un fatto più importante – riflettono tanto il recente magistero papale quanto quello che il nostro Vescovo ci ha consegnato sin qui e si appresta a proseguire con la prossima lettera pastorale.

I tre presupposti - Incontro con la Parola, riscoperta del Battesimo e missionarietà - verranno concretizzati attraverso tre percorsi operativi (le ormai proverbiali “sperimentazioni”): una serie di incontri con la Parola rivolti principalmente alle famiglie con figli di età 0/5 anni, una proposta di incontri con la Bibbia aperti a tutti e diffusi su tutto il territorio diocesano e un’esperienza di traduzione della Parola di Dio attraverso linguaggi alternativi.

La seconda parte dell’incontro di sabato 28, dopo l’intervento del nostro Vescovo, sarà dedicata alla descrizione di queste tre esperienze, al modo in cui verranno proposte a parrocchie, unità pastorali, vicariati e alla discussione per approfondirle e perfezionarle.

Ci vediamo a Codigoro!

Giorgio Maghini

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