Un suggestivo viaggio fra presente e antichità, fra quello che era il vero ingresso a Ferrara e quello più utilizzato per accedere alla Cattedrale

di Marilena Martinucci

Provate a fermarvi all’inizio di via San Romano, davanti alla chiesa, ora Museo della Cattedrale, che conserva le decorazioni di questo monumento. Provate a guardare verso il Listone e a immaginare cosa poteva pensare chi transitava di lì nel 1300. Di fronte a lui era la Porta dei Pellegrini, forse l’ingresso più usato della Cattedrale cittadina, certo il più conosciuto visto che si trovava di fronte al vero ingresso in città, la via San Romano che congiungeva quello che stava diventando il centro di una città con il porto di arrivo sul fiume Po che era la via di comunicazione del tempo.

La maestosità della porta con una altezza di più di dieci metri, ora la si intuisce solo, alzando lo sguardo al di sopra del tettuccio della Loggia dei merciai; dal 1200 la contornano esternamente le formelle dei mesi, ora nel Museo, e, forse non per caso, erano murati, internamente a lato della porta, i campioni delle misure ferraresi, il piede e la pertica, come ora possiamo vedere nel rivellino sud del Castello. La Loggia dei merciai, esistente già nell’alto medioevo, diventa nel mille quattrocento un vero portico davanti alle botteghe, con capitelli tardo gotici a volute angolari, tutti diversi fra loro, a lato della Porta che rimarrà fino alla sua distruzione nel 1736.

I portici su cui si aprono le botteghe di via San Romano, a destra e a sinistra, diventano così una continuazione di quelli della Loggia dei merciai, conducendo fino al Porto, lì dove adesso è il palazzo di via Kennedy, dove arrivavano le merci. Questi portici privati ma ad uso pubblico, possono essere stati costruiti per ampliare le abitazioni del primo piano, ma si sono rivelati utilissimi per le attività commerciali al piano terra. L’idea potrebbe essere stata copiata dai vicini bolognesi che, si dice, per ampliare le abitazioni per accogliere i numerosi studenti dell’Università, abbiano costruito più di 60 km di portici cittadini, sui quali stavano le stanze di uno studentato diffuso; questi portici sono ora patrimonio Unesco.

In SanRomano non ci sono palazzi signorili ma normali piccoli edifici con porticati ognuno diverso dall’altro per le colonne e per le arcate, forse per essere adatti e funzionali al tipo di attività che si svolgeva al piano strada. Oggi si nota che in alcuni edifici il negozio si è definitivamente inglobato il portico e mostra una facciata continua ma rimane l’arco di mattoni che incornicia la saracinesca. Era questa una città di commercianti e il portico permetteva di poter esporre la merce in un luogo protetto e creava un percorso preferenziale per chi acquistava.

La bellissima porta dei Mesi non esiste più ma resta il suo ricordo che si congiunge con l’altra sua funzione, quello di testimone di città dei commerci lungo l’asta del Po, con le sue due fiere annuali e le sue botteghe che dal fiume arrivavano al cuore cittadino. Se si sacrificasse un piccolo negozio ai piedi della Porta dov’è questa è ancora reale, come luogo atto ad accoglierne la storia, da qui via San Romano potrebbe riportare a ricongiungere i suoi cittadini, e chi viene a visitare Ferrara, fino al fiume che la attraversa.

Ferrara entro le sue mura è tutta patrimonio Unesco e quindi lo sono anche i Portici di via San Romano e le Botteghe di questa strada che raccontano un po’ la storia della città. Le attività sono mutate; alcune erano veramente storiche, altre sono dimenticate ma nelle storie rimane sempre qualcosa di loro. Oggi bisogna ripensarle e rinnovarle, collegate anche al nuovo modo di acquistare, ma è sempre stato e rimarrà un elemento di socialità cittadina l’“andare per negozi” e, a Ferrara, percorrere i portici di via San Romano.

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