Sorella Paola Sacchetto, originaria di Vigarano Pieve, il 26 settembre emetterà la professione religiosa perpetua tra le Sorelle Discepole del Vangelo di Treviso. Le abbiamo rivolto alcune domande per capire il senso di una scelta così importante. Ai giovani dice: «date credito alle domande e ai desideri che avete nel cuore»

di Andrea Musacci

Un abbandono che non è fuga ma, anzi, è ricerca del bene e prossimità a chiunque si accosti. È con questo spirito che una giovane del Ferrarese sabato 26 settembre farà la sua professione religiosa perpetua fra le Sorelle Discepole del Vangelo.

Si tratta di sr Paola Sacchetto, originaria di Vigarano Pieve, che fra due giorni – assieme alla veronese sr Elisabetta Delia – nella Cattedrale di Treviso dirà il suo “sì” definitivo al Signore. A presiedere la Messa sarà il vescovo mons. Michele Tomasi. La comunità di Vigarano Pieve lo scorso 15 settembre nella sua chiesa ha partecipato a una veglia di preghiera in vista del grande giorno, anticipato il 4 giugno 2023 dalla prima professione delle due consorelle.

Le Discepole del Vangelo – attualmente 52 sorelle – nascono a Castelfranco Veneto (TV) nel 1975, nel solco della testimonianza di san Charles de Foucauld e del Concilio Vaticano II. Oltre alla fraternità principale nella località natìa, altre dodici si trovano a Treviso e nelle diocesi di Belluno, Milano, Torino, Viviers (Francia), Marsiglia (Francia), Tirana (Albania) e Algeri (Algeria). E il 6 settembre scorso ne è nata una nuova a Nazareth.

Abbiamo rivolto alcune domande a sr Paola per meglio comprendere il suo cammino di fede.

 

Sorella Paola, vuoi raccontarci dov’è nata e cresciuta la tua fede e quali figure hai avuto come riferimento?

«Pensando al mio cammino di fede, posso dire con gratitudine che è stato accompagnato da tante persone che nel tempo mi hanno fatto conoscere Gesù. Anzitutto i miei genitori e i miei nonni in particolare; da loro ho imparato un modo di vivere la fede semplice, che si coltiva nella vita di tutti i giorni. Poi nella comunità parrocchiale di Vigarano Pieve, in cui sono nata e cresciuta; qui catechiste, educatori, sacerdoti mi hanno testimoniato la cura nell’educare alla fede. Infine, il gruppo scout Ferrara 6, dove ho incontrato Gesù soprattutto nell’amicizia sincera e nel servizio con i più piccoli e i poveri, grazie all’accompagnamento dei miei capi».

Che studi e lavori hai svolto?

«Queste esperienze hanno fatto crescere in me il desiderio di aiutare gli altri e spendermi per chi è più in difficoltà: è maturata così la scelta di studiare Scienze sociali al liceo, psicologia all’Università di Padova e di lavorare come educatrice all’asilo nido. Negli anni dell’università ho incontrato altri giovani che come me avevano il desiderio di crescere nella fede e conoscere meglio la persona di Gesù per dare qualità e senso al tempo che stavamo vivendo. È qui che, per strade inaspettate, ho conosciuto le Discepole del Vangelo».

Quando ha iniziato a formarsi in te la vocazione che ora ti porta a questo grande passo?

«Negli anni tra le superiori e l’università sono nate in me domande che si intrecciavano con desideri per il mio futuro. Risuonavano in me alcune parole del Vangelo: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici” (Gv 15, 12-13). L’esperienza di vita insieme a queste parole del Vangelo mi hanno portata a chiedermi: cosa significa “amare gli altri come Gesù ci ha amati”? Cosa vuol dire “dare la vita”? Domande che mi hanno aperto alla ricerca del senso della mia vita. In questo periodo ho conosciuto le Discepole del Vangelo e ho cominciato a intravedere qualche risposta: ho iniziato con loro il cammino di discernimento per verificare se la vita religiosa era una possibilità concreta per me, attratta dalla loro vita che aveva come centro l’incontro con Gesù, presenza costante nella cappella di ogni fraternità e testimoniato nella vita quotidiana, nella vita fraterna, nell’accoglienza e nell’amicizia con tutti».

Questa chiarezza nel tuo animo come ha trasformato e come continua a trasformare la tua vita?

«Parlerei di pace e serenità che sono venute avanti nel tempo, in un cammino costruito giorno dopo giorno. Con Elisabetta abbiamo scelto queste parole evangeliche: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi” (Gv 20, 21). Questa pace donata da Gesù risorto non significa “restare tranquilla”, stare bene con me stessa, ma è una pace più profonda, è intuire che, sia nelle gioie che nelle difficoltà, c’è il Signore: tornare a Lui mi fa trovare il senso di quello che vivo. È questa esperienza di incontro con Gesù nella preghiera e nelle situazioni quotidiane che sta trasformando la mia vita. È un incontro che sperimento nella vita fraterna quando, tra sorelle, cerchiamo di valorizzare i doni di ciascuna e accoglierci per quello che siamo, per vivere l’unica missione di condividere tra noi e portare a tutti la bontà di Dio, come ha fatto san Charles de Foucauld, a cui ci ispiriamo. L’incontro con Gesù lo vivo anche quando ricevo gesti di generosità e parole di speranza dalle persone che incontro: da chi bussa alle porte della nostra fraternità, da chi accogliamo in casa nostra e da chi ci accoglie in casa propria, dai colleghi di lavoro, dai ragazzi che incontro, ecc. Anche questi, in fondo, sono la Buona Notizia del Vangelo».

Sr Paola (a sinistra) con le due consorelle della fraternità di Treviso

Dove si trova la comunità in cui vivi e che cosa di de Foucauld e delle Discepole del Vangelo ti ha maggiormente colpito?

«Da un anno abito nella fraternità di Treviso insieme ad altre due sorelle. Di san Charles de Foucauld abbiamo assunto tre aspetti, in particolare: la preghiera e la contemplazione, l’accoglienza e la condivisione, l’evangelizzazione secondo lo stile ordinario di Gesù a Nazareth. Della sua spiritualità mi ha colpito il desiderio di essere fratello di tutti, un aspetto che ho sperimentato in prima persona, quando ho conosciuto le Discepole del Vangelo. Ho visto che erano donne che cercavano di vivere una vita “normale”, pregando, lavorando e aprendo la loro casa a molte persone, in un clima familiare. Quando entravo nelle loro fraternità non ero un’ospite, ma una di casa e come me anche tanti altri erano accolti senza giudizio: ricchi e poveri, giovani e anziani, cristiani, musulmani e non credenti. Lo stesso desiderio che de Foucauld ha portato avanti con le persone incontrate nel deserto del Sahara».

Come si svolgerà il tuo servizio dopo la Professione perpetua?

«Continuerò a vivere nella fraternità di Treviso, dove le nostre giornate si caratterizzano per la preghiera condivisa e aperta a tutti; l’accoglienza quotidiana di chi suona alle porte della fraternità, ma anche gratuita per alcuni periodi di donne in situazioni di fragilità; il lavoro, per me come insegnante di religione; la cura e l’accompagnamento di giovani e adulti nel servizio e nella vita di fede sia attraverso iniziative che proponiamo come realtà religiosa, sia collaborando in attività pastorali parrocchiali e diocesane».

Se dovessi rivolgere un pensiero particolare, a chi lo rivolgeresti?

«Rivolgerei un augurio ai giovani: date credito alle domande e ai desideri che avete nel cuore e non temete di mettervi in cammino con il Signore lì dove vi chiama ad essere, perché con Lui possiate scoprire la promessa d’amore per la vostra vita».

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