“UN’ALTRA DIFESA È POSSIBILE” è il nome della campagna. Ecco perché è una proposta fattibile

di Elena Buccoliero 

“Se il tuo unico strumento è un martello, ogni problema appare come un chiodo”, recita un detto popolare. Così, per chi ha solo l’esercito, ogni conflitto diventa guerra. 

Dev’essere stata questa la considerazione alla base del progetto – inattuato, ma ancora attuabile – dei Corpi civili di pace europei che Alexander Langer, europarlamentare, presentò all’UE nel 1995, mentre la guerra etnica dilaniava la ex Jugoslavia e lui stesso. Era consapevole di un fatto preciso: non esisteva una realtà organizzata capace di prevenire i conflitti e di trasformarli prima che diventino distruttivi, o di ricomporli quando il fuoco cessa e occorre ricostruire la convivenza, oltre alle strade e ai palazzi. Non esisteva, dunque occorreva crearla. Darsi da fare. Iniziare subito. 

Il suo progetto, approvato e poi confermato da diversi studi europei di fattibilità, non è mai stato tradotto in realtà. Eppure qualche sperimentazione esiste. E la campagna “Un’altra difesa è possibile” di Rete Italiana Pace e Disarmo, ovvero la raccolta firme per una legge di iniziativa popolare su una difesa civile, non armata e nonviolenta, ha i corpi civili di pace tra i punti cardine, da finanziare – fa parte delle proposte – anche con un’opzione fiscale.

I CORPI CIVILI DI PACE

«Il ruolo potenziale dei civili nel prevenire o nel gestire i conflitti è tuttora grandemente sottostimato», scriveva Langer. Il suo progetto prevedeva l’impiego iniziale di mille uomini e donne dai 20 agli 80 anni, con una particolare attenzione per anziani, donne e giovani, prime vittime civili dei conflitti. Dovevano essere «le persone più dotate di una società», capaci di dialogo, resistenza alla provocazione, ascolto, intelligenza, educazione alla nonviolenza e altro ancora, rinforzate da una robusta formazione. Moltissime le possibilità di azione, dal monitoraggio all’interposizione. Lo scopo era mantenere vivo il dialogo, ridurre le incomprensioni, combattere l’odio e i pregiudizi, denunciare le violenze, facilitare il ritorno dei profughi, proteggere le minoranze etniche, opporsi alla distruzione delle case e delle strutture civili. 

Immaginava una forza sotto l’egida delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea, richiesta e accettata dalle parti in conflitto, neutrale e aperta alle ragioni di tutti gli attori. Finanziata, certo, ma «molto più economica di qualsiasi coinvolgimento militare». E, se «un’operazione del Corpo di pace può fallire e nessuno si dovrebbe vergognare ad ammetterlo», il fallimento di un’operazione di pace – riprendeva in altri suoi scritti – fa comunque infinitamente meno danni di un’azione di guerra. 

LE SPERIMENTAZIONI INTERNAZIONALI

Tra le sperimentazioni seguite al progetto langeriano, facilmente rintracciabile sul sito della Fondazione “Alexander Langer” (alexanderlanger.org/), la più longeva e significativa è quella in atto in Germania, dove il Civil Peace Corp (Corpo civile di pace, appunto) esiste dal 1999. Da allora sono stati formati circa 1.800 professionisti della mediazione e della gestione nonviolenta dei conflitti, che hanno lavorato in oltre 60 Paesi. Lo scorso anno, qualcosa come 380 persone hanno operato in circa 45 nazioni di tutti i continenti, secondo progetti concordati tra le organizzazioni tedesche per la pace e lo sviluppo e i partner locali. I finanziamenti vengono dal Ministero tedesco per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo. Nel 2025 erano circa 80 milioni di euro, confermati per il 2026 nonostante i maggiori investimenti previsti per la difesa militare. 

Intanto, diverse organizzazioni della società civile quali le Peace Brigades International e Nonviolent Peace Force portano avanti da decenni il loro lavoro di presenza nei luoghi di conflitto. La chiarezza negli obiettivi e nei metodi lascia spazio alla creatività nelle azioni, dall’accompagnamento di civili al lavoro con le minoranze oppresse, o con le parti più deboli della popolazione. Un impegno costante poco noto ma prezioso. 

IN ITALIA, INVECE

Anche nel nostro Paese ci sono realtà non governative che da decenni assicurano una presenza nonviolenta nei luoghi di conflitto. Ad esempio i giovani di Operazione Colomba, il Corpo Nonviolento di Pace della Associazione Papa Giovanni XXIII, sono attualmente in Palestina, Siria-Libano, Colombia, Cile-Mapuche, Grecia e Ucraina. Il progetto nasce nel 1992 «per vivere concretamente la nonviolenza in zone di guerra». I report mensili, consultabili online, mostrano la ricchezza e l’efficacia di questi interventi. L’impatto sarebbe esponenzialmente maggiore se il loro ruolo fosse preso sul serio, riconosciuto come forma di difesa civile e nonviolenta, e adeguatamente finanziato.

Si è tentato di farlo con la sperimentazione governativa avviata con il Decreto 115/2015 che disciplinava l’organizzazione dei Corpi Civili di Pace e prevedeva una sperimentazione triennale. Ci sono voluti dieci anni per completarla, con bandi legati al servizio civile emanati nel 2016, 2019 e 2023. I progetti hanno impiegato poco meno di 400 giovani tra i 18 e i 28 anni e il loro percorso è stato valutato dal CISP (Centro Interdisciplinare di Scienze per la Pace) dell’Università di Pisa. Anche questo report è in rete. 

UN’ALTRA DIFESA È POSSIBILE

È recentissima la notizia di un disegno di legge del nostro Ministero della Difesa per una riserva militare “pronta all’uso” su base sia volontaria sia coercitiva, così da ingrossare quando necessario le file delle Forze Armate e della Sanità Militare. Rete Italiana Pace e Disarmo, invece, chiede all’Italia di ripudiare la guerra. Lo chiedono gli italiani e le italiane, firmando la proposta di legge di iniziativa polare che impegna il nostro paese a dotarsi di strumenti di pace. Come, appunto, i Corpi civili disegnati originariamente da Alexander Langer. Non possono fermare le guerre in atto ma possono prevenirle e poi attenuare, ricucire, ricreare condizioni di vita possibili che mettano al primo posto i diritti delle popolazioni. La proposta di legge prevede anche una opzione fiscale del 6×1000 con cui ogni contribuente possa sostenere la difesa civile, non armata e nonviolenta. Per scegliere di finanziare la pace. 

Si firma con SPID o CIE sul sito del Senato. Info: www.difesacivilenonviolenta.org

(sul prossimo numero della Voce ci sarà un altro articolo dedicato alla campagna “Un’altra difesa è possibile”)

(Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 19 giugno 2026)

Foto: Operazione Colomba (fonte: www.ilpuntoquotidiano.it).

 

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