Il testo integrale dell’intervento pronunciato oggi, 11 ottobre, dal nostro arcivescovo mons. Gian Carlo Perego nella cattedrale di Ferrara in occasione dell’Assemblea diocesana
L’Assemblea diocesana degli organismi di corresponsabilità, convocati dall’arcivescovo è stato un importante momento sinodale che ha unito preti e membri dei consigli pastorali ed economici e rappresentanti delle aggregazioni laicali. Il confronto si è focalizzato sul ruolo missionario della Chiesa nel territorio, anche in vista di decisioni importanti sulla organizzazione e le strutture ecclesiali.
Di seguito riportiamo il testo integrale della relazione introduttiva del nostro vescovo.
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La Parola
Il libro della Sapienza parla del valore del consigliarsi e afferma: “Come acque profonde sono i consigli nel cuore umano, l’uomo accorto le sa attingere” (Pr 20,5). Negli Atti si parla che anche Paolo e Barnaba, in ogni comunità che facevano nascere, creavano un consiglio di anziani: “Costituirono quindi per loro in ogni comunità alcuni anziani e dopo avere pregato e digiunato li affidarono al Signore, nel quale avevano creduto” (At 14,23). Così pure si parla che nella comunità di Gerusalemme si radunano gli apostoli e gli anziani (At 15,2.4.6.22; 16,4). Si parla del Consiglio degli anziani della Chiesa di Efeso radunati da Paolo (At 20,17). La prima lettera di Pietro parla del consiglio degli anziani come luogo di cura della comunità (5,1), senza spadroneggiare, ma con temperanza, senza guardare al proprio interesse (5,3-4).
La Parola di Dio già ci segnala alcuni elementi del consigliarsi nella Chiesa. Anzitutto la sapienza ci ricorda che i consigli non nascono dalla superficialità, ma dal profondo del cuore, e questo chiede una relazione profonda con la comunità. Tali consigli vanno valorizzati. I Consigli sono luogo di cura della comunità in senso generale. Tale cura non può nascere da pretese, da lobby, ma dalla temperanza e senza guardare al proprio interesse.
Il Magistero
“Nelle diocesi, per quanto è possibile, vi siano dei consigli che aiutino il lavoro apostolico della Chiesa, sia nel campo dell’evangelizzazione e della santificazione, sia in campo caritativo, sociale, ecc., nei quali devono convenientemente collaborare clero, religiosi e laici. Questi consigli potranno giovare alla mutua coordinazione delle varie associazioni e iniziative dei laici, nel rispetto dell’indole propria e dell’autonomia di ciascuna. Consigli di tal genere vi siano pure, per quanto è possibile, nell’ambito parrocchiale, interparrocchiale, interdiocesano, nonché a livello nazionale e internazionale” (A.A.26).

Il Consiglio, immagine della Chiesa
Il Consiglio è l’immagine della Chiesa: una Chiesa che nasce dal mistero, dell’Incarnazione e Passione morte e risurrezione del Signore che evangelizza, che celebra che ama; che accoglie il contributo dei consigli, in particolare dei laici; una Chiesa che non è padrona, ma serve; una Chiesa che sa misurare le parole e le proposte; una Chiesa che guarda dentro, ma anche fuori, al mondo dei lontani o allontanati; una Chiesa che riparte dagli ultimi. Il Consiglio rappresenta questa Chiesa, non la sostituisce, non sostituisce il popolo di Dio. La competenza del Consiglio riguarda la parrocchia e l’unità pastorale, ma alcune esperienze, alcune scelte possono essere condivise anche con i membri del Consiglio pastorale diocesano, soprattutto attraverso il rappresentante del vicariato, perché possano essere oggetto di riflessione più ampia.
Il consigliere
Il consigliere è un cristiano adulto nella fede, che vive l’esperienza di Chiesa. Il cristiano adulto partecipa al Consiglio in forza del Battesimo e del cammino di iniziazione cristiana compiuto e per la sua esperienza ecclesiale. Il consigliere è chiamato con onestà a esprimere la propria opinione, ma anche a costruire una opinione condivisa sui diversi temi pastorali o economici. Anche se la decisione spetta al parroco legale rappresentate della parrocchia e unità delle parrocchie, questo non significa che alcune decisioni – soprattutto nel Consiglio degli affari economici – non debbano avere anche il consenso dei membri del Consiglio. Più una decisione è condivisa più avrà un’efficacia la sua realizzazione. La discussione che precede la decisione non deve continuare nella comunità dopo aver preso insieme una decisione: si rischierebbe di dividere la comunità. Il consigliere porta nel Consiglio la sua esperienza di fede e di vita, le sue competenze, la sua formazione, il legame con il territorio e le istituzioni, talora l’esperienza familiare ed educativa. La conversazione nello spirito – che sperimenteremo anche oggi tra fedeli di diverse comunità sul tema della qualità della nostra missione e testimonianza – è un’esperienza concreta del consigliarsi, che speriamo cresca nelle nostre parrocchie/unità pastorali. Anche l’informazione ecclesiale del consigliere è importante, soprattutto attraverso il settimanale ‘La Voce di Ferrara-Comacchio’ e il sito rinnovato e anche attraverso il quotidiano Avvenire, che allargano le nostre conoscenze ad esperienze di tutta la nostra Chiesa e di altre Chiese in Italia e nel mondo. Senza queste esperienze non solo il Consiglio sarebbe più povero, ma anche le decisioni più deboli.
Un Consiglio pastorale e un Consiglio degli affari economici in ogni parrocchia e unità pastorale
E’ questo l’impegno che dobbiamo prenderci nei prossimi anni. Mancano ancora all’appello la formazione di Consigli pastorali ed economici in diverse parrocchie e unità pastorali. Nella visita pastorale un incontro è con loro. Senza questi Consigli manca una programmazione e una decisione condivisa, manca trasparenza, manca la verifica, ma soprattutto manca il coinvolgimento laicale. Senza un Consiglio ogni decisione è più debole, più superficiale, individualista.
Gli ‘Orientamenti pastorali’ di prossimi anni
Sulla base del cammino e del libro sinodale ‘Lievito di pace e di speranza’, che ci ha reso consapevoli che la sinodalità’ è un volto della Chiesa conciliare e missionaria, credibile, e che chiede un metodo di ascolto reciproco, la condivisione del cammino decisionale sugli aspetti fondamentali della vita comunitaria, il riordino delle strutture, i Vescovi italiani hanno indicato alcuni orientamenti pastorali per i prossimi cinque anni. Sono Orientamenti importanti, dal titolo ‘Radicati e costruiti in Cristo’ su cui riflettere insieme, anche nei Consigli pastorali parrocchiali e di unità pastorale. Alla luce di un brano della lettera di Paolo alla Chiesa di Roma i Vescovi invitano le comunità cristiane ad essere ‘uniti nell’amore’, nell’intelligenza della fede, che ha al centro la passione, morte e risurrezione di Gesù che abbiamo tutti condiviso con il Battesimo. Uniti e formati, camminiamo insieme, nutriti dall’Eucaristia. Senza fede e senza amore non camminiamo insieme. Senza Eucaristia manca il nutrimento del cammino, che è la relazione continua con il Signore nella comunità. La fede, la sua celebrazione trasmissione e testimonianza devono essere al cento del nostro lavoro pastorale. E’ la fede che si sta indebolendo nelle nostre comunità. Soprattutto si è indebolito il legame tra la fede e la vita. Oggi la fede non è più tramessa automaticamente, ma si è interrotta questa trasmissione. Ieri la Chiesa parlava ai pagani che erano fuori. Oggi la Chiesa parla ai pagani che sono dentro. C’è un problema di comunicazione della fede, dei linguaggi della fede. C’è un problema di contenuti della fede, ieri sintetizzati nei diversi catechismi della fede; c’è un problema di scelta della fede con il Battesimo e dell’ accompagnamento alla fede (genitori non credenti e il problema dei padrini); c’è un problema sul matrimonio cristiano; c’è un problema sullo stile di vita e sulle scelte di vita, sulla morale personale e sociale coerente con la fede; c’è un problema sulla concezione della vita eterna, che vede prassi nuove perlomeno equivoche (cremazione e conservazione a casa delle ceneri, funerali trasformati infesta), che dimostrano una fede immatura e non formata, anche se non fatte consapevolmente contro la fede; c’è un problema sulla carità svolta da persone che non hanno fede; oppure il problema inverso di persone di fede che si chiudono nell’egoismo e non si aprono alla carità verso il prossimo.

Proposte di lavoro pastorale
Da qui alcune proposte pastorali dei Vescovi italiani. La prima proposta è riportare al centro il dono della fede: vissuta, trasmessa e celebrata. Anzitutto fede celebrata. Ricentrare la Liturgia sul Mistero di Cristo, vivere in comunità i tempi forti, partecipando esteriormente e interiormente, ridando valore al canto, preparando i lettori e gli accoliti, curando i diversi, evitando improvvisazioni, appesantimenti, rispettando la libertà dei fedeli nella comunione, curando anche il luogo della celebrazione, ripensando anche il presbitero e l’aula per favorire la partecipazione di tutti. Troppe celebrazioni non vedono la partecipazione attiva dei fedeli. La visita pastorale sarà un momento di verifica con i sacerdoti e con il Consiglio pastorale su questa dimensione della vita di fede.
La seconda proposta è ripensare le forme di trasmissione della fede. La fede non può essere data per scontata, ma va formata in maniera permanente, e deve ‘uscire’, raggiungere le persone. In questo senso va valorizzata la visita alle famiglie, che non si riduca alla benedizione della casa, occorre fare proposte a chi è lontano – alle famiglie, anche di separati, ai giovani – valorizzando anche occasioni preziose come, la celebrazione dei sacramenti, anche le sagre. Non si può poi ridurre la formazione alla fede al solo cammino di iniziazione cristiana, come purtroppo avviene nella maggior parte delle nostre parrocchie, che, tra l’altro, come vedremo, chiede di essere rinnovato.
La fede poi, si coniuga strettamente con la carità: sono chiare le parole bibliche ‘chi non ama il prossime che vede non può amare Dio che non fede’; ‘ non si può amare Dio e il prossimo a parole e non con i fatti’, addirittura ‘non si può non amare i nemici’. Nelle nostre comunità si sta indebolendo il senso della gratuità e dell’accoglienza, come anche sta ritornando l’idea della legge del taglione. Il senso della fraternità, della giustizia e della pace, della cura del creato sembrano essere diventati temi elitari e non aspetti che guidano la moralità cristiana. L’impoverimento delle persone nella comunità sta generando anche l’impoverimento della Chesa, con meno risorse umane ed economiche. Ma questo non deve indebolire la carità. Una carità che ha uno sguardo alla propria comunità, ma che per altri servizi e aiuti si allarga alla Diocesi e al mondo, soprattutto attraverso le Giornate mondiali. Al tempo stesso, dobbiamo interrogarci su quanto la nostra carità è radicata nella fede, nasce dal Credo cristiano, oppure è un modo per rispondere a un’esigenza personale e di sfuggire anche alla vita di fede. La formazione alla fede dei volontari e degli operatori della carità è necessaria, magari realizzata anche a livello vicariale. Spesso nella formazione i volontari comprendono il senso della fede a partire dalla relazione con i poveri. Soprattutto i giovani, con esperienze di volontariato, campi e il servizio civile possono scoprire il valore dell’esperienza cristiana. La terza proposta di lavoro pastorale riguarda l’educazione alla carità in parrocchia.
La quarta proposta è rafforzare il senso della comunità. la fede, celebrata, trasmessa e testimoniata non vede solo il singolo credente come soggetto, ma una comunità, un ‘popolo di Dio’, una Chiesa. La Chiesa è un ‘sacramento’ ossia “il segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità del genere umano” (L.G.1). La fede si custodisce e cresce e si trasmette dentro un’esperienza di vita fraterna. In una società individualista, talora cattiva, che esclude, conflittuale l’esperienza fraterna delle nostre comunità può essere un segno alternativo, una profezia. Anche gli spazi parrocchiali devono favorire l’esperienza fraterna, con l’attenzione e la cura dei minori – non spazi semplicemente aperti, ma custoditi, coinvolgendo laici, educatori oltre al prete – luoghi ecclesiali, distinti da altri spazi anonimi di quartiere e di paese. Difronte alle solitudini che si moltiplicano – con altre numerose morti in solitudine – la comunità non deve curare solo gli spazi, ma anche i legami, anche attraverso i ministeri laicali. E una comunità vive della rappresentanza di tutti, attraverso i Consigli pastorali, la voce dei consiglieri di cui abbiamo parlato.
Una quinta proposta riguarda il “verificare l’adeguatezza delle strutture”. Ne parleremo insieme oggi. La diversità tra città e territorio della Diocesi chiede attenzioni diverse. E’ certo che “il tessuto sociale vitale” si sta indebolendo e alcune strutture appesantiscano o “non rispondano più alle necessità reali”, ma sono addirittura reali. “C’è il pericolo che alcune strutture non rispondano più alle necessità della vita reale delle nostre Chiese e possono essere addirittura di ostacolo, invece che di supporto alla missione della Chiesa” (CEI, Radicati e costruiti in Cristo, 2026). La nascita delle unità pastorali porta alla semplificazione di alcune necessità: meno case parrocchiali, meno strutture catechistiche e ludiche, meno strutture religiose. Si tratta, pertanto – e la visita pastorale ha anche questo compito – di individuare quali strutture saranno necessarie, quali da dismettere, quali da ristrutturare in un piano diocesano da costruire insieme. L’altro aspetto importante che dovremo curare sarà la funzionalità delle strutture, la loro adeguatezza e sicurezza strutturale e impiantistica: è un dovere di responsabilità. Ci sono poi strutture particolari, come le scuole cattoliche, le case di riposo, che chiedono competenza, impegno, lavoro e tempo e l’impegno soprattutto di laici preparati e motivati, a livello personale o associativo. nei prossimi anni. In altre parole, nei prossimi anni “saranno richieste tutta la parresia e la competenza disponibili per immaginare nuovi modi di gestire e amministrare le strutture esistenti” (CEI, Radicati e costruiti in Cristo, cit.).
Conclusione
Anche a voi ripeto ciò che ho già detto ai nostri sacerdoti. Il lavoro nei prossimi cinque anni sarà impegnativo, perché rimetterà in discussione un modello pastorale di Chiesa locale dovrà impegnare figure laicali e ministeriali, chiederà partecipazione e corresponsabilità, condivisione, porterà all’essenzialità delle strutture. E’ un lavoro che dovremo fare insieme, per dare una qualità rinnovata dell’annuncio e della testimonianza cristiana della nostra Chiesa. La Visita pastorale, nei diversi incontri, costituirà anche una verifica sulla nostra situazione pastorale e da dove dobbiamo ripartire.
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