Il fenomeno globale dalla Spagna a Ferrara. Un incontro di “Internazionale” e la cooperazione

 

di Andrea Musacci

 

Soprattutto dal periodo post covid, Ferrara a livello immobiliare sta vivendo una situazione nuova ma che altre grandi città conoscono già da tempo: dal 2021 i costi degli affitti degli appartamenti si sono impennati. Una speculazione che sfrutta in particolare l’alta domanda causata dall’aumento esponenziale degli studenti e delle studentesse fuori sede. Secondo gli ultimi dati, l’affitto medio in città si attesta intorno a 10,23 euro/mq al mese, con punte massime di 10,77 euro/mq in centro (dati immobiliare.it). Solo cinque anni fa era di 8,10, dieci anni fa di 7,20, venti anni fa di 6,40. E senza contare i tanti affitti in nero. 10,23 euro/mq mensili significa 122,76 annui, sopra la media nazionale che si attesta sui 110 euro/mq (dati Osservatorio Federcasa-Nomisma). E quest’anno verrà ricordato dalla nostra città come l’anno dello sgombero – deciso dall’amministrazione comunale – di centinaia di persone dal Grattacielo, col rischio speculazione che incombe. Proprio di questo si è parlato il 4 ottobre nel cortile del Castello per l’incontro “Una casa per tutti” all’interno del Festival di Internazionale. Per l’occasione sono intervenute Laura Colini (Università Iuav di Venezia) e Gabu Heindl (architetta e urbanista austriaca), in dialogo con la giornalista Sarah Gainsforth. Anche in Italia molto si è parlato dello sfratto attuato dagli uffici giudiziari a Madrid ai danni di Maricarmen, un’anziana di 87 anni con disabilità riconosciuta del 50%, allontanata dall’abitazione in cui ha vissuto per 71 anni in Calle Sainz de Baranda, nel quartiere del Retiro. Dopo alcuni tentativi e molte proteste (ancora in corso), Maricarmen potrà tornare nella sua abitazione acquistata nel 2018 dal fondo di investimenti Urbangestion, che aveva aumentato del 250% il canone di affitto alla donna. «Siamo nell’epoca della trasformazione della casa in un bene finanziario e non più in un bene d’uso, all’interno di una visione economica basata sempre più sulla rendita», ha detto Gainsforth. «La casa – ha aggiunto poi Colini – deve tornare un diritto, legato al benessere e al senso di protezione delle persone. Anche chi ha salario zero deve aver diritto ad un alloggio». Quello della “casa per tutti” è «una responsabilità della politica, non individuale o legata alla fortuna», ha riflettuto Heindl. «Per 40 anni ci è stato detto che il mercato avrebbe risolto la crisi abitativa, ma così non è stato». La relatrice ha ben spiegato il meccanismo speculativo: «secondo questa logica conviene lasciare un alloggio sfitto che non affittarlo a un costo moderato, in quanto in quest’ultimo caso calerebbe il suo valore economico». Vienna rappresenta invece «un buon modello in una città in cui circa la metà dei residenti vive in alloggi comunali o di cooperative (quindi con canoni controllati) e dove non è possibile vendere né alloggi né terreni pubblici», anche se «migranti e studenti non possono accedere a questo tipo di alloggi e a livello nazionale il mercato è deregolamentato». Fra le proposte di Heindl, «la diminuzione dei canoni d’affitto in immobili pubblici una volta coperti i costi di costruzione degli stessi» e «la creazione di gruppi di costruttori e di acquisto di alloggi». Colini ha invece proposto il modello Usa del Community Land Trust (Clt), organizzazioni senza scopo di lucro che acquistano terreni a beneficio della collettività per garantire alloggi a prezzi accessibili a tempo indeterminato. Per ora, l’unico esempio di questo tipo in Italia è rappresentato dalla fondazione torinese Terreno Comune ets. Spostandoci a livello europeo, Colini ha anche criticato il Piano Casa (European Affordable Housing Plan) presentato dalla Commissione UE a fine 2025, per il fatto che vengono sì investiti fondi pubblici per la costruzione di immobili «ma spalmati su troppi anni. In Italia, bisognerebbe pensare a qualcosa di simile a ciò che erano i fondi Gescal (Gestione Case per i Lavoratori)», ha aggiunto. Numerose le domande e le riflessioni provenienti dal pubblico (oltre 300 i presenti, molti dei quali giovani): fra queste, suggestioni hanno riguardato la questione dello sgombero del Grattacielo di Ferrara lo scorso gennaio, le conseguenze ecologiche legate alla costruzione di nuovi immobili, il problema delle tante case sfitte (anche nel nostro Paese), le alternative rappresentate dall’abitare fuori dai grandi centri abitati e dai modelli del social housing e del vivere comunitario (cohousing). E a proposito di proposte, l’incontro – organizzato con Legacoop estense – ha visto la presenza di rappresentanti della “Castello” di Ferrara, cooperativa di abitazione a “proprietà indivisibile” fondata nel 1971 da 52 soci, perlopiù operai e impiegati. Oggi “Castello” dispone di 731 appartamenti distribuiti in 24 complessi condominiali in diversi comuni, tra Ferrara, Comacchio, Porto Garibaldi e Copparo. Un altro esempio virtuoso nella nostra città è rappresentato da “Contatto. Abitare cooperativo”, progetto coordinato da CIDAS in collaborazione con Comune e UniFe, nato per supportare le studentesse e gli studenti fuori sede nel reperire un alloggio con persone che abitano sole e si rendono disponibili a condividere la propria abitazione. Il vantaggio per lo studente è il risparmio (250 euro il prezzo dell’affitto, più un contributo per le bollette), quello per l’ospitante è la compagnia. Finora, sono 14 le convivenze attivate. Un aspetto importante, soprattutto per molti anziani. Un approccio totalmente antitetico a quello della speculazione sulla vita delle persone.

(Articolo pubblicato su “La Voce” dell’8 ottobre 2026)

 

(Foto Yesica Ferrè – Pexels – part.)

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