Una famiglia nigeriana si racconta. Faith col marito, le loro tre bimbe e Venicio dall’11 febbraio vivono a Salvatonica. Le loro vite sono stravolte
di Andrea Musacci
I risparmi di una vita spesi per acquistare casa e poi, per l’ingiusta decisione da parte dell’Amministrazione comunale, l’inizio di un calvario.
Nei giorni scorsi siamo stati a Salvatonica, vicino Bondeno, a casa di Faith Akinade, ragazza nigeriana, che vive lì col marito Godswill e le loro tre figlie Odelia (5 anni), Eliore (2 anni e 4 mesi) e Abigal (1 anno e 2 mesi).
Nel fine settimana ospitano Venicio Fachin, “nonno” adottivo delle piccole, amico della coppia.
Venicio e Faith sono proprietari di due appartamenti al secondo piano della torre A del Grattacielo di Ferrara, case che han dovuto lasciare, senza colpa, lo scorso 11 febbraio.
Il sogno di una vita normale
Venicio, per una vita ha vissuto a Udine dove lavorava come elettricista, prima di trasferirsi a Casalecchio di Reno. Faith, orfana, è arrivata in Italia nel 2011, il marito l’anno successivo. I due si sono conosciuti all’interno della Chiesa evangelica di Bologna.
E nel 2011 è nata l’amicizia tra Faith e Venicio. Passano alcuni anni, arriva il 2020 («il 20 novembre», ricorda ancora bene Faith) e comprano gli appartamenti al Grattacielo, invogliati dai prezzi bassi. 23mila e 33mila euro il prezzo dei due immobili, certo, con lavori da fare, ma cifre ottime per appartamenti da 70 metri quadri l’uno. E senza mutuo.
Allontanati da casa
Poi quel maledetto 11 gennaio, il principio di incendio alla base delle torri. Ci saranno alcuni lavori necessari, pensano. Invece tutto crolla, il Sindaco e la sua Giunta scelgono la strada più conveniente per la loro propaganda: fuori tutti.
Ora la famiglia di Faith vive a Salvatonica, in campagna, dove han preso la residenza e pagano 350 euro al mese e bollette molto salate. A 25 km dal Grattacielo e a 7 da Bondeno. «Né Asp né Acer ci hanno proposto alloggi temporanei in città, noi che abbiamo tre bimbe molto piccole». «Per lo stress di questi mesi – ci dice Venicio – ho perso 6 kg». I mobili, la cucina e i divani nella nuova casa provengono dai loro appartamenti al Grattacielo. Han dovuto svuotarli per ricostruire qui il loro nido.
Faith forse lascerà il proprio lavoro come Oss a Bologna (dove ha un contratto a tempo indeterminato), perché non sa come gestire la situazione, con tre bimbe, e così lontani da Ferrara. Bimbe che ora vanno al nido a Bondeno ma ogni mattina, fino a giugno, Faith le ha portate a Ferrara, perché concludessero l’anno dove l’avevano iniziato: Odelia frequentava la Casa del Bambino in corso Biagio Rossetti, Eliore il Nido Girasoli in zona via Bologna. Con sé, sempre Abidal, la piccola. «E spesso stavo a Ferrara tutto il giorno per non dover tornare indietro, aspettando che uscissero».
Incubo lavoro
Faith forse a breve inizierà un nuovo impiego a Bondeno: «ho sempre lavorato – ci racconta -, prima come donna delle pulizie, poi ho fatto un corso da Oss e un tirocinio. Dal 2013 ho lavorato come Oss in varie strutture. Ho fatto molti sacrifici per acquistare l’appartamento del Grattacielo. Per lo stress derivante dai tanti lavori necessari all’interno, Odelia è nata prematura». Godswill, invece, per un periodo ha lavorato come magazziniere ad Altedo: «si svegliava alle 2 di notte, con la bici elettrica che si era comprato apposta raggiungeva la fermata dell’autobus per andare al luogo di lavoro dov’era in turno dalle 6 alle 14. E alle 16 tornava a casa». Dopo 14 ore dalla sveglia.
Un lavoro pesante, ma che ha dovuto cambiare per uno ancora peggiore, perché volevano farlo lavorare anche con turni nel fine settimana. Ora, alle 4 e mezza di notte parte con la bici elettrica diretto alla stazione di Ferrara dove prende il treno per quella di Bologna. Qui, un altro treno lo porta nel suo nuovo luogo di lavoro, sempre come magazziniere, a Valsamoggia. Da lunedì al venerdì,
15 ore fuori casa per lavorarne 8.
A sera, il rientro.
Sprazzi di luce
Lui e Faith sono freschi di matrimonio: l’8 agosto, come da tradizione, hanno festeggiato in casa con gli abiti tipici del loro Paese. Poco dopo, il 30, il matrimonio prima in Municipio (è stato il sindaco a sposarli) e poi a Barco nella chiesa evangelica.
«Qui a Salvatonica, ci spiegano, almeno c’è spazio e luce per le bimbe, anche se d’inverno è dura, ci sentiamo ancora più isolati. I vicini di casa sono buone persone, ci aiutano – così come la proprietaria di casa -, e le bimbe han fatto amicizia con le tre figlie piccole di una famiglia marocchina che abita poco distante».
Odelia, essendo la più grande, ha sofferto un po’ di più il distacco dalla casa di Ferrara, dal nido e dalle sue amiche, «è rimasta spiazzata». Amiche con le quali a volte si vede, grazie alle mamme che quasi ogni giorno si scrivono e telefonano. Proprio quel pomeriggio sono andate in città per il compleanno di un’ex compagna di nido.
Avvenire oscuro
Ma rimane l’enorme ferita aperta nelle loro vite. Le domande, la frustrazione, l’incognita del futuro. «Nessuno – ci spiega Venicio – ci aveva avvertito dei lavori necessari da fare alle torri e la precedente amministratrice condominiale ha sottovalutato i debiti importanti di alcuni proprietari».
Venicio, dicevamo, per una vita ha lavorato come elettricista: «io me ne intendo, secondo me l’11 gennaio il problema ha riguardato un cavo di alimentazione dell’Enel, in bachelite, materiale che non può andare a fuoco ma solo in combustione. E infatti è uscito solo fumo. Non vi era nessuna necessità di sgomberare i residenti delle torri».
In ogni caso, si chiede, «perché dopo nove mesi non sono stati fatti i lavori necessari e invece si spendono tanti soldi per pagare la sicurezza privata?».
Ma – ci spiega Faith con la tristezza negli occhi – «Ferrara è la città dove ho scelto di vivere», dove ha intrecciato relazioni, per cui aveva investito.
«Le istituzioni non ci hanno aiutato.
E molte agenzie private dopo lo sgombero hanno alzato volontariamente i prezzi degli affitti degli appartamenti», denuncia Venicio.
«Sono sicuro che prima o poi verrà qualcuno che vorrà comprare gli appartamenti alle torri sfruttando la nostra disperazione».
Gli squali sono in agguato, le istituzioni complici e assenti.
In mezzo, dimenticate, le vite e il futuro di famiglie, di lavoratori, di bambini.
(Articolo pubblicato su “La Voce” del 29 ottobre 2026)
Non vuoi perderti nemmeno un articolo? Abbonati qui!



