Le tante chiusure di una città che sempre più si fa abbagliare dall’illusione di guadagni facili, che non esistono. E che in cambio di questa illusione, sacrifica spazi comuni, luoghi protetti e il vivere civile

di Andrea Musacci

Ferrara città aperta: alla musica, ai turisti. Questa, la narrazione dominante nell’ultimo anno. Lo stesso si disse in occasione del concerto di Springsteen, e lo si ripete come un mantra per ogni grande concerto. L’idea che sempre più ci facciamo, al contrario, è quella di una città chiusa. Chiusa da parte di chi la amministra, nei confronti dei cittadini (residenti nelle aree interessate e non) che 5-6 mesi l’anno protestano per i forti disagi che vivono in termini di mobilità, inquinamento acustico, tutela e rispetto per gli spazi pubblici. Chiusura – che diventa dileggio, violenza verbale, insulto – di una parte di ferraresi nei confronti di chi dice no allo scempio della città. 

GRATTACIELO USURPATO

Ma chiuso, da gennaio scorso è il Grattacielo, che si erge come simbolo di un’enorme ingiustizia, torri come dita puntate al cielo a implorare giustizia. Aperti, invece, il 5-6 giugno nel parco Coletta antistante il gigante vuoto, erano i quattro “food truck” (i camioncini per il magna&bevi) e il “Birrabus 30”, «il più grande beer truck d’Europa, dotato di 300 spine simultanee e di una capacità di 1.800 litri», recitava compiaciuto un comunicato dell’ufficio stampa della Giunta comunale. E sempre lì, aperto era il bar “Mai guai”, purtroppo però con musica a volume altissimo fin dalla mattina del 5, tanto non c’è nessuno da disturbare lì dentro, e c’è da trasformare il parco in attrazione per turisti, gente di passaggio. I bambini e le mamme del Grattacielo, non ci sono più nel parco: al loro posto per due giorni (ma perché non renderli monumenti perpetui della città mordi&fuggi?) bagni chimici multicolori fluo, fin davanti la cancellata che divide le torri dal parco. 

UNIFE SI ARRENDE

Chiuse, venerdì 5, erano state anche tutte le sedi della nostra Università per – comunicava l’Ateneo – «far fronte alle possibili criticità logistiche, di viabilità e di ordine pubblico previste nel centro cittadino e nelle aree limitrofe ai poli universitari in concomitanza del concerto di Vasco Rossi». Tutti a casa, insomma, per sicurezza. Con buona pace del diritto allo studio.

NEGOZI E BAGARINI

Chiusi erano anche tanti negozi, attività commerciali e uffici nei dintorni del Parco Urbano. Poche, invece, anzi pochissime sono state le casse di bar e locali che hanno registrato guadagni smisurati perché attigui alla zona concerto. Altro che ricchezza diffusa. Quella che manca sempre più in città (e mancherà di certo anche dopo 100 grandi concerti) per quelle persone che da anni han visto il loro lavoro sempre più precario, debole e il costo della vita sempre più alto. Non sarà certo una sbornia per pochi a dissetare tutti coloro che hanno sete di giustizia, di serenità, di lavoro e dignità.

Altro tipo di guadagni li han fatti i bagarini che abbiamo incontrato lungo la strada nella zona rossa e con loro i venditori abusivi di birre, bibite e sciarpe di Vasco. Per terra, cocci di vetro, e tante piccole isole di spazzatura fuori dai cestini e dai cassonetti. A coronamento, persone urinavano tranquille nel sottomura vicino al Parco e nell’area dello stesso poco prima dell’ingresso.

RUMORE PER TUTTI…

Orecchie ben aperte? Non c’era bisogno. Ore 19 di venerdì 5: dal Cimitero della Certosa si sente distintamente la musica dance pompata dal palco del Parco Urbano e le parole della speaker che intratteneva i presenti in attesa. E nel parcheggio all’interno dell’area della Certosa (già di per sé uno scandalo che fosse aperto per i fan di Vasco) c’è anche un bagno chimico viola, proprio dal lato che dà sul cimitero.

…MOBILITÀ PER POCHI

Chiusi perché fermi erano invece molti bus e corriere, i cui viaggi sono stati annullati nei due giorni canori. E nei dintorni del palco, fin da 10-12 ore prima dell’inizio del concerto, decine di macchine sono state portate via col carroattrezzi: macchine di residenti, di persone che quel giorno lavoravano. E diverse decine erano le auto parcheggiate nel sottomura di Rampari di San Rocco, entrate da via Caldirolo.

SICUREZZA, SELEZIONI APERTE

La settimana scorsa in diverse chat WhatsApp ha girato un messaggio con una proposta di lavoro. È arrivato anche a noi: in questo si spiega come Securfox, azienda specializzata in servizi di sicurezza, «sta cercando personale maggiorenne per fare servizio il 5 ed il 6 giugno al concerto di Vasco». Il servizio – si spiega – si articolerà su due turni: ore 7-16 e 16-01. «70 euro a turno comprensivo di pasto». Meno di 8 euro all’ora. E prosegue: «ogni postazione di lavoro comprende 4/5 persone e non servono certificazioni». Eppure sul sito di Securfox è scritto: «Tutto il personale impiegato è in possesso dei requisiti di legge richiesti e viene costantemente aggiornato» (corsivi nostri).

PORTE SPALANCATE

Per mesi in diversi gruppi Facebook son pullulati post in cui residenti affittavano case, appartamenti, camere, letti, posti auto e…garage. Il 9 maggio su un gruppo locale un utente scrive: «Affitto garage con 2 brandine x concerto Vasco Rossi. FERRARA». E sabato un altro ferrarese ha tentato il tutto per tutto proponendo un posto letto a 400 euro a notte. Cosa non si fa per il vil denar…ehm, per la cultura, pardon.

«UNA PACE TERRIFICANTE»

«Il giorno dopo c’erano i segni di una pace terrificante», per citare De Andrè. Una pace finta, quella del post 6 giugno, la pace dei sazi&disperati in un mare di inquietudini che i soli, i miseri, i dimenticati, gli ultimi vivono ogni giorno, invisibili alle abbaglianti luci dei megapalchi.

In queste settimane, poche voci si sono levate, ancora, contro il megaconcerto; fra queste, quella di Italia Nostra – Ferrara: «Il tradimento della vocazione del parco continua e continua, con troppi silenzi, l’offesa della memoria del vero Bassani», scrivono a conclusione del loro comunicato.

Poche anche le voci critiche dall’opposizione politica, con un consigliere comunale che Vasco va addirittura a salutarlo e a omaggiarlo, con un altro consigliere (PD) che in un post su Facebook (poi rimosso) critica chi «sa dire solo no». E con il presidente della Regione De Pascale che, sempre su Facebook, elogia come nulla fosse Vasco e il suo concerto.

In tutto ciò, la vera Ferrara scompare dalla narrazione dominante, e con lei il suo patrimonio che è qualcosa di vivo, di per sé trasformativo, vivificante (altro che mera “conservazione”). I veri conservatori sono, invece, quelli che vedono nella cultura solo “opportunità economiche”. Questo è il mondo che, pur presentandosi sempre come nuovo, è in realtà sempre più vecchio. Vecchio e dannoso, per l’umanità e per il creato. Il Regno di Dio lo teniamo vivo anche superando questo modello del dominio e del profitto. È questa la vera apertura.

(Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 12 giugno 2026)

Non vuoi perderti nemmeno un articolo? Abbonati qui!