Le testimonianze, i racconti e le foto degli oltre 100 ragazze e ragazzi presenti a Roma con papa Leone XIV per il Giubileo dei Giovani: «La fede è andata oltre alle lingue, alle tradizioni. Abbiamo scoperto che la nostra religione è ancora una realtà, che non si vive solo guardando un altare, ma anche voltandosi indietro verso tutti i pellegrini che si sono legati tra loro»
Sono stati oltre 100 le ragazze e i ragazzi della nostra Arcidiocesi presenti lo scorso fine settimana a Roma per il Giubileo dei Giovani. Un momento storico – il primo di rilevanza per papa Leone XIV- che ha richiamato nella capitale circa 1 milione di persone.
Presenti giovani dall’Unità Pastorale ferrarese di San Giovanni, da Santo Spirito, Massa Fiscaglia, dalla Sacra Famiglia e da Bondeno. Otto i sacerdoti che li hanno accompagnati: don Adrian Gabor, don Michele Zecchin, don Andrea Masini, don Francesco Viali, don Pietro Predonzani, don Thiago Camponogara, don Marco Bezzi, don Andrea Frazzoli.
Inoltre, lo scorso 27 luglio la comunità cattolica ucraina di Ferrara, guidata da don Vasyl Verbitskyy, ha ospitato diversi giovani e bambini provenienti dall’Ucraina che si sono fermati a Ferrara prima di raggiungere Roma per il Giubileo dei Giovani. A Ferrara hanno dato vita a un’emozionante spettacolo sui trampoli sul piazzale della chiesa di San Giovanni Battista (via Montebello). Qui sotto la foto davanti alla Cattedrale assieme al nostro Vescovo Gian Carlo.

Di seguito le testimonianze dei nostri giovani al Giubileo dei Giovani a Roma e le loro foto.
Nico Cinti (Santo Spirito):
Il nostro gruppo di Santo Spirito è partito da Ferrara avendo nel cuore la grande esperienza della GMG di Lisbona, tanto che la si raccontava durante il viaggio a quei pochi che non avevano partecipato. Ora rientrati a casa, la GMG sicuramente si affianca alla profonda esperienza del Giubileo Giovani. La messa di accoglienza di martedì 29 luglio, presieduta dal referente del Giubileo mons. Rino Fisichella, è stata un piccolo assaggio di quanto ci aspettava a Tor Vergata, accolti da Roma e dai migliaia di pellegrini tutti della nostra età. File lunghissime ai controlli, stretti come delle sardine, perdendoci e cercandoci a vicenda, non ci hanno fatto desistere dall’entrare in Piazza San Pietro. Che sorpresa, poi, la visita di Papa Leone! Ancora risuonano le parole di pace del card. Matteo Zuppi nella Confessio fidei del 31 luglio, il momento di professione di fede dei giovani italiani, così come la misericordia ricevuta dalla confessione nella celebrazione penitenziale a San Paolo fuori le Mura, organizzata dalle diocesi della nostra regione. Questi preziosi appuntamenti ci hanno guidato per tutto il Giubileo a Roma, assieme alla proposta diocesana della preghiera mattutina, un momento di comunione che ci preparava ogni giorno a vivere nel pellegrinaggio giubilare.
Non riuscendo a oltrepassare le porte del Laterano e di Santa Maria Maggiore a causa dell’enorme folla, abbiamo visitato la lì vicina basilica di Santa Prassede, un gioiello nascosto tra i palazzi della città di Roma, che ci ha riportato alla mente le prime domus ecclasiae, quelle case che fungevano da luoghi di ritrovo per la celebrazione delle prime comunità cristiane.
Il nostro gruppo ha poi partecipato a due delle catechesi sparse per le chiese della città, organizzate da una parola-chiave legate al tema della speranza. Nel cuore risuona ancora la passione del professore di astrofisica Marco Bersanelli, nell’incontro svolto nella chiesa di San Giuseppe al Trionfale legato alla parola “Gioia piena”. Tutto è partito da una domanda scaturita di fronte alla bellezza di un cielo stellato, che lo studioso ha posto anche a noi: “ma io, cosa c’entro in tutto questo? Con ciò che mi attrae, io che cosa c’entro?”.
Venerdì pomeriggio poi, dopo la celebrazione penitenziale, siamo andati a far visita alle Catacombe di Santa Domitilla: celebrare la messa proprio lì, inaspettatamente, è stato riprende in mano quella storia molto difficile che, grazie ai martiri è germogliata fino a noi.
Infine, Tor Vergata! Non ci aspettavamo di essere 1 milione di giovani. Partiti al mattino presto, e preso posizione in un’area molto vicina al palco, abbiamo aspettato l’arrivo del Papa e il momento della veglia. Tanta era l’emozione, il silenzio di migliaia di giovani attorno a noi all’adorazione, l’allegria dei canti e le parole del Papa. La notte è stata piuttosto difficile dalla gioia di alcuni spagnoli che continuavano a cantare e ballare accanto a noi, che invece non ci reggevamo più in piedi, oltre le tre del mattino!
È proprio questa gioia che ci portiamo a casa: tantissimi, venuti da lontano verso Roma, portando le nostre stesse domande, alcune poste al Santo Padre nella Veglia, tutti uniti dalla stessa fede, dalla stessa ricerca, dalla stessa speranza. Il desiderio profondo è che tutto questo possa costruire il nostro futuro: tornati ora a Ferrara e continuando la nostra vita, facendo memoria di tutto questo, possiamo continuare a camminare, a essere testimoni della speranza piena che è il Signore. Impresso nel cuore è quanto ci ha detto il Santo Padre: «Perseverate dunque nella fede con gioia e coraggio. E così possiamo dire: grazie Gesù per averci amati; grazie Gesù per averci chiamati. Resta con noi, Signore! Resta con noi!» (Papa Leone XIV).

***
UP san Giovanni:
Questo percorso ci ha dato tanto, essere riuniti tutti insieme per un unico scopo ti porta a riaprire gli occhi.
Tor Vergata è stato l’esempio… seppur tutti noi venissimo da parti differenti del mondo è possibile essere uniti e lo abbiamo visto direttamente con i nostri occhi.
Durante l’anno siamo talmente assorti nella nostra quotidianità, che ci perdiamo la bellezza dei piccoli gesti e della gente che abbiamo intorno. Durante le nostre giornate siamo pieni di impegni e concentrati spesso solo su di noi, ma in questo giorni abbiamo lasciato da parte l’individualità per far spazio alla fratellanza, condivisione e scoperta di noi tramite gli altri.
Questa esperienza ci ha insegnato ad abbattere barriere, conversare persone sempre diverse, con culture differenti e riscoprire il senso di comunità che ci accomuna.

***
Massa Fiscaglia:
Siamo arrivati a Roma con la consapevolezza che sarebbe stato uno snodo importante per il nostro percorso di fede ed il nostro cammino in parrocchia.
Tra visite della città, catechesi ed esperienze comunitarie la coesione tra i nostri giovani e giovanissimi è cresciuta ed abbiamo davvero trascorso una bellissima settimana insieme. Nelle giornate romane abbiamo visto tanti segni di Speranza e tante cose ci hanno colpito. La prima catechesi ci ha emozionato per le testimonianze di due ragazzi che si sono battezzati da adulti, decisione non facile da prendere e per la quale servono coraggio e grande volontà. Ci ha molto colpito l’esperienza della Banca dei Talenti, che abbiamo vissuto nell’oratorio salesiano del Sacro Cuore in cui operano alcuni volontari che aiutano i senza tetto di Roma Termini. È stato davvero bello vedere Il tatto con cui i volontari parlavano del servizio che fanno, senza mai far apparire le persone che aiutano come un peso per la società, ma come amici in stato di bisogno da aiutare.
Altro momento significativo è stata la liturgia penitenziale a San Paolo e in particolare le confessioni. È stata una mattinata emozionante e toccante visto che tutti i nostri giovani e giovanissimi hanno avuto modo di riflettere e molti di loro si sono riaccostati dopo molto tempo al sacramento della confessione.
Infine la veglia di Tor Vergata è stata un bellissimo finale con un afflusso costante di persone che continuava a riempire un luogo vastissimo facendo capire quanto la cristianità riesca a riunire gente da tutto il mondo per un ideale comune.
Vedere centinaia di migliaia di giovani che fanno il nostro stesso cammino ci infonde un senso di speranza, di gioia e di consapevolezza di essere sulla strada giusta.

***
Emanuele (UP Cassana Mizzana Arginone):
Questa è stata la mia prima esperienza di pellegrinaggio a Roma. Essendomi battezzato da pochi anni la mia vita di fede non è iniziata da molto quindi prima non avevo mai avuto esperienze come questa. Una buona parte delle persone con cui ho condiviso questo viaggio non le conoscevo prima quindi ho fatto nuove amicizie. Una delle cose che mi ha colpito di più e il numero di giovani che hanno partecipato a questo Giubileo e questo mi ha confermato che anche oggi, nonostante quanto si dica, ci sono moltissimi ragazzi che credono in Dio sinceramente e che la Chiesa è viva e forte. Personalmente i momenti che mi hanno toccato di più sono state le occasioni che abbiamo passato nella piazza San Pietro. Osservare quella magnifica piazza che ti abbraccia con il suo colonnato e vedere attorno a me giovani cantare insieme e commuoversi quando il Papa passava a salutarci è stato il momento più forte e toccante.

***
UP Sant’Agostino-Corpus Domini:
Partecipare al Giubileo dei Giovani è stata un’esperienza unica ed intensa, mi sono ritrovata con ragazzi e ragazze provenienti da 146 nazioni diverse: tra di noi c’erano sicuramente molte differenze a partire dalla lingua, gli usi, i costumi, ma di certo condividevamo quattro cose: la fede, la gioia, la fatica ma soprattutto la speranza. In particolare è stato incredibile sentire il silenzio creatosi a Tor Vergata durante la Veglia, con oltre 1 milione di giovani! Tutti eravamo presi ad ascoltare le parole del Papa e ricordo vivamente la domanda di Gaia, ragazza italiana di 19 anni: “Come possiamo fare noi giovani ad avere coraggio e compiere scelte radicali nella nostra vita?”. Il Papa risponde con parole semplici ma cariche di significato, dicendo che scegliere significa anche rinunciare ad altro ed essere liberi, bisogna partire da un fondamento stabile: l’amore, che Dio ci manifesta nella figura di Cristo. Inoltre mi è rimasto molto impresso nella mente l’esempio che Papa Leone ha riportato domenica durante l’omelia: noi siamo come dei fili d’erba, fragili e soggetti a piegarsi e spezzarsi, ma subito sostituiti da altri, che a loro volta fanno da nutrimento ai primi, rinnovandosi continuamente; anche noi siamo fatti per una vita che si rigenera nell’amore e non per una vita ferma e scontanta… come ricordava il cardinale Zuppi giovedì sera a San Pietro, questa vita è una e dobbiamo goderci ogni momento come un dono perché questa è solo un passaggio per la vita vera.
“Tutti, tutti, tutti” siamo accolti dalle braccia della Chiesa, ci sono tante stragi inutili e solo insieme e uniti possiamo porre fine alle guerre prima che siano loro a porre fine all’umanità. Anche il Santo Padre domenica ha fatto un appello per una pace disarmata e disarmante esprimendo la sua particolare vicinanza a Gaza e all’Ucraina e gli applausi di migliaia di ragazzi presenti, scoppiati al termine dei discorsi del Papa e del cardinale, dimostrano che c’è veramente ancora speranza e che quest’ultima non delude: sono stati momenti davvero toccanti. Concludo dicendo che questa esperienza è stata sicuramente intensa e stancante ma bellissima e sono contenta di averla condivisa in primis con i miei amici e con tantissimi altri giovani; sono tornata a casa felice, più fiduciosa riguardo al futuro, perché grazie all’amore del Signore nessuno sarà mai veramente solo e con la consapevolezza che anche nella mia piccola comunità posso fare tante cose agendo in prima persona insieme agli altri, perché come dice il cardinale Zuppi “è nelle piccole comunità che partono grandi cose”.

***
Sacra Famiglia:
“Noi siamo speranza”. Questo è il messaggio che Papa Leone XIV ci ha trasmesso durante il corso del Giubileo.1,2 milioni di giovani, tutti legati da un unico obiettivo: ritrovare la speranza tramite la fede. Un’atmosfera di gioia generale poteva essere percepita dalla folla, presente sia a San Pietro che a Tor Vergata, e ciò ci ha fatto emozionare, facendoci conoscere la grande comunità di cui facciamo parte. Ci ha molto colpito anche il modo in cui il Papa si è rivolto a noi e ha risposto alle nostre domande, non come se stesse parlando a dei ragazzini ma a degli adulti, capaci di intendere e ponendo in noi la sua stessa speranza. Inoltre, l’esperienza delle confessioni per molti è stata liberatoria: come togliersi un peso dall’anima, un passo necessario per vivere al meglio questo Giubileo.
Durante il nostro viaggio attraverso la fede si è rafforzato molto il legame di gruppo, che ci ha sostenuto nei momenti di stanchezza, di felicità e di preghiera: questo è lo scopo della fede.
Giulia, Sofia, Anna
Che cos’è il cristianesimo? È un’istituzione, un piccolo gruppo di 10 ragazzi che si incontra in parrocchia oppure è ormai un’insieme di idee superate? Nella nostra quotidianità abbiamo conosciuto spesso le controversie e i dubbi riguardanti la fede, chiedendoci se davvero ci fossero ancora tanti credenti. Eppure, la chiamata di Dio ha riunito tanti giovani per le strade di Roma a cantare, a scherzare e a ridere. Ha sconfitto le barriere dei Paesi ed è arrivata fino ai confini del mondo. Riuniti in-sieme abbiamo condiviso la fatica, la stanchezza, la fede e la gioia con i pellegrini di tutta la Terra. La fede è andata oltre alle lingue, alle tradizioni. Abbiamo scoperto che la nostra religione è ancora una realtà, che non si vive solo guardando un altare, ma anche voltandosi indietro verso tutti i pellegrini che si sono legati tra loro senza guardare le differenze sociali, gridando il messaggio di speranza che Dio vuole per noi. Nelle difficoltà incontrate lungo il cammino abbiamo ritrovato la gioia di vivere e di vivere sulla strada della Speranza.
Licia
La cosa più bella di questo Giubileo, che mi porterò dentro per tutta la vita, é lo spettacolo di vedere una quantità incredibile di giovani, pieni di speranza e di voglia di mettersi in gioco, riuniti per la gioia di manifestare la propria fede. Un coro assordante di voci che gridano la propria cristianità, provenienti da ogni parte del mondo. Lingue, culture, usanze diverse: ma tutti uniti nello stesso luogo, unanimamente legati. Questo mi ha fatto molto riflettere su me stesso, sull’importanza che ha per me la fede: mi ha acceso molte domande e spunti di riflessione, mi ha aperto gli occhi sul tempo di preghiera che ho potuto vivere intensamente e in comunità. Da quest’esperienza porterò a casa una consapevolezza rinata e più forte di prima, unita ad una nuova voglia di mettermi in gioco come testimone della speranza.
Luca
C’è qualcosa che ci ha unito in questo viaggio, fortuna abbiamo avuto coraggio.
La vita, l’amore, presenti fino a quí, ma di cosa ci si raccontava ogni dì?
Dio ci ha parlato come solo lui sa fare, sognare, cantare, è questo che ci ha dato.
Chi l’avrebbe detto? dí insomma chi l’avrebbe detto, che con quelle strade piene di gente abbiamo fatto sorridere anche i senzatetto.
Ma non è stato solo questo, Roma e il papa ci hanno accolto con un amore onesto, puro, libero mai spento.
Giovani di tutto il mondo, lingue sconosciute, alcune anche perdute, ma mai fallite.
Lacrime sul viso si son fatte più chiare quando udivamo quelle parole, perché per scrivere di Dio non basta l’amore, bisogna credere, credere, credere e credere, e così abbiamo fatto anche quando non avevamo un letto.
E ora siamo qui, pellegrini di speranza, e non ne abbiamo mai avuto abbastanza. perché il mondo sembra sprofondato ma c’è ancora del verde per chi ancora non ci ha lasciato.
Matilde

***
Don Adrian Gabor:
Eravamo tanti al Campo di Graca – Parco di Tejo a Lisbona nell’agosto del 2023 quando il papa Francesco alla fine della GMG in Portogallo ha dato appuntamento a tutti i giovani del mondo e ci ha invitati a ritrovarci a Roma per il giubileo. Ed eccoci ad accogliere l’invito. Di nuovo in tanti ad arrivare da 146 paesi del mondo e superare il milione per testimoniare la fede, fare l’esperienza della grazia ed incontrare il papa. Abbiamo trovato ora, il papa Leone, il nuovo successore di Pietro alla guida della Chiesa, aspettato, ascoltato e tanto acclamato in questi giorni a Roma.
Dalla nostra diocesi eravamo un centinaio, tra chi ha scelta la proposta diocesana e ha vissuto tutta la settimana, o chi si è unito per la Veglia e la messa a Tor Vergata.
Una immersione totale nella bellezza, quella bellezza generata dalla fede in Cristo, che risplende nella città eterna e nelle sue opere, come soprattutto nei volti di tutti coloro che si sono lasciati incontra-re da Lui.
4 le colonne portanti giubileo: pellegrinaggio, Porta Santa, riconciliazione, professione di fede. 12 le “Parole di speranza” proclamate nei primi giorni da pastori (tra cui, anche il nostro vescovo Gian Carlo) e testimoni, ai giovani ritrovati nelle tante chiese di Roma. Tante le “Esperienze di prossimità” e servizio offerte ai pellegrini.
Alla fine un solo luogo: Tor Vergata, memoria del grande giubileo del 2000, destinazione finale e appuntamento con il papa Leone. Più di un milione, ma un cuor solo e una anima sola: la chiesa è il suo volto giovane: pieno di desideri, pieno di domande, pieno di gioia!
Possiamo dirlo: c’ero! C’eravamo! Il rientro diventa il luogo e lo spazio della gratitudine: “Grazie Gesù per averci amati, grazie Gesù per averci chiamati, resta con noi Signore” (papa Leone) e l’inizio della testimonianza: «Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato» (At 4,20) sta a noi ora essere nel mondo testimoni di speranza, di carità e di quella fede che genera tanta bellezza, gioia, fraternità!
Sono grato al Signore perché mi ha dato la grazia di vivere questa esperienza, sono grato a tutti i sa-cerdoti e gli educatori della diocesi che mi hanno sostenuto nell’accompagnamento dei giovani in questi giorni e sono grato a tutti i compagni di viaggio giovani con coi abbiamo condiviso le gioie e le fatiche di questo giubileo. Il seme è stato gettato… chiediamo la grazia di essere terreno fertile.

Non vuoi perderti nemmeno un articolo? Abbonati qui!



