I GIORNI DELLO SGOMBERO /3. La terza e ultima parte del nostro racconto: Faiza, Assan e Julia sono solo alcuni dei bambini che rischiano di perdere anche amici e compagni. Poi ci sono tanti lavoratori che si chiedono: “cos’abbiamo fatto di male?”. E molti fra un mese non sapranno di nuovo dove andare
di Emanuela Cavicchi
La mattina del 12 febbraio scorso Faiza non è venuta a scuola. Mancava anche Assan. Non c’era neppure Julia. Assenti anche i loro fratellini, le loro sorelline, nelle classi della primaria. Da quando si è saputo dell’ordinanza di sgombero delle torri A e C del grattacielo, Faiza mi ha preso da parte, a scuola:«Prof, forse devo andare via, cioè forse andiamo dai parenti, in Camerun. Non troviamo una casa, non la stiamo trovando, forse dobbiamo andare via. Non so quando torniamo. Come posso fare per non perdere le lezioni?». Faiza ha due fratelli più piccoli, vivono solo con la mamma. «Prof. non li ho portati i soldi per il teatro per la prossima settimana. È che non so se saremo ancora qui».
Assan forse cambierà scuola, hanno trovato ospitalità da parenti in provincia, lontano. Perderà la sua classe, i suoi amici, forse l’anno? Julia non lo sa se può venire in gita, no. Hanno perso la casa, chi ci pensa alla gita adesso?
Grazie alla mobilitazione di altri genitori, dei volontari, delle associazioni che non hanno dato tregua ai freddi burocrati, che hanno incalzato le istituzioni, che hanno bussato e ribussato ai servizi sociali, ora questi bambini e le loro famiglie hanno trovato un porto di quiete. Per quanto, non si sa.
Il sindaco, dice, ha disposto lo sgombero per ragioni di sicurezza degli abitanti. Per ragioni di sicurezza degli abitanti, il sindaco doveva disporre misure alternative di accoglienza. La sicurezza significa anche benessere, dignità, casa.
Ogni cosa invece è stata gestita nel modo più traumatico possibile, per i residenti.
La mattina del 12 febbraio questi bambini, queste bambine, i nostri alunni, le nostre alunne, hanno dovuto lasciare le loro case al grattacielo. Si sono messi sulle spalle anche loro un pezzo di casetta, come piccole chioccioline. Nei loro occhi sono entrate immagini di camionette di polizia, di lampeggianti, di valigie, di caos, di disperazione, di freddo, di concitazione, di resti lasciati indietro. I loro occhi si sono addormentati sconosciuti, quella notte. Come potranno mai dimenticare? Come scrollarsi di dosso il senso di colpa, il marchio di sentirsi sbagliati, reietti, rifiutati? Come una parte della città può sentirsi in pace e soddisfatta di far vivere questo a dei bambini?
«Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case».
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di Andrea Musacci
Snighda ha 18 anni, è originaria del Bangladesh, la sua casa è nelle torre B del Grattacielo dove vive col padre. Un appartamento appena acquistato con prestito bancario in vista del completo ricongiungimento familiare anche con la mamma e le due figlie più piccole. Snighda frequenta l’ITI Copernico-Carpeggiani ed è proprio una sua insegnante ad aiutarla dall’11 gennaio a cercare un bilocale in affitto per lei e il padre. Lei ora vive a casa di un’ex insegnante della stessa scuola, mentre il padre nel “dormitorio” allestito da Viale K in Mura di Porta Po e per settimane ha utilizzato la doccia di una famiglia di amici nella Torre A. «Ora – ci spiega l’insegnante – il padre avrebbe quindi almeno bisogno di un “alloggio” dotato di doccia, ma vicino alla Stazione: lavora, infatti, come benzinaio a San Lazzaro, prende il treno alle 6 e torna a Ferrara alle 21.15 dal lunedì al sabato. Hanno già fatto l’accesso allo Sportello Unico».
Nei giorni scorsi abbiamo conosciuto anche Ousmane, 30 anni, originario del Mali, che lavora come operaio metalmeccanico a Sant’Agostino (Terre del Reno), e da un mese dorme nell’aula di Viale K in via Mura di Porta Po adibita a dormitorio. Conosciamo anche Filippo, originario della provincia di Caltanissetta, che vive nella torre B e fa l’insegnante alla Scuola Primaria di Longastrino, nell’Argentano. «Al Sindaco – mi racconta – gli ho chiesto: “tra morire bruciati per un incendio e morire assiderati perché senza un tetto, cosa cambia?”. Penso invece a un grande Sindaco di origini siciliane, La Pira. Ferrara è da sempre città dell’accoglienza: quello che sta accadendo è incivile. Qui al Grattacielo – prosegue – si vive tranquillamente: esco da casa presto, alle 7 e incontro ad esempio una ragazza che va a lavorare, altri ragazzi africani che vanno anche a raccogliere frutta e verdura: alcuni di loro sono cristiani, altri musulmani. In queste settimane ho dormito da parenti a Modena, ma è scomodo per andare ogni giorno a Longastrino, altre volte ho dormito in macchina. Un mio collega a scuola si è offerto di ospitarmi ma io non voglio disturbare. Qui al Grattacielo ho la residenza e a scuola ho un contratto a tempo indeterminato: conosco tre pakistani che fanno i pizzaioli e avevamo pensato di dividerci un appartamento, ma non ci fanno il contratto perché loro lavorano con contratto a tempo determinato».
Anche Alessio Bettoli vive nella torre B in un appartamento che ha comprato: «lì è rimasta metà della mia vita ma non posso recuperarla. A noi proprietari tocca pagare anche per chi negli anni non ha pagato, ci costerebbe di più o quasi di quel che abbiamo speso per comprarcelo l’appartamento. Temo – continua – ci sia da parte di qualcuno la volontà di gentrificare quest’area: cioè o di buttare giù le torri e farci nuovi palazzi per ricchi/benestanti, o ristrutturare le torri e farci appartamenti e uffici per ricchi, facendo schizzare i prezzi degli affitti. So di mamme che abitano qui che tengono a casa i propri figli per paura di esserne separati durante lo sgombero». E «so di un ragazzo che ha comprato l’appartamento qui appena un mese fa: perché nessuno gli ha chiesto le carte, i documenti, che fosse tutto in regola nel Grattacielo? E ora le banche chiedono i soldi per il mutuo, altrimenti minacciano denunce. Minacce che hanno un peso ancor maggiore per gli stranieri, che non possono permettersi di ricevere una denuncia di questo tipo se aspettano di avere il permesso di soggiorno, rischiando anche di perdere il posto di lavoro»: insomma, sono sotto ricatto.
Poi raccogliamo la storia di due genitori con figlio di 8 mesi, Torre B, ospitati da un ferrarese in via Carlo Mayr, ma che ora ha bisogno di rientrare nel suo appartamento. Al SSUI e all’ASP alla coppia han proposto la separazione della famiglia: loro han rifiutato.
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LA MAESTRA
di Caterina Orsoni
Ho vissuto nel grattacielo gran parte della mia vita, ero una maestra anzi lo sono ancora, perché non è un mestiere dal quale raggiunti i limiti di età, si va in pensione. Si rimane maestra tutta la vita, almeno è sempre così che ho inteso la mia professione. Ho avuto la fortuna di insegnare a molte generazioni di bambini, ho coltivato menti e cuori, non ricordo più i loro nomi, ma i volti le fragilità e la loro vivace curiosità, quelle non le dimentico. Per anni ho dato tutta me stessa affinché ogni bambino potesse godere di una pedagogia accogliente ed inclusiva volta a fare di loro futuri cittadini consapevoli ed istruiti. Più parole imparerete a padroneggiare e più sarete in grado di destreggiarvi nella vita, questo era il motto che ripetevo sempre ai miei alunni, perché credevo fortemente nelle loro giovani potenzialità. Ho dedicato tutta la mia vita a perseguire gli ideali in cui credo fortemente, con grande passione mi sono dedicata all’educazione dei giovani, non ho la certezza di essere pienamente riuscita nel mio intento, ma so per certo che sono entrata sempre in classe come si entra in un tempio, con estrema serietà e rispetto. Ora che devo lasciare la mia casa nel grattacielo, non posso fare a meno di provare smarrimento e paura, mi sento fragile, proprio io che in passato sono stata la “mamma” di tanti bambini, il loro punto di riferimento. Oggi sono tutti diventati giovani donne e giovani uomini, chissà cosa penseranno leggendo le mie parole, la loro anziana maestra cacciata di casa, senza responsabilità alcuna, proprio quella maestra che insegnava loro i valori di equità e giustizia.
(Racconto liberamente tratto da storie ascoltate dagli abitanti del grattacielo)
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PROSSIMI APPUNTAMENTI
Sabato 14 febbraio si è tenuto a Ferrara un corteo dal Grattacielo organizzato da “Cittadini del mondo” e altre sigle per continuare a tenere alta l’attenzione. Nel pomeriggio di lunedì 16 si è riunito il Consiglio Comunale, mentre mercoledì 18 è in programma un incontro pubblico di discussione sul tema Grattacielo: appuntamento alle ore 18.30 nella Sala ex Refettorio di via Boccaleone con Annalisa Camilli, giornalista di Internazionale, che dialogherà con diversi residenti delle torri. E forse il 7 marzo a Ferrara ci sarà una manifestazione regionale.
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TANTI ALLOGGI VUOTI MA NON CI SONO I SOLDI PER I LAVORI
Secondo dati ufficiali, ACER a Ferrara e provincia gestisce 6.996 alloggi; fra questi, circa 1000 possono essere considerati “da lavorare”, ma un buon numero di questi 1000 «sono difficilmente recuperabili o irrecuperabili, a causa dei costi troppo alti» di gestione e di ristrutturazione.
(Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 20 febbraio 2026)
(La foto è di Andrea Musacci)
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