Ogni sera nella piazza della Stazione centrale di Trieste, volontarie/i da tutta Italia accolgono migranti provenienti dalla Rotta balcanica: sabato scorso a Ferrara Gian Andrea Franchi e Noman hanno portato la loro testimonianza su questa esperienza di lotta e carità

di Andrea Musacci

Una giornata di incontro e di condivisione, per aiutare le persone migranti provenienti dalla Rotta balcanica e che si fermano a Trieste. Grande partecipazione sabato 19 settembre nel Centro sociale “Il Parco” in via Canapa a Ferrara per l’evento “Insieme per la Piazza del mondo di Trieste” organizzato da Cittadini del Mondo, Fornelli Resistenti e Ponte di corpi. Evento partito la mattina con danze etniche, attività ludiche per i più piccoli, e proseguito poi con testimonianze e racconti dalla “Piazza del mondo” di Trieste, aperitivo e concerto.

A metà pomeriggio si è tenuto l’incontro sul tema “Profilazione razziale/Profilazione razzista: l’esperienza italiana”, a cura di Cittadini del mondo, che ha visto le testimonianze e le riflessioni di due giovani ferraresi, Lamine Kalabane e Lucia Li. Come si vive sentendosi sempre e ovunque potenzialmente colpevoli, solo per il colore della propria pelle e per i propri lineamenti? È questo ciò che vivono frequentemente in Italia, e non solo, tante persone di origine straniera – come i due ragazzi intervenuti -, spesso costretti, senza motivo, a doversi giustificare davanti alle forze d’ordine.

E così, allo stesso modo, si sentono gli immigrati che arrivano nel nostro Paese, come se fossero di per sé portatori di una colpa. Fra questi, quelli che passano per Trieste diretti verso il centro-nord Europa. Di loro, dal 2019 si prendono cura i coniugi Gian Andrea Franchi e Lorena Fornasir, da quando cioè hanno fondato l’Associazione “Linea d’ombra”, che a Trieste ogni sera in piazza della Libertà (ribattezzata “Piazza del mondo”, di fronte alla Stazione centrale) dalle ore 18 assiste i migranti provenienti dalla rotta balcanica. Non solo loro due ma migliaia di volontarie/i (fra cui molti scout, anche da Ferrara) si alternano, provenienti da tutta Italia, grazie a una 70ina di Fornelli Resistenti. Franchi è intervenuto, in dialogo con Noman, poeta kashmiro, arrivato a Trieste, e lì rimasto, e Luca Greco, che ha anche presentato il suo libro “Racconti dalla Piazza del mondo”, il cui ricavato va integralmente a “Linea d’ombra” e di cui ha esposto alcune sue foto. Libro che ospita anche alcune poesie di Noman. Presente tutto il giorno anche un mercatino, sempre per finanziare “Linea d’ombra”.

Noman durante il suo intervento

«La contaminazione portata dall’immigrazione – ha riflettuto Franchi – è una forma di liberazione» da determinati schemi occidentali, ed è «una forma di comprensione di cos’è umano. I migranti sono portatori di un messaggio di vita, messaggio che solo loro possono portare, con quel che han vissuto…».

Oggi, però, purtroppo certa politica «arriva a mettere in dubbio se siamo tutti umani allo stesso modo», e quindi se ognuno debba godere degli stessi diritti fondamentali. «Cercare di dar vita a una polis fondata su rispetto e solidarietà è ormai diventato un reato. Dobbiamo invece continuare a creare un grande movimento solidale dal basso, come quello che continua a sostenere la realtà di GKN a Firenze», ha aggiunto. «Per il neoliberismo – sono sempre sue parole – gli unici esseri umani degni di vivere sono quelli utili all’economia. Stiamo andando verso una “società di sicurezza”, in cui non ci si prende cura dell’altro», come invece avviene in “Piazza del mondo”.

Chi ha scelto non solo di farsi aiutare ma di diventare a sua volta attivo nella carità è Noman, proveniente dal Kashmir, che si è scoperto poeta proprio grazie all’esperienza a Trieste, città dov’è arrivato nel 2023 dopo aver fatto il pastore di capre nel suo Paese, aver studiato Biologia, esser diventato padre ed essersi spostato in altri Paesi fa cui Pakistan e Turchia. Oggi va tutti i giorni in Piazza del Mondo per aiutare i suoi fratelli e sorelle migranti, tagliando loro i capelli, cucinando, facendo da traduttore. «Ogni migrante ha una storia: loro ti aprono gli occhi. La mia vita ora è nella Piazza del mondo», ha detto. «L’essere umano, per quanto ferito, non smette di vivere», recita una sua poesia, da lui letta. Un’altra si intitola “Lode all’acqua, lode alla vita”, «che ricorda san Francesco – ha commentato Franchi -, cioè colui che ha toccato le radici fondamentali della vita, radici che il capitalismo sta distruggendo. Tocca a noi ricostruire la vita dal basso», ha aggiunto. «Questa sua poesia ci ricorda quindi l’importanza dell’acqua e della cura, che significa recuperare il fondo della politica, del comunismo inteso come recupero del senso di comunità».

Il pubblico presente in sala

Comunità che nella Piazza del mondo accoglie i corpi dei migranti, «corpi feriti, violentati, corpi di angeli nel senso di annunciatori dell’Apocalisse. Ripartiamo da qui, da questa frattura della vita, in un’epoca in cui non riusciamo a immaginare il futuro». Per questo motivo – ha proseguito Franchi -, «i migranti sono i nostri maestri, perché ci insegnano la loro enorme capacità di resistenza nonostante le enormi sofferenze che hanno vissuto».

Dicevamo delle tante volontarie/i, e alcune/i di loro erano presenti nella sala gremita di persone. Due di loro hanno brevemente raccontato la loro esperienza: Monica, dei Fornelli Resistenti di Rovigo e Massimo, dei Fornelli Resistenti di Ferrara. Testimonianze concrete che dicono di una già reale presenza di lotta e di carità, di spazi di bene comune nati dalla cura verso i più fragili. Segni del Regno di Dio che siamo chiamati a costruire.

 

(Foto in alto: Franchi durante il suo intervento, Greco e Noman)

 

Foto di migranti a Trieste (dal profilo Facebook di Lorena Fornasir)

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