Ha appena quattro anni l’ultimo bambino accolto nelle abitazioni di Addis Abeba dove i piccoli orfani vivono assieme: Luca Andreoli (Ferrara Terzo Mondo) ci racconta la sua nuova esperienza nel Paese africano e quel «mormorio di un vento leggero»
di Luca Andreoli
«La carità, quando dimora in un’anima, occupa interamente tutte le sue potenze. Nessun riposo. È un fuoco che agita continuamente. Tiene sempre in esercizio, sempre in moto la persona una volta che ne è infiammata». È, questo, un pensiero di san Vincenzo de Paoli che ho trovato dopo aver recuperato e visto un vecchio film francese, del 1947, di Maurice Cloche su questo santo vissuto in Francia a cavallo tra il 1500 e il 1600. È stato considerato il più importante riformatore della carità della Chiesa cattolica.
Ogni volta che intraprendo, ad una età che dovrebbe portare a più miti obiettivi, una missione in Etiopia e ogni volta in cui giornalmente mi reco al nostro mercatino dell’usato di Ferrara per dare concretezza economica ai nostri progetti, sento questo fuoco che ha poco di romantico e idilliaco ma che mi prende come dovere umano e cristiano.
Un dovere verso gli ultimi, i “senza voce”, lo scarto della società che ho imparato ad amare concretamente da quando un giovanissimo e appena consacrato prete delle mie parti – don Silvio Turazzi – venne a trovarmi a casa, in una serata del giugno 1964. E dalla nostra frequentazione quotidiana, nei rovelli di un percorso futuro che stavo disegnando per la mia vita futura, ho capito il mio compito primario e più congegnale.
Da circa 15 anni, dopo avere accompagnato una dei miei tre figli orfani che ho adottato dall’Etiopia a ritrovare i suoi parenti, ho capito che il mio compito era in questa terra lontana, ma così vicina nella memoria di tanti italiani. Così, sino ad oggi, ho vissuto 37 permanenze iniziando a collaborare con una Ong italiana prima e, da quasi 10 anni, avviando un progetto di Ferrara Terzo Mondo di adozione a distanza di famiglie in estrema povertà che, da 4 anni, comprende anche adozione di 5 gruppi di ex-bambini di strada a cui abbiamo procurato alloggio, sostegno finanziario mensile, corsi di formazione professionale e adulti che si sono offerti per essere i loro genitori adottivi.
Sono appena tornato dopo aver trascorso 10 giorni intensi di visita a un gran numero di famiglie e di programmazione futura con il nostro referente locale. Da lui abbiamo avuto la bella sorpresa che ha fondato una Ong locale composta da tanti suoi colleghi insegnanti che ci permettono di avere assicurata una continuità alla nostra controparte etiope.
Tra le belle e commoventi esperienze di incontro emerge, ovviamente, quella con i cinque gruppi di ex-bambini di strada che crescono di numero e di aspettative. Soprattutto per la loro scolarizzazione e, per gli adolescenti, per creare attività lavorative per la loro vita futura. Da una annotazione si può comprendere meglio lo spirito che li animano. Noi abbiamo procurato per loro cinque piccolissime abitazioni per le quali paghiamo l’affitto. Si potrebbe pensare che, per vivere con quale piccolo agio, puntassero a escludere nuovi arrivi. Ma ogni volta che li visitiamo, aumentano sempre di numero. L’ultimo arrivato, il giorno prima del mio incontro con loro, è un bambino di quattro anni da loro trovato sulla strada. Senza famiglia e piangente anche per le terribili condizioni atmosferiche di questa stagione molto piovosa, fredda, a una altitudine, quella di Addis Abeba, di 2.500 mt. I bambini residenti lo hanno accolto gioiosamente anche se dovevano cedere una parte di spazio, già così angusto. La loro generosità nella loro estrema povertà mi ha turbato ma mi ha dato anche una gioia immensa.
«Sempre oltre per ininterrotti sentieri che solo AMORE inventerà», ha scritto un grande testimone, umile e delicato, tornato al padre da poche settimane, don Angelo Casati, milanese. Parlava di Dio sottovoce perché Dio, come capisce Elia sull’Oreb, non è nel vento impetuoso, nel fuoco, nel terremoto; è nel «mormorio di un vento leggero». Nel profumo di aria aperta, nell’impredivibilità di un incontro. Come quello che ho vissuto, con dolcezza e felicità, oramai 62 anni fa.
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Come donare per il progetto di adozione a distanza di famiglie povere e di bambini di strada in Addis Abeba (Etiopia) dell’associazione Ferrara Terzo Mondo e della Caritas diocesana, con la deducibilità fiscale IRPEF del 30% in sede di dichiarazione dei redditi.
Bonifico bancario a favore di:
Amici della Caritas di Ferrara-Comacchio
c/c presso BPER BANCA spa – corso Giovecca,65 Ferrara
IBAN: IT70Q0538713004000000012399
Inserire come causale: Progetto Etiopia (indicando anche il proprio nome e cognome e codice fiscale – per la deducibilità fiscale).
Inviamo a tutti coloro che hanno già iniziato a sostenerci una grande ringraziamento per la loro generosità.
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