Quanti ne vediamo sventolare in questo torrido inizio d’estate…Eppure, un oggetto ancor così comune può essere analizzato da un punto di vista psicologico, relazionale, quasi antropologico…
di Michele Balboni
È abanico nelle nervose mani di una ballerina di flamenco, si apre e si chiude a tempo di musica, parte attiva della frenesia del ballo; è fan come elemento coordinato di eleganza regale, anche nei momenti informali, di una principessa di questi giorni, vera, non delle favole, alta e dal nasino a punta; era éventail maneggiato con sapienza da una contessa cortigiana passata da grande successo e amori reali alla lama della ghigliottina.
Più modestamente, nei giorni nostri e nella lingua del Paese più bello e bistrattato del Mondo, è il ventaglio.
Oggetto che – come avviene per tante persone che incrociamo – si apprezza tanto più quando se ne sente la mancanza: «non hai preso il ventaglio?» ci si chiede sventolandosi maldestramente con la mano. Azione inefficace: l’aria non si muove a sufficienza, non si produce alcun sollievo; azione antiestetica: evidenzia disattenzione e scarsa cura dei particolari. Al contrario, nelle mani di una donna, l’aprire il proprio ventaglio attira quel minimo di attenzioni di cui si può avere piacere. Lo sguardo di chi guarda attirato dal gesto, passerà dal ventaglio stesso, alle mani della donna, al suo viso. Inteso che l’atto di apertura non va compiuto in maniera eclatante, avendo riguardo a non fare rumore con le stecche che si vanno dispiegando. La naturalezza del gesto evidenzia consuetudine di utilizzo del piccolo prezioso arnese. I ventagli che conosco aprono tutti da sinistra verso destra, ma in ciò non individuo alcun riferimento politico.
Oggetto storico che dura nel tempo, nei secoli direi; quale altro strumento riesce ad abbinare esigenze concrete di ristoro e sollievo, con movenze estetiche e di eleganza ?
Sono questi di inizio estate, giorni di estremo e irrispettoso caldo, il sole ci appare pericoloso nella sua forza incontrollabile da noi bipedi, convinti che tutto sia alla nostra portata, forti di una tecnologia totalizzante e resa intrigante dalla cosiddetta “intelligenza artificiale”. Nell’azione del ventaglio nulla di tecnologico né di artificiale: sano e atavico movimento di polso che genera lieve – si potrebbe dire effimero – spostamento di aria. Non viene richiesta energia di alcun tipo e natura: elettrica, fossile o altro; nessuna scoria da smaltire, nessuna bolletta o addirittura accisa da corrispondere a chicchessia. Il blando movimento di braccio non può tuttavia assurgere alla categoria “esercizio fisico”, essendo assai limitato e spesso discontinuo.
Gli anni e le persone sagge che hanno preceduto le nostre generazioni nella pratica di questo prezioso oggetto hanno consentito l’elaborazione di una sorta di linguaggio del ventaglio. A partire dell’epoca vittoriana si sono codificati segnali e risposte ben chiari a chi possiede ed utilizza un ventaglio e a chi sa leggere il relativo idioma.
Immaginiamoci un uomo in una calda serata di ballo all’aperto, il ballo può essere il tango – preferibilmente – o altra danza purché di contatto, così da consigliare di avere a portata di mano il prezioso oggetto da sventolare ed esibire tra una danza e l’altra – nel tango si chiamano cortinas le pause tra una sequenza di brani ballabili e l’altra. Riaccompagniamo al suo tavolino la ballerina con la quale abbiamo appena terminato con reciproca soddisfazione la danza; abbiamo capito che italiana non è, pur non avendo scambiato parola alcuna, perché mentre si balla non si parla. Brava, bella, profumata; non più giovane ma la sua bellezza le resta attaccata. Come potere instaurare una conversazione senza essere invasivo ? Lei si risiede e fissa appena – ma è sufficiente – lo sguardo nella nostra direzione, prende il ventaglio e dopo un breve utilizzo ordinario, inizia a sventolarsi rapidamente per poi passare lo strumento nella mano sinistra ponendoselo chiuso di fronte al viso. Caso vuole – ma si sa “il caso non esiste”, come dicono nel film Kung Fu Panda – che l’uomo abbia da poco letto qualcosa sul linguaggio del ventaglio: quei movimenti equivalgono a «sono fidanzata» e a seguire «vorrei conoscerti».
La traduzione provoca un sussulto maschile.
La misteriosa ballerina poi lo sostiene con la mano destra proprio di fronte al viso: il segnale è «seguimi» e infatti lei – con grazia – si alza dal tavolino. L’uomo non può che seguire…
come finirà la storiella e la serata lo lasciamo alla fervida immaginazione del lettore.
Certo il ventaglio non può mancare in alcune serate.
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