Da san Francesco a Magnifica Humanitas, le riflessioni di mons. Perego su calo della natalità, incontro con l’altro, nuove tecnologie e «santi della porta accanto»

Una cena conviviale come occasione per riflettere sulle grandi sfide di ieri e di oggi. Lo scorso 10 settembre l’Hotel Duchessa Isabella di Ferrara ha ospitato la serata organizzata dal Rotary club ferrarese, nella quale mons. Gian Carlo Perego ha dialogato sul tema “San Francesco, uomo di relazioni” con Alberto Lazzarini, vicepresidente dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna. L’intervista è stata anticipata dal saluto del presidente del Rotary Ferrara Luca Scanavini.

FRANCESCANESIMO E FERRARA

Il nostro Vescovo ha esordito riflettendo sullo stretto rapporto tra il santo di Assisi e la nostra città: «nei suoi studi mons. Samaritani indicava nella spiritualità francescana una delle traiettorie che per secoli hanno guidato la vita religiosa della nostra città e del territorio, segnando anche l’architettura: abbiamo avuto, infatti, i francescani minori a S. Spirito, i cappuccini nella chiesa di san Maurelio, abbiamo i conventuali a san Francesco, che però a settembre 2027 lasceranno la città. Poi abbiamo le Clarisse, abbiamo avuto le Cappuccine e la confraternita in piazza Ariostea. E all’Aula Regia di Comacchio ci sono stati primi i cappuccini e oggi ci sono i francescani dell’Immacolata, che prima erano a s. Spirito. E sant’Antonio da Padova ha vissuto sei mesi a Ferrara, dove si dice abbia compiuto uno dei miracoli più famosi, quello del bambino; oltre alla presenza in città di san Leonardo da Porto Maurizio, colui che ha inventato la Via Crucis».

QUELL’INCONTRO CHE TRASFORMA

Venendo poi ad alcune riflessioni sulla figura di san Francesco, mons. Perego ha spiegato come egli da giovane fosse «molto autocentrato: la sua conversione vera fu nell’incontro con lebbroso, che trasformò la sua vita aprendola a molte relazioni: prima col vescovo, che lo salverà dalla sua famiglia e dalla comunità, che vedevano nella sua volontà di lasciare tutto un problema psichiatrico. Poi relazione con i suoi seguaci, con tre papi, che invitò a una riforma della Chiesa. E una relazione nuova, originale col creato, da cui nacque il Cantico delle creature, primo testo della letteratura italiana e fonte di ispirazione per l’enciclica Laudato si’». Cura del creato che è «estremamente attuale».

E poi la relazione con altre religioni, la partenza per la Terra Santa, l’incontro col sultano e «la scelta di fare del dialogo un elemento fondamentale, nell’epoca delle crociate».

DIALOGO E FRATERNITÀ

Dal dialogo nasce la fraternità: e proprio quest’ultima è la «caratteristica della spiritualità di s. Francesco». E fraternità è «uno dei temi della modernità – assieme a libertà ed uguaglianza – anche se è rimasta più a latere, perché più difficile, perché significa superare non solo i confini ma anche alcune distinzioni che rischiano di essere centrate su etnia, su nazione e non sulla centralità e la dignità della persona. La Magnifica Humanitas di papa Leone ha al centro proprio la dignità dell’essere umano».

E a proposito del papa, mons. Perego ha ripreso quel «realismo della misericordia» di cui ha parlato al recente Meeting di rimini. Un realismo «difficile, anche oggi: ma il vero realismo, ad esempio, non è quello di chi vuole più carceri ma quello di chi per avere sicurezza punta ancora di più sull’alternativa di pena». Tema, quello della giustizia nelle sue varie accezioni, che è centrale proprio nella prima enciclica di papa Leone XIV: «uno dei luoghi dove l’ingiustizia sociale è maggiore – ha aggiunto il vescovo – è in rapporto ai migranti, cioè quando si trasforma l’ospite in nemico.

Sempre a proposito di dialogo e di incontro, mons. Perego ha accennato a due «fratture dolorose»: quella riguardante l’ecumenismo, che «ha subìto una forte battuta di arresto» dopo lo scoppio della guerra in Ucraina nel 2022, e quello della Chiesa cattolica nel rapporto con gli ebrei in Italia e nel mondo. «Non potevamo non dire niente di fronte alla situazione di Gaza, ma ciò ha incrinato i rapporti che erano stati molto significativi in passato». Un’altra distanza oggi tra Chiesa e rappresentanti del mondo ebraico si registra «sul riconoscimento dello Stato di Palestina».

IMPEGNO SOCIALE E NUOVE SFIDE

Nel rispondere a una domanda sul rapporto col Rotary club, il vescovo ha poi colto l’occasione per ricordare di come in particolar modo dopo il Concilio Vaticano II, «la Chiesa si è aperta anche nei confronti del mondo associativo».

Ma è con la nascita della dottrina sociale a fine del XIX secolo che la Chiesa ha creato maggiori occasioni di incontro con mondi diversi. Mons. Perego ha citato due aneddoti riguardanti la sua Cremona: «nel 1900, un panificio con prezzi calmierati gestito insieme da anarchici e cattolici; e il 1° maggio del 1921 il festeggiare per la prima volta insieme socialisti e cattolici la festa dei lavoratori». La stessa Costituzione italiana «nasce da questo dialogo tra sensibilità diverse».

Alle sfide di sempre – come quella per il lavoro – si aggiungono quelle nuove, come quella dell’Intelligenza artificiale – uno dei temi di Magnifica Humanitas -, per cui, però, «bisogna prestare particolare attenzione ai rischi, in particolare in ambito militare». Non si rifiutano le tecnologie, quindi, ma è importante «la formazione delle persone nel loro utilizzo».

Altro tema più che mai attuale, anche nel Ferrarese, è quello demografico: «per rigenerare una città servono una politica famigliare e una politica migratoria», ha riflettuto il vescovo. «La rigenerazione delle nostre città è sempre avvenuta così. Elementi, questi, che per quanto riguarda Ferrara si sono aggravati radicalmente. Una politica famigliare non si improvvisa, va pensata e progettata e – riguardo l’immigrazione – spesso non si ha la capacità di far incontrare domanda e offerta di lavoro e i tempi per ricongiungimento famigliare sono i più lunghi di Europa». Insomma, «c’è un sistema che non favorisce integrazione e presenza sul territorio».

SANTITÀ E PARTECIPAZIONE

L’ultima parte dell’intervista è iniziata con un riferimento da parte di Lazzarini a don Mazzi – recentemente scomparso – e a don Mazzolari, «santi della porta accanto, che capaci di fare cose semplici ma straordinarie». «Hanno avuto l’intuizione – ha aggiunto mons. Perego – di capire come costruire relazioni nuove per affrontare i problemi, cercando di creare condivisione attorno a loro». Un cristianesimo, dunque, il loro, «vissuto accanto alla gente, che genera riconoscimento ed esemplarità».

Parola chiave in questo discorso è “partecipazione”: «una città, un’associazione, una Chiesa muoiono senza partecipazione». Partecipazione che significa anche «responsabilità, competenze, conoscenza da portare come valore aggiunto per la collettività». Partecipazione che sia sempre accompagnata dalla «gratuità, elemento che purtroppo si sta sempre più perdendo».

Andrea Musacci

 

(Foto: da sx, Alberto Lazzarini, mons. Gian Carlo Perego, Luca Scanavini, Maurizio Marcialis)

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