La denuncia dei residenti dello stabile in via Fiume 3/B, nel quartiere “Giardino” di Ferrara: qui, un’area verde di 470mq, giardino comune dei condomini, è stata venduta da ACER a un’impresa privata per farci un parcheggio recintato, illuminato e videosorvegliato. Ma la lotta dei residenti continua, ora anche in tribunale
Tutti devono sapere ciò che da oltre due anni sta accadendo all’interno del Condominio Garibaldi sito nel quartiere “Giardino” di Ferrara, via Fiume 3/B. Tutto si deve sapere di una vicenda che qualcuno vuole passi inosservata, senza clamore. Un’area verde di circa 470mq, giardino comune dei condomini nato con questa prerogativa più di cento anni fa, è stata venduta da un ente pubblico a un’impresa privata. Obiettivo: costruire un parcheggio, recintato, illuminato, videosorvegliato.
Questo giardino, facente parte di un’area verde condominiale di oltre 1700mq con edifici vincolati dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, nella città patrimonio UNESCO, con alberature ad alto fusto ultra decennali, rifugio di specie volatili migratorie e luogo di ristoro, gioco e socialità per famiglie, bambini e anziani deve, a detta di chi ha comprato l’area, svolgere un’altra funzione e non importa se questo arrecherà un danno permanente ai residenti e proprietari che da oltre mezzo secolo quell’area l’hanno rispettata, curata e tutelata. Non importa se oltre alla salute dei residenti si provocherà anche un enorme danno ambientale e non importa, se oltre a tutto questo, gli immobili subiranno una grave svalutazione. 38mila euro la cifra chiesta ai condomini, 28mila euro la cifra “conveniente” dell’accordo finale tra ACER e l’impresa privata che l’ha acquistata.
Dovremmo pensare che un ente pubblico come ACER, avendo per statuto tra le sue finalità, quella di sostenere il tessuto sociale e promuovere l’integrazione e la cura condivisa degli spazi comuni, potesse tornare dai condomini e trovare un accordo. Poteva sì, ma così non è stato. Nessun bando, nessuna informazione preliminare, nessun ulteriore tentativo di negoziazione.
“A pensare male si fa peccato, ma spesso si indovina”. E viene ancor più da pensare male ad apprendere che i 17 posti auto in progetto vengono venduti a 37mila euro cad. Fate voi i conti. Dopo oltre due anni e il tentativo estenuante del nostro comitato di portare la questione alle istituzioni locali, non abbiamo risposte e neppure il dialogo con la nuova presidenza ACER ha sortito alcun effetto. Abbiamo lottato sulle pagine dei quotidiani, nei servizi del telegiornale regionale e attraverso una petizione ma, soprattutto, abbiamo lottato quotidianamente qui, a casa nostra, presidiando giorno dopo giorno l’avanzare dei lavori, ottenendo in piccolissima parte di rallentare la devastazione del manto erboso e gli abbattimenti dei grandi alberi e di correggere gli abusi edilizi perpetrati, ma nulla è servito a fermare lo scempio.
- L’area dall’alto, prima dell’inizio dei lavori
- L’area dall’alto, dopo l’inizio dei lavori
Oggi siamo all’ultimo atto di una storia bruttissima che crediamo non avere precedenti nella nostra città. Vedere privarsi di uno spazio sociale condiviso nello stesso luogo in cui abiti è quanto di più triste e avvilente possa avvenire. Lo è per gli anziani che invece di stare chiusi in casa potevano scambiarsi due chiacchiere all’ombra di un albero, lo è per i bambini che ci giocavano, lo è per chi ha comprato casa, anche per la presenza di quello spazio verde che a breve verde non sarà più. Vedersene privati e sentirsi inermi è come essere colonizzati.
Qual è il motivo di tutto questo accanimento? Perché consentire con tale leggerezza la nascita di nuove isole di calore? Consapevoli di questo e delle criticità sui temi di salute e ambiente siamo stati costretti, 26 nuclei familiari, a istituire un processo civile che avrà luogo ad ottobre. L’area oggetto della vertenza è destinata a sopperire da un momento all’altro cambiando definitivamente natura. Sul cancello comune è infatti apparso il cartello di un’agenzia immobiliare che pubblicizza la vendita dei posti auto.
Attendiamo urgentemente risposte soprattutto dalle istituzioni che hanno il dovere di tutelare la salute dei propri cittadini e il luogo in cui abitano. Basterebbe informarsi sul perché il nostro quartiere si chiama Giardino e quali finalità si erano preposti gli ideatori del progetto, finalità che per quanto riguarda la cura del verde urbano sono valide soprattutto ora che abbiamo saggiato cosa significa vivere in città con le temperature di questi giorni di grande calore.
Si parla di forestazione urbana, dislocamento dei parcheggi, politiche green ma qui si applica il principio opposto: ci sono cittadini di serie A e cittadini di serie B?
Comitato per un giardino verde

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