Il lettore Andrea Guerzoni nella sua lettera uscita oggi, 1° luglio, su Il resto del Carlino – Ferrara, ricorda che Balbo si è opposto in Gran Consiglio del Fascismo nel 1938 alla promulgazione delle leggi razziali e che era amico del podestà Ravenna.
A questo tema, lo storico Giorgio Fabre ha dedicato il suo libro Il Gran Consiglio contro gli ebrei. 6-7 ottobre 1938: Mussolini, Balbo e il regime (Il Mulino, 2023). Qui, Fabre analizza documenti inediti, in particolare la copia appartenuta a Italo Balbo del ciclostilato contenente la bozza della Dichiarazione sulla razza preparata da Mussolini per la riunione del Gran Consiglio. Scrive Fabre: «come affermò il suo giornale [il Corriere Padano] la Dichiarazione era stata “una carta statutaria della politica fascista della razza”. Era un progetto politico che Balbo, ora lo si comprende molto meglio, aveva in sostanza condiviso».
Comunque sia, Balbo non impedì che Ravenna lasciasse il suo incarico di Podestà e che in città a Ferrara le leggi razziali fossero applicate.
Guerzoni dice poi che il Popolare Grosoli appoggiò con il Centro nazionale italiano, fondato nel 1924 e formato da Popolari conservatori, il governo di Mussolini, contrariamente all’altro gruppo dei Popolari che andò sull’Aventino. Vero, ma Grosoli nel 1930 deluso dalla politica del Fascismo sciolse il Centro nazionale italiano e, dopo la crisi del 1929 che colpì le sue attività bancarie e sociali, si ritirò a vita privata nel convento delle Stigmatine di Assisi dove morì nel 1937. Per quanto riguarda il rapporto coi vescovi, mons. Rossi decise di non ricevere Balbo in udienza dopo l’omicidio di don Minzoni. Era, inoltre, noto alla curia che Balbo fosse stato affiliato alla loggia massonica ‘Gerolamo Savonarola’ di Ferrara, loggia che Balbo fu costretto a lasciare, come altri fascisti, per una direttiva di Mussolini.
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LA LETTERA DI GUERZONI
Caro Carlino,
ho letto un comunicato dell’Arcidiocesi in cui si dice che Balbo fu tra i primi sostenitori delle leggi razziali. Non so chi abbia vergato il comunicato, ma è vero esattamente il contrario perché Italo Balbo, grande amico di Renzo Ravenna, fu uno dei pochi gerarchi ad esprimersi criticamente nei confronti di norme che riteneva inique e sbagliate,
anche perché la maggior parte degli ebrei non era stata certo ostile al fascismo. Vorrei poi ricordare che Giovanni Grosoli, la cui figura è stata recentemente riproposta da mons. Perego all’attenzione dei cattolici ferraresi, si espresse in termini assai elogiativi nei confronti del nascente fascismo guidato da Balbo, il quale, infine, ebbe ottimi rapporti con mons. Ruggero Bovelli.
Andrea Guerzoni
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