La battaglia portata avanti dalla giornalista Maggiori, dall’avv. Maestri e da un Coordinamento cittadino per la trasparenza sulle armi che transitano per il porto bizantino. Le gravissime parole dell’Avvocatura di Stato sull’Italia in guerra e la cronistoria della lotta di un intero territorio (e non solo)
di Andrea Musacci
A un’ora e mezza di auto da Ferrara, un porto rilevante da anni è al centro dell’attenzione del mondo pacifista per il traffico di armi diretto all’estero, Israele compreso. Una questione portata avanti in particolare dalla giornalista Linda Maggiori, assistita dall’avv. Andrea Maestri del Foro di Ravenna, e dal “Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna”.
Il porto di Ravenna nei primi sei mesi del 2026 ha registrato lo scalo di oltre 14 milioni di tonnellate di merci, con un incremento del 5,9% rispetto allo stesso periodo del 2025 (ca. 785 mila tonnellate in più). Quest’anno gli sbarchi hanno raggiunto oltre 12 milioni di tonnellate, mentre gli imbarchi ca. 1 milione e 600mila. Porto che è, purtroppo, anche in crescita per le crociere: nei primi sei mesi del 2026 il Terminal Crociere di Ravenna ha registrato 37 scali, otto in più rispetto allo stesso periodo del 2025.
Tornando al traffico di armi, Maggiori a inizio 2026 ha presentato un’istanza di accesso civico generalizzato all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ravennate per conoscere i quantitativi di materiale bellico e armamenti transitati per lo scalo ravennate nel 2025. Agenzia che, però, si è rifiutata di fornire i dati.
Maggiori e il suo legale Maestri hanno quindi presentato ricorso al TAR dell’Emilia-Romagna, il quale il 1° luglio scorso ha accolto parzialmente l’istanza: nella sentenza, infatti, i giudici hanno annullato il diniego relativamente ai volumi complessivi, stabilendo che i meri dati numerici e quantitativi possiedono un carattere neutro e irrilevante rispetto alle motivazioni di tutela avanzate dall’Amministrazione, ordinando quindi a quest’ultima di garantire l’accesso ai dati richiesti. Il Tar ha invece ritenuto legittimo il diniego sulla secretazione dei paesi di provenienza e destinazione, ravvisando in ciò una potenziale interferenza con la sicurezza nazionale e le relazioni internazionali.
A fine agosto, l’Avvocatura dello Stato – in difesa dell’Agenzia delle Dogane – ha, però, impugnato la decisione presentando appello al Consiglio di Stato e richiedendo la sospensione dell’esecutività della sentenza con queste parole particolarmente gravi: «La rilevanza militare complessiva del Porto di Ravenna e la sua strategicità nel dispositivo difensivo marittimo complessivo della Nazione sono profili che rientrano a pieno titolo nella “sicurezza nazionale” e nelle relazioni internazionali dello Stato (…) quali “interessi-limite” nel divieto di accesso. La propalazione, attraverso i mezzi di informazione, dei dati e delle informazioni de quibus consentirebbe alle potenze straniere di avere contezza del ruolo strategico, per gli interessi nazionali e per le relazioni internazionali dello Stato, del porto di Ravenna, e ciò è un’evenienza assolutamente da scongiurare nell’attuale contesto storico-politico in cui, come è a tutti noto, è in corso una guerra mondiale “a pezzi” e “ibrida” che coinvolge, tra gli altri, anche l’Italia».
Il Consiglio di Stato ha scelto di non pronunciarsi sulla richiesta di sospensiva, fissando direttamente l’udienza di merito all’8 ottobre per la trattazione collegiale della causa.
Maggiori e il Coordinamento contro le armi nel porto di Ravenna hanno invitato alcune associazioni a costituirsi parte civile e così hanno fatto Usb e Weapons Watch. Un’analoga richiesta è stata rivolta al Comune di Ravenna e alla Regione Emilia-Romagna, ma lo scadere della possibilità di costituirsi parte civile è fissato per il 7 settembre e le istituzioni lo faranno. Le due istituzioni si sono limitate, in un comunicato, a difendere le parole del TAR. Lo scorso 3 settembre alla Festa dell’Unità cittadina, in occasione di un incontro sul porto, il sindaco, incalzato dalle domande di alcuni membri del Coordinamento contro le armi dal porto di Ravenna, ha confermato che il Comune di Ravenna non interverrà ad adiuvandum al Consiglio di Stato. Il 30 ottobre, inoltre, è previsto uno sciopero internazionale dei porti proprio contro la guerra e il transito di armi, indetto da diversi sindacati di portuali. Anche il porto di Ravenna parteciperà alla mobilitazione. Ricordiamo anche che in una situazione simile nel porto di Livorno, l’Agenzia delle dogane, a fronte di un’analoga richiesta, aveva comunicato i quantitativi annui di transito.
UN ANNO DI LOTTE PER LA TRASPARENZA
Ma ripercorriamo brevemente la battaglia a partire da inizio 2025. Il 4 febbraio dell’anno scorso l’Agenzia delle dogane e dei monopoli ha eseguito il “sequestro d’urgenza” al porto di Ravenna di un grosso carico di lavorati metallici destinati a Israele (807 pezzi per un peso complessivo di oltre 13 tonnellate). L’accusa della Procura romagnola è che quel carico predisposto alla spedizione da parte dell’azienda lecchese Valforge Srl e bollato come una “normale” partita di arnesi metallici fosse in realtà classificabile come materiale d’armamento. E che la stessa società, incaricata dalla Israel military industries (Imi Ltd), non fosse autorizzata a farlo. Alcuni mesi dopo, il 30 giugno, dallo stesso porto parte un carico di munizioni a bordo della nave Zim New Zealand diretto ad Haifa (Israele), provvisto del simbolo “esplosivi” classe 1.4S. Un’altra inchiesta giornalistica dei giornali The Ditch e Shadow World Investigations, ripresa dal Manifesto, rivela poi che il 7 agosto 2025 la nave Zim New Zealand ha lasciato il porto sloveno di Capodistria (Koper) con due carichi di armi diretti a Israele, facendo tappa nei porti di Venezia (8 agosto) e Ravenna (9 agosto).
Agosto 2025: Linda Maggiori su Altreconomia parla del progetto Undersec (ottobre 2023 -settembre 2026, «finanziato con sei milioni di euro tramite fondi del programma quadro dell’Ue Horizon», e riguardante «l’implementazione di tecnologie per la sicurezza marina e sottomarina nei porti». Progetto che «coinvolge 22 enti di 10 Paesi europei oltre a Israele, che partecipa con il ministero della Difesa, il colosso militare Rafael Advanced System e l’Università di Tel Aviv. L’Italia partecipa con l’Autorità portuale di Ravenna, la fondazione Issnova di Napoli e un’azienda marchigiana, la Cnt Technologies». Maggiori evidenzia anche il fatto che l’Autorità portuale di Ravenna siede nel comitato di controllo di Undeserc, insieme al ministero della Difesa di Israele, è “addestrata” dall’Università di Tel Aviv, e sperimenta anche tecnologie del colosso militare Rafael, «le stesse con cui sono state assaltate le navi della flotilla», sottolinea la giornalista.
Settembre 2025: container pieni di armi provenienti dalla Repubblica Ceca sono caricati nel porto di Ravenna su navi di una compagnia israeliana e destinati ad Haifa e all’esercito israeliano. A segnalarlo è The Weapon Watch, Osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei, che negli ultimi mesi ha raccolto le testimonianze dei portuali ravennati.
Venendo a quest’anno, a marzo tredici tonnellate di materiali metallici d’armamento vengono sequestrati preventivamente al porto di Ravenna. Avrebbero di lì a poco preso il largo per raggiungere Israele, e più precisamente la società Imi System. A risultare indagato per “trattativa non autorizzata per l’esportazione di materiale d’armamento” è un imprenditore lecchese, amministratore unico dell’azienda Valforge srl di Cortenova. Lo stesso mese, i Giovani Palestinesi in Italia pubblicano un dossier di oltre 60 pagine per denunciare il coinvolgimento italiano nel genocidio del popolo palestinese perpetrato da Israele. Il documento, compilato in collaborazione con diverse altre associazioni, evidenzia come dopo il 7 ottobre 2023 l’Italia avrebbe inviato a Israele 416 spedizioni contenenti apparecchiatura tecnologica, componenti per aerei, e strumentazione a uso militare, oltre a centinaia di migliaia di tonnellate di carburante. Tra i vari, sono compresi oltre 150 carichi di componenti aerospaziali e avionici da Leonardo, la maggiore industria bellica italiana, tra cui anche spedizioni alle linee di produzione di aerei impiegati nei bombardamenti a Gaza. A maggio scorso venti tonnellate di materiale refrattario arrivano al porto di Ravenna destinato alle acciaierie israeliane che riforniscono l’esercito. A lanciare l’allarme è il Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna, secondo cui il «materiale proveniente dall’Austria verrà trasportato probabilmente sulla nave MSC Maison II verso l’acciaieria Hod Assaf Metals Ltd, a Kiryat Gat, fornitore certificato dell’esercito israeliano e del Ministero della Difesa».
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PER APPROFONDIRE
A marzo scorso, il Rapporto dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) ha spiegato come nel quinquennio 2021-2025 nel mondo si è scambiato il 9,2% di armi pesanti in più rispetto ai cinque anni precedenti. L’aumento dei flussi globali di armi è il più significativo dal quinquennio 2011-2015. Il fattore trainante è l’Europa. E dentro l’Europa, soprattutto l’Ucraina, che da sola ha ricevuto il 9,7% di tutti i trasferimenti di armi nel periodo 2021-2025.
Nel dettaglio, in Italia le esportazioni di armamenti sono aumentate del 157%, la crescita più alta in assoluto tra i primi dieci fornitori mondiali. Dal decimo posto del 2016-2020, Roma è balzata al sesto.
In Italia, vige la legge 185 del 1990 che regola l’export di armamenti italiani. Questa legge si basa sul principio che la vendita di armi non può essere considerata un semplice business ma dev’essere legata a politica estera, rispetto dei diritti umani e ruolo di promotrice di Pace dell’Italia sancito dall’articolo 11 della Costituzione. Altro elemento fondamentale è quello della trasparenza, declinato in particolare attraverso la Relazione annuale che il Governo deve inviare al Parlamento trasmettendo tutti i dati sull’esportazione di armi.
Ma un Disegno di Legge di iniziativa dell’attuale Governo Meloni intende modificare, peggiorandola in maniera rilevante, questa legge. Il ddl è stato approvato dal Senato nel Febbraio 2024 e ora – per diventare modifica definitiva – dovrà essere votato alla Camera dei Deputati.
Contro questo ddl esiste una petizione, dal titolo “Basta favori ai mercanti di armi! Fermiamo lo svuotamento della Legge 185/90”. Qui per maggiori informazioni: https://retepacedisarmo.org/petizione-legge185/
(Foto: https://www.rawpixel.com/)
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