Gratitudine e tristezza si sono unite oggi per l’addio, dopo 80 anni, alla presenza delle suore francescane missionarie di Cristo nella parrocchia di Porto Garibaldi. A fine messa il vicesindaco di Comacchio Michele Tanese ha letto un messaggio di ringraziamento.
È stato il nostro arcivescovo mons. Gian Carlo Perego a presiedere la Messa di saluto.
Di seguito pubblichiamo il testo in integrale della sua omelia.
«Reverenda Madre provinciale delle Suore francescane missionarie di Cristo, onorevoli Autorità, cari fratelli e sorelle, questa celebrazione domenicale è segnata dal dolore per la partenza, dopo 80 anni delle Suore francescane missionarie di Cristo, che hanno seguito dal 1946, dal dopoguerra ad oggi, la vita delle persone e delle famiglie di Porto Garibaldi e dei turisti che sempre più numerosi arrivavano sui nostri lidi. Una presenza di fede, anzitutto, con il carisma francescano della povertà e del servizio in particolare ai piccoli e ai poveri; una presenza missionaria, che ha testimoniato non solo a parola, ma con la vita, anche di sacrifici la fede in Cristo; presenza educativa, attraverso la gestione fino allo scorso anno della scuola materna; una presenza di prossimità alle donne e alle famiglie in particolare. Ogni dono , soprattutto il più bello, è un segno della grazia di Dio, che non sempre comprendiamo o apprezziamo, se non quando lo perdiamo. La crisi delle vocazioni sta facendo mancare nelle nostre parrocchie – quest’anno a Volania e a Porto Garibaldi – la presenza della vita consacrata attiva, tra le case, in parrocchia. Domandiamoci perché i nostri giovani e le nostre giovani non scelgono più questa vita. Domandiamoci quanto crediamo nel dono di una vita al Signore e alla Chiesa. Forse, talora, pretendiamo solo un dono del Signore, ma non accompagniamo con la nostra vita di fede, la nostra preghiera, la nostra testimonianza la nascita di nuove vocazioni alla vita consacrata. Ci mettiamo in ascolto della Parola di dio, Parola di vita. La pagina del libro del Siracide ci invita al dominio di sé, delle proprie emozioni e ci ricorda quali sono gli atteggiamenti che dobbiamo correggere nella nostra vita. Anzitutto il rancore e l’ira, la rabbia che talora genera conflitti, offese e violenze. Di fronte anche a fatti gravi, come quelli che la cronaca purtroppo spesso ci segnala, siamo incapaci a usare parole di comprensione e di perdono, ma immediatamente scatta il desiderio di rivalsa se non di vendetta, ci ricorda il Siracide. Ieri come oggi. Il Signore, ricco di misericordia e “buono e grande nell’amore” – come ci ha ricordato il salmo 102 – ci invita alla responsabilità, che è soprattutto rispetto dei comandamenti: di Dio, delle persone e delle cose altrui, nella consapevolezza che ognuno di noi ha bisogno di perdono per i suoi peccati. San Francesco, modello delle Missionarie francescane, ha insegnato il perdono e la pace come due atteggiamenti che rafforzano e non indeboliscono le relazioni. Non sempre noi abbiamo questa consapevolezza che la violenza chiama solo altra violenza. Nella pagina alla comunità di Roma – una comunità formata da persone diverse, come quelle che arrivano ogni estate ai nostri lidi – San Paolo ricorda un principio fondamentale nella vita di fede e cioè che “nessuno vive solo per se stesso”. Lo stile di vita cristiano è guidato dal servizio e dall’amore che si riversa su ogni persona, a cominciare dal più piccolo, sofferente e lontano. E’ attraverso l’instancabile vicinanza al dolore e ai bisogni dei poveri, delle vittime, degli ultimi, che il credente rende visibile il volto di Cristo a chi non lo conosce, aprendo la strada all’ascolto della sua Parola che può anche trasformarsi in annuncio che non necessariamente si traduce in conversione. E’ con questa consapevolezza che le Suore francescane missionarie hanno camminato tra voi, in compagnia dei diversi sacerdoti con cui hanno collaborato dal don Pio Laghi, poi cardinale, vicario in questa parrocchia e amico dell’asilo, a don Arpa e don Zaghi che rispettivamente hanno fatto 20 anni e 27 anni di vita parrocchiale e agli altri sacerdoti vicari e parroci fino ad oggi. Non dimentichiamo, cari fratelli e sorelle, l’amore, il servizio e la dedizione di chi si consacra al Signore e che ci richiama continuamente – come scrive Paolo che da cristiani “viviamo e moriamo nel Signore”. L’amore e il perdono sono anche al centro della pagina evangelica di Matteo. Alla domanda di Pietro a Gesu su “fino a quando dobbiamo perdonare”, Gesù risponde “sempre”, che è il senso di quel 70 volte sette. Il perdono non ha limiti. Il Regno di Dio cresce nel perdono e nel condono, ricorda la pagina evangelica e non, lo ha detto il Siracide e lo ripete l’evangelista Matteo, con la vendetta. Gesù ci ricorda che non possiamo pretendere il perdono quando compiamo noi un peccato e non comprenderlo per gli altri, come il servo malvagio della parabola. Solo il perdono guarisce le ferite e non la violenza. San Francesco ha ottenuto per noi dal Papa il perdono d’Assisi che si ripete ogni anno ai primi di agosto; il Giubileo che abbiamo da poco vissuto è stato un tempo di perdono; il sacramento della Riconciliazione, che talvolta non valorizziamo, è luogo di perdono. Papa Leone ci ha ricordato che “quando la luce del perdono riesce a filtrare tra le crepe più profonde del cuore, capiamo che non è mai inutile. Anche se l’altro non lo accoglie, anche se sembra vano, il perdono libera chi lo dona: scioglie il risentimento, restituisce pace, ci riconsegna a noi stessi” (20 agosto 2025). Dio misericordioso insegna e regala sempre il perdono, conclude la parabola. E ll perdono è anche un volto della Chiesa fraterna. E della fraternità sono state testimoni le Suore missionarie francescane in questa comunità, curando le relazioni, favorendo la comprensione reciproca e la correzione fraterna, annunciando il Vangelo della gioia e della pace. Cari fratelli e sorelle, mentre salutiamo e ringraziamo le nostre Suore missionarie di Cristo dopo 80 anni di presenza tra noi, impegniamoci a mantenere vivo il loro stile di vita fraterno, il valore delle relazioni, la ricerca del perdono e della pace nel servizio soprattutto agli ultimi nella Chiesa. Il Signore sia abbondante con le sue grazie sulle nostre Suore e doni alla Congregazione delle Suore missionarie di Cristo nuove vocazioni al servizio dell’annuncio del vangelo. Così sia».
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