La Francia è praticamente senza governo, l’Inghilterra procede tra mille affanni, così come la Germania. I dati economici sono stagnanti; una situazione questa condivisa anche dall’Italia, tenuta solo parzialmente a galla dal Pnrr. Nonostante questo le Borse di Parigi, Londra, Francoforte e Milano corrono. La spiegazione è forse semplice; il valore delle società quotate è alimentato dalle iniezioni di liquidità provenienti dai grandi fondi, a cominciare da quelli Usa, dai profitti fatti dalle stesse società che si dedicano all’acquisto di prodotti finanziari forniti dagli stessi fondi, e dalla distribuzione di dividendi agli azionisti, costituiti proprio dai grandi fondi, e dalle numerose operazioni finanziarie concepite per alleggerire la tassazione. 

Le Borse vanno bene perché sono indifferenti alla politica e rispondono al potere unico dei grandi attori finanziari in grado di stravolgere la realtà e di plasmarla a proprio piacimento. È difficile immaginare, in queste condizioni, strategie di programmazione economica legate a politiche creditizie e occupazionali. Nella finanza occidentale, produzione e lavoro sembrano essere sempre più residuali. Gli effetti sono inevitabili: una continua frammentazione della produzione in micro-imprese che faticano a generare reddito, una crescente indifferenza per le scadenze elettorali e la progressiva, totale dipendenza dalla “democrazia” finanziaria dei fondi, veri arbitri, attraverso la remunerazione del risparmio, delle sorti collettive.

Guglielmo Bernabei

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 19 dicembre 2025

(Nella rubrica “Pillole di economia”)

 

(Foto: Pexels – Essow-k)

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