Una mostra nella chiesa di via Mambro e l’esperienza in Calabria dalle Monache di sr Solera

di Patrizia Trombetta

Come ogni anno, durante la festa di Sant’Agostino nell’omonima parrocchia di via Mambro a Ferrara, dedichiamo una serata per approfondire il pensiero teologico del patrono che nella Chiesa ha il titolo di Vescovo e Dottore. Quest’anno la “serata teologica” del 29 agosto è stata organizzata in due momenti distinti ma con la stessa tematica. Il primo, l’inaugurazione della mostra “Agostino cardioforo. Il cuore nell’iconografia agostiniana”. Piccola parentesi. Quando parliamo di iconografia dei santi si fa riferimento all’insieme degli elementi visivi, simbolici e degli attributi che vengono usati per rappresentare un santo in un’opera d’arte. Questi “attributi” – oggetti, animali, caratteristiche fisiche e abbigliamento – servono a identificare immediatamente il santo raffigurato, narrando aspetti della sua vita, delle sue virtù, dei suoi miracoli o del suo martirio.

La mostra ha proprio questo fine, pedagogico e catechetico, per rendere “riconoscibile” S. Agostino alle persone “analfabete”.

Nella mostra, preparata e allestita da due adulti e due ragazzi dell’ACR, Nicola e Giacomo, sono presenti 15 pannelli rappresentanti alcune miniature, quadri, vetrate e statue del santo dal cuore in mano. Inoltre vi è anche rappresentata l’evoluzione dello stemma degli agostiniani: appunto un cuore attraversato da una freccia, su un libro aperto. Chi verrà a visitare la mostra (collocata in chiesa) si troverà di fronte un allestimento semplice e dai tratti casalingo, ma dal contenuto sostanzioso. Sulle colonne abbiamo appeso delle asserzioni della Dilexit nos, l’ultima enciclica di papa Francesco del 2024, a nostro avviso messa da parte troppo in fretta. Alcune espressioni ci hanno fatto molto riflettere; ecco un esempio: «In questo mondo liquido è necessario parlare nuovamente del cuore. Ci muoviamo in una società di consumatori seriali che vivono alla giornata, dominati dai ritmi e dai rumori della tecnologia, senza molta pazienza per i processi che l’interiorità richiede. Manca il cuore» (DN 9). Ci hanno fatto così tanto pensare che abbiamo chiesto aiuto anche alle Monache agostiniane di Rossano Calabro (CS).

Ed è stato proprio il collegamento con loro a completare la seconda parte della “serata teologica”. Suor Lucia Solera ha infatti dilatato il pensiero di Sant’Agostino non solo legato al cuore, ma parlando di verità, unità e umiltà, argomenti e impegni concreti vissuti in primis dal nostro patrono. Dell’intervento di suor Lucia, che poi si è trasformato in dialogo con i presenti alla serata, rimandiamo alla visione del video sul canale web della parrocchia (qui: urly.it/31bzxc).

Suor Lucia Solera, di origini ferraresi, la settimana precedente aveva incontrato il gruppo giovani della parrocchia, sceso in Calabria per conoscere non solo la vita delle contemplative agostiniane, ma anche la realtà che si vive in quella terra, spesso conosciuta per corruzione e mafia. Qui di seguito alcune brevi riflessioni dei nostri ragazzi e ragazze su quella esperienza calabrese: «L’incontro con suor Lucia e suor Clara si è rivelato molto concreto, nonostante ai nostri occhi il loro stile di vita fosse distaccato dal mondo. Mi ha colpito la loro consapevolezza di non poter cambiare tutto il mondo, ma di provare nel proprio piccolo a renderlo un posto migliore attraverso la cura delle relazioni. Se dovessi fare un riassunto di questa settimana calabrese, ho visto la presenza di Dio in ogni incontro: in suor Giovanna e i giovani, negli avvenimenti quotidiani di lotta alla legalità in Pasquale e Cristina, nell’avere un amico a cui confidare i propri pensieri per Suor Lucia e Suor Clara, nell’ospitalità di Maria Letizia, Cristian, Pasquale, Loredana, Maria. Storie diverse, luoghi diversi e racconti personali diversi, con la presenza del Signore forte e chiara. Torno a casa con la consapevolezza che nessuno di noi può risolvere i problemi del mondo da solo, ma ciascuno può fare concretamente la propria parte. Per il resto, come ha detto suor Lucia, “per fortuna è tutto nelle mani del Signore”».

«Era la mia prima esperienza di questo genere… e non posso che dire che a fine di tutto ciò, sono contentissima di essermi buttata in questa nuova avventura. Ogni momento passato con voi, ogni incontro fatto e ogni tuffo in mare mi hanno ricordato che attorno a noi non siamo mai soli, anche se a volte si pensa così. Che pure una monaca di clausura… è social!». 

«Un grazie davvero speciale a tutti, e in particolare a don Michele, per avermi regalato questi giorni che hanno sicuramente cambiato qualcosa di me». 

Infine, lo scorso 28 agosto, nella solennità del patrono, assieme a don Michele Zecchin (che tra poco concluderà il suo servizio nella parrocchia di sant’Agostino) ha celebrato don Saverio Finotti, parroco eletto. Ed è importante vedere come ci sia sempre continuità nella Chiesa di Cristo perché come ha detto l’agostiniano papa Leone il giorno dopo la sua elezione, «un impegno irrinunciabile per chiunque nella Chiesa eserciti un ministero di autorità è questo: sparire perché rimanga Cristo, farsi piccolo perché Lui sia conosciuto e glorificato (cfr Gv 3,30), spendersi fino in fondo perché a nessuno manchi l’opportunità di conoscerlo e amarlo». 

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 5 settembre 2025 

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