Indimenticata docente del liceo Ariosto di Ferrara, riusciva a far passare dalla carta al cuore e all’intelletto i tesori e gli interrogativi dei grandi della letteratura
Il tuo «buongiorno ragazze» squillava ancora in corridoio, perché appena varcavi la porta della classe noi, penna impugnata e quadernoni aperti, dovevamo essere già pronte a scrivere gli appunti che stavi dettando. Mica potevamo perderci le prime tre frasi! Non osavamo dirti che non eravamo ad un corso di stenografia, bensì al triennio del liceo classico Ludovico Ariosto, tempio della italo-greco-latinità ferrarese negli anni 1969-1972, ma le nocche alla fine dell’ora erano ammaccate e ciascuna nel tempo aveva sviluppato una personale tecnica abbreviativa. E, nonostante questo, ti abbiamo sempre stimata e sentita vicina.
«Scrivete, scrivete, scrivete»: abbiamo riempito decine di quaderni dei tuoi preziosi appunti. Tanto che per la cena di fine liceo, vigilia della maturità, il nostro regalo è stato un quinterno di fogli…non ci sono neanche più, i quinterni. Sembrava che fosse troppo importante quello che avevi da insegnarci e il tempo troppo breve per far passare dalla carta al cuore e all’intelletto i tesori che la letteratura italiana aveva in serbo per noi. Nonostante la verve e la passione, incredibilmente non hai mai voluto essere tu la protagonista del tuo dire, talvolta declamare, addirittura imporre: protagonisti erano la bellezza, l’arte di scrivere bene e il bene, l’interrogarsi sul senso del vivere, dramma-felicità-dolore, che i grandi autori potevano insegnarci, tramite te.
Non ci credi, di essere stata così capace di trasmettere la cultura che fa pensare e dunque crescere? Senti un po’ che cosa ci viene in mente di dirti, adesso che sei dove si sa tutto ciò che ci serve e ci completa…
«Non dimenticherò mai le tue lezioni sulla Divina Commedia, così ispirata da quei versi quasi fosse Dante in persona a declamarli per noi».
«I ricordi più belli che conservo del liceo sono legati a te e all’affetto e alla passione che sapevi trasmetterci».
«Dal più azzurro dei cieli sentiremo ancora la tua passione, ameremo ogni parola poetica, che, con vaghezza e mistero, ci evocherà il tuo insegnamento, una scintilla di eterno incisa nel ricordo».
«Ho un ricordo vivo e bello di docente che amava il suo lavoro e che ha saputo trasmettere con serietà, passione ed affetto i suoi insegnamenti».
Infinitamente grazie per l’affetto e la passione che ci hai trasmesso nei tuoi insegnamenti.
E poi ti abbiamo ritrovata, giovanissima anziana, dopo cinquant’anni dalla maturità, raggiante come allora, che non sapevi come rinnovarci l’assicurazione di quanto ci avevi amate, tutte, di quanto ci tenevi nel cuore pregando per noi. Non hai mai smesso di approfondire e coltivare saggezza, nella famiglia di fratelli e sorelle nella fede, tenendo incontri e conferenze, in tutta umiltà, unendo sempre rigore filologico ed ermeneutico alla testimonianza vivace delle esperienze personali. Fede e ragione, testimonianza e ascolto aperto al prossimo.
Ti pensiamo, grate anche per l’esempio di vita, unita al tuo grande amore, il tuo sposo Raffaele, come l’hai sempre chiamato. Continua a ricordarti di noi.
Con imperituro affetto,
Le tue “ragazze” della III D
Non vuoi perderti nemmeno un articolo? Abbonati qui!



