• Redazione

Volontari Avis, il dono nella pandemia: omelia di mons. Perego

Basilica di San Francesco, Ferrara, 19 dicembre 2020


S. E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


È una gioia celebrare con voi, cari donatori e donatrici dell’Avis, questa Eucaristia che ci prepara al Natale. Una Natale, quest’anno, diverso per il tempo di pandemia che viviamo, che limita relazioni e legami, abbracci e saluti, ma che ancor di più arricchisce l’attesa di incontrare il Signore della storia, il Dio con noi. Saluto il Presidente e le autorità presenti.

La Parola di Dio ci parla anzitutto, di due coppie sterili e avanti negli anni che ricevono l’annuncio dall’angelo che avranno un figlio. Nella pagina del libro dei Giudici, il figlio che nascerà sarà Sansone. Nella pagina evangelica di Luca l’annuncio a Zaccaria ed Elisabetta riguarderà la nascita di Giovanni. Tre sono i messaggi che vengono da queste pagine della Parola di Dio che abbiamo ascoltato e che preparano il Natale. Anzitutto Dio è il Signore della vita. La vita è un dono di Dio, ma chiede la partecipazione dell’uomo, la disponibilità da parte dell’uomo. In secondo luogo, Dio vuole la libertà del suo popolo e per questo, nei momenti di schiavitù, suscita uomini che ridaranno libertà e forza al suo popolo: come Sansone, che libererà Israele “dalle mani dei Filistei” e Giovanni che aprirà la strada al Messia, Gesù. In terzo luogo, Dio con il suo intervento regala la gioia a chi si fida e affida a Lui. Anche i donatori e le donatrici di sangue servono la vita: il loro gesto di dono salva e promuove la vita. In questo tempo di pandemia, abbiamo capito ancora di più l’importanza del dono del sangue, come di ogni dono. “fa molto bene fare memoria del bene” (F.T. 249) – scrive Papa Francesco. Il volontario, colui che dona e condivide, è stata una delle figure che hanno alleviato il dolore, la distanza, la povertà e tutelato la salute in questo tempo di pandemia. Il mondo del volontariato e del dono, di cui fa parte anche il popolo degli avisini, hanno creato condivisione, solidarietà, aiutando ad uscire dall’isolamento e dall’individualismo, costruendo nella gratuità del dono speranza. I volontari del dono del sangue fanno parte di quelle persone ricordate da papa Francesco – nell’enciclica Fratelli tutti – che, nella recente pandemia, “nella paura, hanno reagito donando la propria vita;” che sono “stati capaci di riconoscere che le nostre vite sono intrecciate e sostenute da persone ordinarie che, senza dubbio, hanno scritto gli avvenimenti decisivi della nostra storia condivisa: medici, infermieri e infermiere, farmacisti, addetti ai supermercati, personale delle pulizie, badanti, trasportatori, uomini e donne che lavorano per fornire servizi essenziali e sicurezza, volontari, sacerdoti, religiose” , e che “hanno capito che nessuno si salva da solo” (F.T. 54). Il volontario che dona crea attorno a sé anche libertà: libertà da condizionamenti esterni, libertà dalle proprie preoccupazioni, libertà di condividere, libertà di salvare altri da una condizione di salute difficile. Il dono del sangue e del plasma in questo tempo di pandemia ha ridotto i morti – purtroppo ormai quasi 350 anche nella nostra terra – ha aiutato la cura, ma soprattutto a costruito fraternità, comunità. In questo senso il dono del sangue è stato un gesto politico, di amore alla città, di salvaguardia della vita dei più deboli tra noi, di partecipazione di un grande e comune sforzo di cura della salute, superando le distanze e differenze culturali, religiose. Mi piace, a questo proposito ricordare ancora un passaggio dell’enciclica Fratelli tutti di Papa Francesco: “ Chi non vive la gratuità fraterna fa della propria esistenza un commercio affannoso, sempre misurando quello che dà e quello che riceve in cambio” (F.T. 140). E continua il Papa: “La vera qualità dei diversi Paesi del mondo si misura da questa capacità di pensare non solo come Paese, ma anche come famiglia umana, e questo si dimostra specialmente nei periodi critici. I nazionalismi chiusi manifestano in definitiva questa incapacità di gratuità, l’errata persuasione di potersi sviluppare a margine della rovina altrui e che chiudendosi agli altri saranno più protetti” (F.T. 141). Ogni gesto di volontariato fa cultura sociale e politica. Infine, chi dona crea gioia attorno a sé, perché nella solitudine, nella paura, nella malattia il dono diventa un segno inaspettato che solleva, sostiene, rasserena. Per questo oggi siamo riuniti per ringraziare il Signore per il dono di cui si sono fatti protagonisti tanti avisini: non solo un gesto di condivisione, ma di costruzione di legami, senza i quali non esiste una comunità e non vivono le strutture educative, sociali e sanitarie. Cari donatori e donatrici, in questo tempo di morte siete stati un segno di vita. In questo tempo di paura siete stati un segno di libertà. In questo tempo di tristezza avete portato la gioia. Il Natale che sta per venire vi regali serenità in famiglia e nella vostra vita quotidiana, nel lavoro, nello studio e nel tempo libero, nelle scelte di donazione. La nostra Chiesa continuerà a sostenere anche nelle parrocchie e nelle associazioni, la scelta del dono del sangue: come un gesto semplice, di cura e di condivisione. E il Natale, portando lo sguardo sui doni dei pastori e dei Magi al presepe, grazie a voi porti la consapevolezza della necessità di nuovi donatori e di nuovi doni che possano raggiungere le case, gli ospedali e i luoghi di cura di tante persone malate. Così sia. Tanti auguri. Buon Natale.

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