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VI Domenica di Pasqua. La Madonna della Galvana, Madre della Riva del Po: omelia di mons. Perego


Berra, Santuario della Galvana, 17 maggio 2020


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, viviamo una nuova Domenica con il respiro e la grazia della risurrezione e della vita del Signore, in questo Santuario della Madonna della Galvana, scelta come patrona di queste terre della Riva del Po.

La Parola di Dio in questa Domenica ci aiuta a condividere una pagina della comunità apostolica e incontrare il diacono Filippo, che entusiasma le folle della Samaria per le sue parole e i suoi gesti miracolosi. L’azione di evangelizzazione del diacono Filippo è accompagnata dagli apostoli Pietro e Paolo, che invocano il dono dello Spirito su coloro che hanno ricevuto il Battesimo. La conclusione di questa pagina missionaria è la gioia del Vangelo: “vi fu grande gioia in quella città”.

“La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù", ricorda Papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium. “Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento” (E.G. 1). La gioia del Vangelo aiuta a non fermarsi, a non scoraggiarci, a vivere sempre “la dinamica dell’esodo e del dono, dell’uscire da sé, del camminare e del seminare sempre di nuovo, sempre oltre” (E. G. 21), ricorda sempre il Papa. Un cammino che caratterizzerà la vita del diacono Filippo. Anche noi in questi giorni, dopo i limiti e le privazioni della pandemia, questo vuoto e questo ‘deserto’ che sono durati settimane e mesi e che ci hanno privato delle celebrazioni comunitarie, ritroveremo la gioia di vivere nelle nostre chiese, da domani, lunedì 18 maggio, la celebrazione dell’Eucaristia aperta al popolo di Dio. Non manca la consapevolezza della responsabilità e la prudenza con cui vivere questo nuovo tempo della nostra vita sociale ed ecclesiale, ma è grande la gioia di ritrovarci uniti nel nome del Signore, per adorare Cristo non solo nei nostri cuori – come ci ricorda la pagina della lettera di Pietro di oggi – ma presente nell’Eucaristia, “banchetto desiderabile” (E.G. 14), insieme con i fratelli e le sorelle. E questa gioia non è solo un sentimento, ma la condizione – ci ammonisce l’apostolo Pietro – per “rendere ragione” della speranza che è in noi. Lo Spirito Santo – come afferma l’evangelista Giovanni – è la forza che il Signore ci dà per rimanere nella gioia, per amare e sperare. Lo Spirito è la forza che ci lega al Signore e anche che ci lega alla Chiesa, per continuare a vivere nella grazia del Signore. Anche per Maria il dono dello Spirito è stata la forza che l’ha aiutata a dire il suo “sì" ad accogliere la vita del Figlio, a soffrire con lui fino sotto la Croce.

Ci sono tre verbi nella pagina evangelica che ci ricordano lo stile di vita cristiano che nasce dal dono dello Spirito. Anzitutto il verbo conoscere. Lo Spirito ci aiuta a conoscere più profondamente il Figlio Gesù Cristo, il valore delle sue parole e dei suoi gesti; a conoscere il Padre nostro e a riconoscerci figli che ricevono la vita dal Padre e dal Figlio. Il verbo ‘rimanere’ è il secondo verbo. Lo Spirito Santo ci aiuta a mantenere una relazione con il Padre e con il Figlio, a vivere nella grazia. La partenza di Gesù non ci lascia soli, orfani, ma con la consapevolezza che il Signore, attraverso lo Spirito, continua a essere presente tra noi, realmente. Il terzo verbo che lo Spirito ci aiuta a coniugare è ‘osservare’: osservare l’amore di Dio per noi, che ci aiuta a osservare i comandamenti, il comandamento dell’amore a Dio e al prossimo, ma anche a liberarci da ciò che appesantisce o disorienta la nostra vita di fede.

“Dio ci liberi da una Chiesa mondana sotto drappeggi spirituali o pastorali!", scrive Papa Francesco. “Questa mondanità asfissiante si sana assaporando l’aria pura dello Spirito Santo, che ci libera dal rimane­re centrati in noi stessi, nascosti in un’apparenza religiosa vuota di Dio” (E.G. 97).

Lo stile di vita cristiano è costruito su questi tre verbi – conoscere, rimanere, osservare – che sono il frutto del dono dello Spirito.

Nel canto del Magnificat Maria proclama: “Il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore” (Lc 1,47). Riempita della grazia di Dio, Maria può gioire della presenza dello Spirito di Dio nella sua vita, che produce gioia, ringraziamento, lode.

Cari fratelli e sorelle, guardando anche all’esempio di Maria e ai misteri gaudiosi, in questo tempo pasquale, comprendiamo il valore delle parole di Papa Francesco: “Non fuggiamo dalla risurrezione di Gesù, non diamoci mai per vinti, accada quel che accada. Nulla possa più della sua vita che ci spinge in avanti!” (E.G. 3). E Maria ci accompagna in questo cammino: “Quale madre di tutti, è segno di speranza per i popoli che soffrono i dolori del parto finché non germogli la giustizia", scrive papa Francesco. “È la missionaria che si avvicina a noi per accompagnarci nella vita, aprendo i cuori alla fede con il suo affetto materno. Come una vera madre, cammina con noi, combatte con noi, ed effonde incessantemente la vicinanza dell’amore di Dio” (E.G. 286). Preghiamo la Madonna della Galvana, la Madre di Dio che da oltre quattrocento anni da una pianta di sambuco ha iniziato a vigilare su queste terre, perché accompagni anche le nostre parrocchie e le nostre famiglie, i nostri sacerdoti, i giovani e gli anziani nel cammino di fede di ogni giorno, così che la gioia del Vangelo si diffonda tra le nostre case della Riva del Po e la speranza aiuti a costruire un futuro migliore. Così sia.

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