• Redazione

Venerdì Santo. Le sofferenze di Gesù e le nostre sofferenze: omelia di mons. Perego



Ferrara, 10 aprile 2020


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, condividiamo con fede la Passione e la Morte del Signore in questa celebrazione, unendoci alla folla della Via crucis, ma arrivando anche noi, con Maria e Giovanni, ad essere ai piedi della Croce e del Crocifisso. Anche questa celebrazione è a porte chiuse, ma ognuno può unirsi nella lettura della Passione secondo Giovanni e nel bacio al Crocifisso da casa, a cui rimanda anche la croce che, come tutti i presbiteri, porteremo all’ingresso della chiesa, quasi a raccogliere i baci al Crocifisso che manderemo da casa. Straordinariamente il suono da morto delle campane ci aiuterà a vivere da casa il silenzio e l’adorazione alla Croce, oltre che ricordare tutti i morti di questi giorni di cui non abbiamo potuto celebrare le esequie, in un tempo in cui “fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città – come ha ricordato Papa Francesco nella meditazione in piazza S. Pietro venerdì 27 marzo -; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante” – ha concluso il Santo Padre.

L’ascolto della Parola di Dio è il primo momento della celebrazione della Passione del Signore. La pagina del profeta Isaia riprende il canto del Servo che prefigura il Crocifisso: sfigurato, disprezzato e reietto, uomo dei dolori, trafitto, piagato, maltrattato, ucciso, sepolto. Eppure, ricorda il canto di Isaia, il Servo stupirà molti, vedrà la luce, sarà considerato il Signore. Come Isaia nel Servo così anche noi nel Crocifisso non vediamo solo l’uomo dei dolori, ma il Signore, che condivide la nostra natura umana, ma che con la sua morte esalta la nostra natura umana. Le grida e le lacrime di Gesù sulla Croce – ci ricorda la pagina della lettera agli Ebrei – fanno di Lui il Sommo Sacerdote, ma anche la vittima sacrificale per “la salvezza eterna di tutti coloro che gli obbediscono”. In Gesù che muore si rinnova il culto, perché sacerdote e vittima si uniscono nell’unico sacrificio. Il nostro culto, in spirito e verità, è rinnovare la nostra partecipazione, in parole e opere, all’unico ed eterno sacrificio. La Passione secondo Giovanni, originale per diversi aspetti, ci aiuta a partecipare al sacrificio di Gesù sulla Croce. Ogni personaggio che incontriamo, ogni parola e gesto della Via crucis, indicano i nostri atteggiamenti nei confronti del Crocifisso. Con Giovanni entriamo nel cortile del sommo sacerdote e ascoltiamo le parole interrogative di Gesù ad Anna prima e poi a Pilato che rilevano l’innocenza di Gesù. Eppure Gesù è flagellato, incoronato di spine. E in questa situazione emerge, però, chi è Gesù: “il re dei Giudei”. La regalità di Gesù passa attraverso l’umiltà, la sofferenza e non il potere e la forza. Le domande non hanno risposte, ma portano a un solo grido: “Crocifiggilo”. E avviene così la crocifissione di Gesù tra due ladroni, sul Golgota., come “Re dei Giudei”. Sotto la Croce, a contemplare il Crocifisso sono rimasti Maria, la Madre di Gesù, due donne, Maria di Cleopa e Maria di Magdala, e Giovanni. C’è una similitudine tra i pochi sotto la Croce e al Sepolcro e i pochi che accompagnano al Cimitero i morti di oggi. Per i morti di oggi, però, c’è la certezza che la morte di Gesù non è solo come loro, ma per loro, per la loro salvezza. La morte di oggi può essere appoggiata alla speranza cristiana. Non solo. La morte di oggi è appoggiata anche a un Dio che è diventato uomo e ci ha resi figli, fratelli. Adorare la Croce, affidare al Crocifisso le intenzioni di preghiera che riguardano tutti - la vita delle persone nella Chiesa e nel mondo, in particolare il Papa, i Vescovi e i presbiteri, chi è catecumeno, chi vive un’altra esperienza di fede, chi non crede, chi sente particolarmente la sofferenza di oggi - è il segno che la morte di Gesù è per noi e per tutti.

Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, siamo nel tempo del dolore, della morte e del pianto, dell’incertezza, dell’abbandono che, all’improvviso, sono ritornate sulla scena del mondo, del nostro mondo. Il Dio Crocifisso che condivide il nostro dolore, la nostra morte promette anche di asciugare le nostre lacrime, di farci ritrovare la gioia, la pace e la speranza. La nostra fede ci chiede di guardare con le lacrime agli occhi il dolore di Cristo e dei nostri fratelli in Cristo, ma anche con la speranza che “veramente quest’uomo era il Figlio di Dio”. Così sia.

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