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Venerdì Santo. La regalità di Gesù passa attraverso l’umiltà e la sofferenza: omelia di mons. Perego

Ferrara, Basilica di San Francesco, 2 aprile 2021


S. E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, celebriamo oggi il ricordo della Passione e Morte del Signore. È il giorno del silenzio e dell’ascolto della Parola più che di altre parole. Ci aiuta a rivivere la passione e morte di Gesù il racconto di un protagonista, l’evangelista Giovanni. Il suo racconto inizia nel giardino al di là del torrente Cedron dove Gesù si reca con i suoi discepoli. Giuda, che conosceva il luogo, accompagna i soldati per catturare Gesù. E qui abbiamo il primo dialogo di Gesù che si conclude con la sua consegna ai soldati, dopo un tentativo di difesa violenta di Pietro fermato da Gesù. Dal giardino del Getsemani si sposta verso la casa del sommo sacerdote dove assistiamo al secondo dialogo di Gesù, interrotto questa volta dalla violenza dei soldati. In mezzo ai due dialoghi c’è il dialogo di Pietro che rinnega Gesù. Violenza, tradimento, rinnegamento sembrano essere i segni che accompagnano l’ultimo tratto della vita di Gesù e che indicano ancora con più chiarezza come si nasconda, la verità, il bene che Gesù testimonia. E alla violenza, al tradimento, rinnegamento si aggiunge anche la falsità dei giudei di fronte a Pilato. Questa catena di violenza, falsità porta Gesù sulla via del Calvario e sul Golgota, dove negli incontri e nelle parole fino alla fine trionfa la verità, l’amore di chi è acclamato ‘re dei Giudei’, fino al dono di Maria, sua Madre a noi suoi figli. La regalità di Gesù passa attraverso l’umiltà, la sofferenza e non il potere e la forza. Per questo al Crocifisso affideremo le nostre intenzioni di preghiera che non dimenticano nessuno: il Papa, i Vescovi e i presbiteri, chi è catecumeno, chi vive un’altra esperienza di fede, chi non crede, chi sente particolarmente la sofferenza di oggi, aggravata dalla pandemia. In particolare, oggi ricorderemo con la nostra preghiera e con la colletta la città di Gerusalemme, la Terra Santa e la piccola comunità cristiana che dimora in Medio Oriente, che vuole essere luce, sale e lievito del Vangelo, ma vive un anno di prove e di fatiche per l’isolamento che li ha fatti sentire ancora più lontani per l’assenza di pellegrini. Anche questa nostra preghiera e il gesto di solidarietà dimostrano che la morte di Gesù è per noi e per tutti. "Quando sostiamo davanti a Gesù crocifisso – ci ha ricordato Papa Francesco nell’esortazione Evangelii Gaudium -, riconosciamo tutto il suo amore che ci dà dignità e ci sostiene, però, in quello stesso momento, se non siamo ciechi, incominciamo a percepire che quello sguardo di Gesù si allarga e si rivolge pieno di affetto e di ardore verso tutto il suo popolo. Così riscopriamo che Lui vuole servirsi di noi per arrivare sempre più vicino al suo popolo amato. Ci prende in mezzo al popolo e ci invia al popolo, in modo che la nostra identità non si comprende senza questa appartenenza” (E.G. 268).

Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, siamo nel tempo del dolore, della morte e del pianto, dell’incertezza, dell’abbandono che, all’improvviso, sono ritornate sulla scena del mondo, del nostro mondo. Il Dio Crocifisso che condivide il nostro dolore, la nostra morte promette anche di asciugare le nostre lacrime, di farci ritrovare la gioia, la pace e la speranza. La nostra fede ci chiede di guardare con le lacrime agli occhi il dolore di Cristo e dei nostri fratelli in Cristo, ma anche con la speranza che “veramente quest’uomo era il Figlio di Dio”. Così sia.

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