• Redazione

Venerdì Santo. Il Crocifisso, Servo e Sacerdote

Basilica di San Francesco, Ferrara,15 aprile 2022


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


La Passione e Morte del Signore, del Giusto innocente, del Messia sofferente, cari fratelli e sorelle, ritorna quest’anno a provocarci in maniera forte sul senso della morte di Gesù. Ad aiutarci a comprenderne il significato è la Parola di Dio che abbiamo ascoltato. La pagina del profeta Isaia ha ricordato al popolo d’Israele e ricorda a noi oggi come il Messia non ha i tratti di un politico, di un potente, ma di un servo che stupisce, meraviglia, perché è un uomo disprezzato, rifiutato, “l’uomo dei dolori”, che si è caricato delle sofferenze degli uomini, si è lasciato umiliare. Ma le piaghe, i dolori la morte di questo Servo ci hanno guarito e hanno inaugurato una nuova discendenza, hanno generato vita, conoscenza, giustizia: un nuovo popolo, un nuovo stile di vita. La pagina della lettera agli Ebrei ricorda a noi come Gesù inaugura un nuovo stile di servizio sacerdotale, che soffre con noi, che prende parte alle nostre debolezze, che regala misericordia. La narrazione della Passione e morte di Gesù secondo l’evangelista Giovanni ci aiuta a ripercorrere la strada di Gesù dal giardino al di là del torrente Cedron fino al Calvario. Ogni anno questo cammino ci rende consapevoli di come il Figlio di Dio ha condiviso la nostra condizione umana. Nei personaggi della Passione ritroviamo le nostre debolezze, le nostre paure, i nostri dubbi. Giuda ci è fratello perché come noi tradisce, preferisce la ricerca del denaro; i farisei e i capi dei sacerdoti temono di perdere il potere e sono disposti a tutto per conservarlo; Simon Pietro, che come noi pensa che con le armi si possa difendere la vita delle persone e poi cade nel rinnegamento, nel non avere il coraggio di essere un discepolo di Gesù; Anna e Caifa, i sacerdoti che non vogliono contaminarsi in preparazione alla Pasqua, e preferiscono non riconoscere la verità; Pilato, l’uomo lontano, il politico, l’unico che cerca di capire chi è Gesù e cosa ha fatto, concludendo di non “trovare nessuna colpa in Gesù”, ma senza il coraggio di difendere la verità e la giustizia per il quieto vivere, preferendo liberare con i capi del popolo un assassino piuttosto che un innocente. L’ingiusta giustizia che spesso si ripete nei tribunali, quando sono i deboli, i poveri, gli indifesi i condannati. Tutte queste persone, in modo diverso, gridano: “Crocifiggilo” oppure si nascondono. In ognuno di queste persone riconosciamo il nostro peccato, le nostre debolezze, le nostre paure che si ripetono anche oggi: il peccato della non verità, la mancanza di coraggio nella testimonianza cristiana, la paura della non violenza come modello e stile di vita, la paura di perdere credibilità o potere. Sono i peccati, le debolezze e le paure che anche oggi portano anche noi a crocifiggere ancora molte persone deboli, molti fratelli e sorelle. Anche oggi sotto la croce di molte persone, in Ucraina, come in altri paesi in guerra, ritroviamo soldati e mercenari che si spartiscono gli oggetti e gli affetti delle case depredate – la tunica di oggi – che beffeggiano, violentano, uccidono; sotto la croce ritroviamo ancora madri in lacrime, mogli, sorelle indifese contro le diverse forme di violenza. Anche oggi, sotto la Croce ritroviamo uomini come Giuseppe d’Arimatea che seppelliscono i morti, che riconoscono i morti gettati nelle fosse comuni, che pregano e invocano il perdono del Signore. La storia della Passione si ripete nella storia e ancora oggi e ci ricorda come il Signore condivide da Padre e da Figlio questa storia, regalandoci ancora il suo Amore. Contempliamo e baciamo questa Croce e il Crocifisso, che – come scriveva don Primo Mazzolari – “non si è tenuto niente, né un lembo di veste, né una goccia di sangue, né la Madre. Ha dato tutto: consummatum est”. Contempliamo e preghiamo il Crocifisso dalle cui piaghe siamo stati guariti e chiediamo perdono per i crocifissi di oggi.

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