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Veglia Vocazioni. “Fare la storia”

Chiesa di Santo Stefano, Ferrara, 7 maggio 2022


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


I Santi fanno la storia. La Chiesa è storia di santità, perché è storia di fede, di speranza e di carità. Noi entriamo in una storia e ne diventiamo partecipi, tutti ‘concittadini’ e familiari, fratelli tutti. Ognuno secondo il proprio compito, il proprio ministero, il proprio servizio. La categoria del ‘servizio’ - ricordata da papa Francesco nel Messaggio della Giornata mondiale delle vocazioni di quest’anno – qualifica la nostra scelta e testimonianza cristiana personale ed ecclesiale. La nostra libertà costruisce la libertà della Chiesa, la nostra apertura, accoglienza rende la Chiesa aperta e accogliente, il nostro cammino rende la Chiesa capace di camminare sulle strade del mondo, la nostra condivisione delle sofferenze altrui rende la Chiesa vicina a chi soffre, il nostro amore ai poveri, aiuta la scelta preferenziale dei poveri della Chiesa. Il ‘noi’ della Chiesa da senso al nostro servizio, al nostro ministero. Il mio cammino di servizio è iniziato a 10 anni nel 1970, ai piedi di Maria, al Santuario di Caravaggio, ed è continuato, si è rafforzato in una comunità di servizio, quale è stato il Seminario, fino all’ordinazione diaconale e sacerdotale. La parola ‘servizio’ è stata quella su cui ho misurato la verità della mia vocazione, aiutato dal padre spirituale e dai superiori, dagli insegnanti e dagli educatori, e la qualità anche della mia vocazione. Il prete è ‘per’ gli altri e vive il suo servizio ‘con’ gli altri. La vocazione presbiterale non si misura sulla realizzazione personale, ma sulla crescita della comunità che si serve. Il prete presiede una comunità, siede davanti al popolo per rispondere alle sue gioie e speranze, tristezze e angosce (G.S: 1): è l’inizio della Costituzione conciliare Gaudium et spes che ho scelto come motto episcopale: le tue gioie e le tue speranze, le tue tristezze e le tue angosce si misurano con le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini, soprattutto dei poveri e sofferenti. Anche la vocazione episcopale è per una comunità, una Chiesa, sviluppando anche il servizio alla verità. Le fatiche di essere prete e di essere Vescovo nascono dalla fatica di servire. Il servizio ha molte dimensioni: la dimensione del regalo della preghiera, la dimensione della comunione dei beni, la dimensione del dono, la dimensione della non violenza, la dimensione educativa, la dimensione della testimonianza, la dimensione della ricerca della verità. Il servizio talora viene schiacciato sul dono, sull’aiuto, mentre ha tante dimensioni e sfaccettature. E la vocazione cresce se crescono queste dimensioni del servizio, senza fermarsi solo su una di esse. E’ la storia, la vita che ti provoca a crescere nelle varie dimensioni del servizio. Una storia che non immagini: non avrei mai immaginato che da Cremona sarei andato a Roma e che da Roma non sarei tornato a Cremona, ma che sarei arrivato a Ferrara. Tre città diverse, tre servizi diversi, tre testimonianze diverse del Vangelo. La storia si fa così: rispondendo si alla chiamata del Signore, ovunque, mettendosi al suo servizio e al servizio della Chiesa, ‘rimanendo’ con il Signore e non fuggendo da lui. E’ Lui la via, la verità e la vita. Con Lui si costruisce la storia.