• Redazione

Veglia pasquale. La speranza della risurrezione: omelia di mons. Perego

Ferrara, 11 aprile 2020


S. E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, mai abbiamo desiderato come quest’anno celebrare la Pasqua. Tra sofferenze e privazioni, tra ansie e preoccupazioni abbiamo spesso guardato alla luce, alla pace, alla gioia della Pasqua che sembrava lontana. In questa notte, temporale e spirituale, abbiamo acceso la luce del cero, perché “disperda le tenebre del cuore e dello spirito”, abbiamo ripetuto la nostra fede in Cristo Principio e fine della storia, abbiamo acceso la gioia e la speranza con l’annuncio pasquale. Il Risorto ci ricorda che il Crocifisso è vivo, tra noi, con noi. Ci accompagna in questa Liturgia la ricchezza della Parola di Dio che abbiamo ascoltato. La pagina della Genesi ci ricorda il rapporto stretto tra Dio Creatore e le creature, ma anche la bontà di ogni cosa creata, con il vertice nella creazione dell’uomo e della donna, creati a “immagine e somiglianza di Dio”. Come ha ricordato il recente documento della Pontificia Commissione biblica sull’antropologia biblica, il racconto della creazione ricorda i due aspetti dell’umanità: la fragilità dell’uomo, la sua debolezza, la sua paura di morire. E, al tempo stesso, anche la sua straordinaria qualità di persona simile a Dio, dotata del soffio di Dio, capace di profezia, di sapienza e avente dentro di sé un principio di immortalità. La morte e la risurrezione di Gesù ci ricordano questi due aspetti dell’uomo, che lo rendono capace di Dio. Posto nel giardino l’uomo è chiamato a nutrirsi di tutto ciò che Dio a messo a disposizione, a lavorare per cooperare alla creazione, a custodire il creato. Anche il giardino della creazione rinasce e risorge. La pagina dell’Esodo ci ricorda che la libertà dell’uomo che è sempre un dono di Dio. Con Mosè il popolo dall’esilio riprende il cammino, confidando nella protezione di Dio. Come la vita anche la libertà è dono di Dio, della sua premura e del suo amore. Isaia ricorda che Dio non solo è creatore, ma è anche lo sposo per Israele, fedele per sempre, nonostante l’infedeltà del popolo ebraico. L’affetto di Dio all’uomo anche di oggi non si allontana, nonostante il peccato, l’infedeltà, la dimenticanza, la violenza sull’altro e sul creato. Paolo ci ricorda che il Battesimo ci ha inseriti in questa storia di bontà, di amore e di affetti che vede Dio Padre protagonista, liberandoci dal peccato grazie alla morte e alla risurrezione di suo Figlio. Grazie al mistero pasquale “noi possiamo camminare in una vita nuova” – ci ricorda l’apostolo Paolo. Sulla Croce di Cristo è crocifisso anche “l’uomo vecchio” e con la risurrezione anche noi siamo “viventi in Cristo”. L’evangelista Matteo ci racconta l’alba della Pasqua che ci ha fatto rinascere a vita nuova. Sono protagoniste due donne che vedono la tomba vuota e ricevono l’annuncio dell’angelo: “E’ risorto”. E’ l’annuncio che ripetiamo in questa notte, perché venga presto la luce: ritorni la salute, ritorni il lavoro, ritornino le relazioni, ritornino le celebrazioni con il popolo di Dio, ritorni una vita quotidiana. Con una consapevolezza rinnovata in questa Pasqua: siamo creature fragili, che formano una sola famiglia umana, e che guardano a Dio come Padre. La nostra speranza di un inizio nuovo si forma solo su queste certezze. Buona Pasqua.

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