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Veglia missionaria: il coraggio della missione: discorso di mons. Perego

Aggiornato il: 23 dic 2019

Chiesa di Santo Stefano, Ferrara, 19 ottobre 2019

S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, stiamo vivendo insieme un intenso mese missionario, guidato dalla lettera e dal messaggio di papa Francesco che ci ha aiutato “a ritrovare il senso missionario della nostra adesione di fede a Gesù Cristo, fede gratuitamente ricevuta come dono nel Battesimo”. Le due pagine degli Atti degli Apostoli che abbiamo riascoltato ci ricordano che la prima comunità cristiana ‘cresce’ in forza di due gesti: la predicazione e il Battesimo. Di entrambi è protagonista Pietro, chiamato a guidare nell’amore la comunità di ieri e, con i suoi successori, di oggi. Il primo gesto è quello della predicazione. Le parole di Pietro sono semplici e spiegano le caratteristiche di questo Vangelo che viene annunziato: la non preferenza delle persone, l’accoglienza di persone da qualunque nazione, la pratica della giustizia, la pace. E al centro di questo Vangelo c’è una persona, Gesù di Nazareth, Dio fatto uomo, che è passato in mezzo a noi facendo del bene, morto e risorto. E’ questo stile di vita che Gesù ha incarnato che ognuno di noi – ricorda Pietro – siamo chiamati ad annunciare e testimoniare. L’annuncio del Vangelo è testimonianza, perché il mondo di oggi – scriveva già San Paolo VI nell’Evangelii Nutiandi del 1971 e hanno ripetuto San Giovanni Paolo II e Papa Francesco, “ascolta più volentieri i testimoni che i maestri o i maestri in quanto testimoni”. La missione, pertanto, è testimonianza.

La Chiesa che evangelizza è una Chiesa di “testimoni”, di “testimonianze”: di “profeti” e di “segni” che incarnano in maniera nuova il Vangelo in una cultura e in tempi nuovi.

La Chiesa della testimonianza è una Chiesa che “ascolta e custodisce la Parola e la confronta con le parole degli uomini, che custodisce e ascolta”.

La Chiesa che testimonia è una Chiesa che osserva e valuta, ragiona sulle tragedie e sulle possibilità umane per costruire un futuro, per sperare.

La Chiesa che testimonia è una Chiesa che riascolta, nelle parole e nei gesti di Gesù, una storia d’amore e la traduce in una storia di comunione fraterna, sempre in maniera originale: come nella comunità degli Apostoli raccontata negli Atti.

“Disporci all’evangelizzazione” – come ci ricordano i Vescovi italiani al numero 1 del documento sulla parrocchia missionaria– in quest’ottica 'integrale’ sembra ancora essere “la questione cruciale della Chiesa in Italia oggi”. Nella nota dopo il Convegno di Verona del 2005 si legge che “la vocazione laicale, in modo particolare è chiamata oggi a sprigionare le sue potenzialità nell’annuncio del Vangelo e nell’animazione cristiana della società… per questo diventa essenziale ‘accellerare l’ora dei laici’, rilanciandone l’impegno ecclesiale e secolare, senza il quale il fermento del Vangelo non può giungere nei contesti della vita quotidiana, né penetrare quegli ambienti più fortemente segnati dal processo di secolarizzazione” (CEI, Rigenerati per una speranza viva, n. 26).

Il gesto, il sacramento che accompagna la predicazione e l’evangelizzazione è il Battesimo, come ci ricorda l’episodio del Battesimo di Cornelio e della sua famiglia. Il Battesimo è per tutti, non è un dono esclusivo, ma inclusivo: “la nostra appartenenza filiale a Dio non è mai un atto individuale ma sempre ecclesiale: dalla comunione con Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, nasce una vita nuova insieme a tanti altri fratelli e sorelle", scrive nel Messaggio della Giornata Papa Francesco. “E questa vita divina non è un prodotto da vendere – noi non facciamo proselitismo – ma una ricchezza da donare, da comunicare, da annunciare: ecco il senso della missione”, conclude il Papa.

Una Chiesa che testimonia non solo cresce, ma genera nuovi figli, nuovi fratelli. E i nuovi battezzati, i nuovi figli sono anch’essi chiamati alla missione, inviati. Per questo il tema di questo mese e di questa Giornata mondiale è ‘Battezzati e inviati’.

Cari fratelli e sorelle, Papa Francesco, nella lettera per il centenario della Maximum illud di Papa Benedetto XV, dedicata all’impegno missionario, ci esorta a intraprendere un cammino missionario nelle nostre Chiese e ci scrive: “Non temiamo di intraprendere, con fiducia in Dio e tanto coraggio, una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’ evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione”, ha ripetuto il Papa citando l’esortazione apostolica Evangelii Gaudium (n. 27). “La riforma delle strutture – continua nella lettera Papa Francesco – che esige la conversione pastorale, si può intendere solo in questo senso: fare in modo che esse diventino tutte più missionarie, che la pastorale ordinaria in tutte le sue istanze sia più espansiva e aperta, che ponga gli agenti pastorali in costante atteggiamento di uscita e favorisca così la risposta positiva di tutti coloro ai quali Gesù offre la sua amicizia”. Chiediamo al Signore di sentire la missione come un nostro compito di battezzati. Così sia.

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