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V Domenica Pasqua. Genitori in cammino , guardando a Gesù ‘via, verità e vita’: omelia del Vescovo

Ferrara, Basilica di S. Francesco, 10 maggio 2020


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari Genitori in cammino, è una gioia celebrare oggi con voi e con i confratelli presbiteri il giubileo della nascita della vostra esperienza di gruppo di preghiera e di auto-aiuto delle famiglie e dei genitori, iniziata venticinque anni fa con l’invito rivolto da alcuni di voi a 346 famiglie, che avevano perso prematuramente un figlio, a partecipare a una S. Messa nella chiesa di S. Agostino. Era il 14 maggio 1995. La nostra gioia è segnata dall’impossibilità, in questo tempo di pandemia, di celebrare insieme con tutte le vostre famiglie e i fedeli, in questa basilica francescana, l’ Eucaristia di lode e ringraziamento, di suffragio per i vostri figli defunti, per la necessità di celebrare a porte chiuse, limitando la presenza al solo Presidente e a sua moglie e ad alcuni confratelli. Sentiamo, però, spiritualmente forte la vostra presenza e la vostra preghiera, in forza della comunione che lo Spirito Santo rende viva in ogni situazione, soprattutto nelle più difficili. Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio, che continua a farci vivere la gioia della Pasqua e la fede nel Risorto. La pagina degli Atti degli Apostoli ci racconta un’altra tappa e scelta della vita della prima comunità apostolica. E’ il racconto che comunemente viene considerato come la nascita del diaconato, della scelta di sette uomini che si dedicheranno in particolare al servizio delle mense, per non trascurare nessuno di chi è povero e in difficoltà, ma anche per permettere agli apostoli di potersi dedicare alla predicazione della Parola di Dio. E’ importante questa sottolineatura della pagina degli Atti sulla stessa importanza dell’annuncio della Parola di Dio e della carità, perché entrambe queste dimensioni, unitamente alla celebrazione dell’Eucaristia, sono alla base della vita comunitaria e della missione. Anche le scelte del volontariato che caratterizzano la vostra vita associativa, in aiuto al Seminario e ai seminaristi, a sostegno delle famiglie, sono un segno e una testimonianza di questa diaconia, di questo servizio che caratterizza la vita di ogni cristiano. Particolarmente illuminanti sono, poi, le parole di Gesù a Tommaso, nella pagina evangelica di oggi: “Io sono la via, la verità e la vita”. Gesù è la via, la strada attraverso la quale noi conosciamo Dio come Padre e la nostra dignità di figli. Se anche ci ritroviamo, come in queste settimane a causa della pandemia, in una valle oscura il Signore ci prende per mano, ci dà fiducia, ci accompagna. “Io sono la verità”: le domande della vita – da dove vengo, chi sono, dove vado ? – trovano risposta nel Signore, nelle sue parole e nei suoi gesti, nella sua Incarnazione, Passione e Morte e Risurrezione. Gesù, attraverso l’intelligenza della fede, ci aiuta a conoscere la verità della creazione e a sperare per il nostro futuro e per la vita eterna dei nostri figli che ci hanno già preceduto nella casa del Padre. “Io sono la vita”. Il Vangelo non è una dottrina, che ci aiuta a conoscere cose nuove, ma è una persona, una vita, Gesù Cristo, seguendo il quale la nostra vita assume uno stile, una qualità, un senso diverso. E una delle qualità nuove della nostra esistenza nel Cristo risorto la ricorda Pietro nella pagina della sua prima lettera che abbiamo ascoltato: in Cristo, avvicinandoci a Lui, diventiamo “pietre vive”, di una città dell’uomo; entriamo a far parte di un “edificio spirituale”, che è la Chiesa, membra del popolo di Dio, nel quale non siamo semplicemente spettatori di un mistero, ma partecipi di “un sacerdozio santo”, di un sacerdozio universale, evangelizzatori, per proclamare “le opere ammirevoli” del Signore. Il Concilio Vaticano II ci ha ricordato come ogni stato e stile di vita cristiano – laici, presbiteri, consacrati – sono chiamati alla santità, ognuno nell’angolo di Città, di chiesa, di storia in cui è chiamato a vivere. Nulla di ciò che facciamo è indifferente per il nostro cammino di santità. Ha valore il nostro lavoro, luogo di santificazione, e per questo ci impegniamo non solo perché la Repubblica sia fondata sul lavoro, ma anche perché ognuno abbia un lavoro, soprattutto in questo tempo non facile per uomini e donne, giovani e adulti. Ha valore la nostra preghiera personale e comunitaria, la partecipazione alla vita sacramentale, soprattutto l’attiva partecipazione alla celebrazione eucaristica, valorizzando l’accoglienza, il canto, i ministeri del lettorato e dell’accolitato, segni e strumenti per l’esercizio del sacerdozio universale. Ha valore la fatica di un cammino segnato dalla morte prematura di un figlio, dalla sofferenza che chiede costanza, formazione e testimonianza di fede e di speranza. Se camminiamo incontro al Risorto anche le fatiche, gli ostacoli, il dolore della morte di un figlio saranno superati. Naturalmente ci sono situazioni della vita in cui la scelta, la decisione per il Signore richiede coraggio: soprattutto con la morte di un figlio siamo stati costretti a riordinare la nostra vita, abbandonando le consuetudini o lo scoraggiamento interiore che ci blocca e non ci permette di gustare le grazie che ancora il Signore ci riserva. La nostra vita deve aprirsi sempre alla lode, alla preghiera, cioè a una relazione nuova non solo con i fratelli, ma con Dio.

La nostra vita interiore, abbandonandoci al Signore, si riempie della sua grazia e noi riusciamo a fare grandi cose. Seguire il Signore dà pienezza, qualità al nostro stile di vita, cari Genitori in cammino, cari confratelli. La vostra sofferenza, cari Genitori in cammino, unita alla sofferenza e alla privazione di questo tempo ci renda ancora più consapevoli – seguendo le parole evangeliche di Giovanni – che il Signore Gesù è la via attraverso la quale entriamo nella Chiesa e troviamo la vita in abbondanza, troviamo la salvezza.

Cari Genitori in cammino, cari confratelli, talora il mondo ci apre altre porte, ci invita a scegliere altri stili di vita che conducono non nella casa del Signore, ma a disperarsi e distruggere, abbandonare e chiudersi. Dobbiamo guardarci da queste tentazioni e fidarci del Signore, e, da battezzati, entrare nella Chiesa e aprire le porte del nostro cuore a Dio e ai fratelli e alle sorelle, nelle famiglie dove si vive la sofferenza. E in questo mese di maggio “Contemplare insieme il volto di Cristo con il cuore di Maria, nostra Madre, - scrive Papa Francesco nella lettera indirizzata a tutti noi per il mese di maggio - ci renderà ancora più uniti come famiglia spirituale e ci aiuterà a superare questa prova”, come ogni prova della vita, compresa quella della perdita prematura di un figlio, che i Genitori in cammino hanno vissuto e custodito fino ad oggi, con fede, speranza e carità. Un cammino che, dopo 25 anni, continua, con la stessa fede, la stessa carità, la stessa speranza del primo giorno. Così sia.

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