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V Domenica di Quaresima. Il sepolcro non è la fine, beato chi non rimane nel peccato: omelia Perego

Ferrara, 29 marzo 2020


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, siamo all’ultima tappa del cammino quaresimale, cammino che ha unito quest’anno penitenza e perdono, sofferenza e compassione. L’ascolto della Parola di Dio e la preghiera sono stati i momenti più intensamente comunitari, in questo tempo di forzata costrizione a rimanere nelle nostre case, giustamente, che ha impedito di vivere momenti comuni e celebrazioni comunitarie.

In questa Domenica, la profezia di Ezechiele invita il popolo d’Israele, che vive in esilio, è sfiduciato, a guardare al Signore, che ci accompagna nel nostro cammino e arriva ad aprire le tombe e a farci rivivere, per la sua grazia, nella nostra terra. Il sepolcro che si apre e Lazzaro che rivive, grazie alle parole del Signore, sono anche al centro del racconto evangelico di Giovanni. Il racconto ci riporta in una casa, una famiglia di Betania, a due sorelle, Marta a Maria, che fanno sapere a Gesù che loro fratello era malato. Un annuncio ripetuto che ognuno di noi ha vissuto, anche nelle forme drammatiche di queste settimane. Gesù si mette in cammino per visitare Lazzaro ammalato, anche se questo significa tornare in Giudea, dove vogliono ucciderlo. Un gesto di condivisione, di prossimità; un gesto di umanità come tanti altri nella vita di Gesù – come ricorda Papa Francesco nell’esortazione apostolica Amoris Laetitia (cfr. A. L. 21,64). Sembrerebbe una delle tante visite, dei tanti incontri evangelici di Gesù con i malati, e invece, al suo arrivo Gesù trova Lazaro già sepolto e ascolta il dolore espresso da Marta. Il colloquio di Gesù con Marta è molto umano, sottolinea il dubbio, ma anche la fede di Marta e prepara la consapevolezza che Gesù è “la risurrezione e la vita”. La fede nel Signore, il credo di Marta e di Maria, accanto al dubbio dei Giudei, sono la premessa della risurrezione di Lazzaro. La risurrezione è preparata dalla preghiera di Gesù al Padre, quasi un invito a costruire una nuova relazione filiale con Dio. Letto in questi giorni di sofferenza e morte, il racconto della risurrezione di Lazzaro ci ricorda che Gesù, Figlio di Dio è il Salvatore, colui che ci aiuta a passare dalla morte, dal peccato, alla vita. La Quaresima aprirebbe solo all’inquietudine, porterebbe alla disperazione – tanto più in questo tempo drammatico di una ‘nuova peste’ - se al termine del suo cammino non ci fosse la luce della risurrezione. Negli antichi cimiteri paleocristiani – di Priscilla., di Callisto, dei santi Marcellino e Pietro – e nelle chiese bizantine – come S. Apollinare di Ravenna - si ritrova spesso la rappresentazione del miracolo della risurrezione di Lazzaro, abbinato al racconto del peccato originale, quasi a significare il destino di ogni cristiano, cioè di passare dalla morte alla vita, e la fede nella risurrezione dei morti. Principio e fine, peccato e grazia, umanità e divinità, morte e vita sono i binomi che si rincorrono nella pagina evangelica e ripresi dalla pagina di S. Paolo ai Romani. Paolo ci ricorda che con il Battesimo lo Spirito di Dio “abita” in noi e ridona vita al nostro corpo, ci fa passare dalla morte alla vita, ci fa uscire dalla tomba del peccato. La Parola di Dio di questa Domenica diventa un annuncio della Pasqua che vivremo, che chiede una fede intelligente come quella di Marta. La storia, i fatti, la comunicazione di questi giorni hanno rischiato di fermare la nostra attenzione sulla sofferenza e sulla morte più che sulla vita. La risurrezione di Lazzaro apre anche i nostri occhi sul mistero della presenza del Signore della vita nella nostra storia.

Chi crede, vede – ci ricorda papa Francesco nell’esortazione all’inizio della Lumen fidei - ; vede con una luce che illumina tutto il percorso della strada, perché viene a noi da Cristo risorto, stella mattutina che non tramonta” (L.F. 1). In Giovanni vedere, ascoltare e credere s’intrecciano e dimostrano anche il realismo di alcuni miracoli, come quello di Lazzaro, che nascono dentro l’umanità, dentro la storia. Vedere, ascoltare e credere sono i verbi di un cammino di iniziazione cristiana, ma anche un metodo del cammino di fede, come ci ricorda sempre Papa Francesco: “Grazie a quest’unione con l’ascol­to, il vedere diventa sequela di Cristo, e la fede appare come un cammino dello sguardo, in cui gli occhi si abituano a vedere in profondità” (L.F. 30). Questo tempo di Quaresima è stato anche un tempo non facile in cui il Signore ci ha abituati a questo cammino di ascolto, a nuovi sguardi, per arrivare a una fede profonda in Lui che è la risurrezione e la vita.

Cari fratelli e sorelle, ci stiamo preparando a una Settimana Santa e a una Pasqua diversa dal solito, segnata da incertezza e impotenza, che prepara anche un tempo di povertà e di disagio sociale: per queste ragioni sentiamo più marcata la profondità di un messaggio pasquale di vita e di speranza. La risurrezione di Lazzaro ci impedisca di abbassare lo sguardo, di cadere nella solitudine e nel dubbio, nella disperazione e, nella barca della Chiesa, ci prepari alla gioia della Pasqua. Così sia.

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