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"Uscire e entrare nella gloria: Beato chi ascolta": omelia di mons. Perego, II° domenica Quaresima

Ferrara, 8 marzo 2020

S. E. Mons. Gian Carlo Perego Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, siamo alla seconda tappa del nostro cammino quaresimale, guidato dall’ascolto della Parola e dalle Beatitudini. La Parola di Dio ci fa incontrare la figura di Abramo. Abramo è un uomo che sa ascoltare la Parola di Dio, anche se è un ascolto impegnativo, perché comporta abbandonare la propria casa, la propria famiglia e la propria terra e mettersi in cammino. Abramo ascolta la Parola di Dio e la mette in pratica.

Nell’enciclica Lumen fidei, papa Francesco ricorda che nella storia della salvezza “un posto singolare appartiene ad Abramo, nostro padre nella fede. Nella sua vita accade un fatto sconvolgente: Dio gli rivolge la Parola, si rivela come un Dio che parla e che lo chiama per nome. La fede è legata all’ascolto. Abramo non vede Dio, ma sente la sua voce. In questo modo la fede assume un carattere personale. Dio risulta così non il Dio di un luogo, e neanche il Dio legato a un tempo sacro specifico, ma il Dio di una persona, il Dio appunto di Abramo, Isacco e Giacobbe, capace di entrare in contatto con l’uomo e di stabilire con lui un’alleanza. La fede è la risposta a una Parola che interpella personalmente, a un Tu che ci chiama per nome” (L.F. 8).

Dal padre Abramo – un padre comune anche con il mondo dell’ebraismo e dell’islam – impariamo come è beato chi ascolta la Parola di Dio. Senza Parola la nostra fede s’impoverisce, s’indebolisce, perché non è sostenuta dalla presenza del Signore, dalla relazione con un Padre e con un Figlio, dalla benedizione del Signore. La Parola di Dio ci fa uscire, camminare, andare – verbi importanti in Quaresima – per incontrare il Signore nel nostro prossimo, per imparare a donare, ad amare e così entrare nella terra promessa, nella casa del Padre. L’ascolto della Parola di Dio non ha come fine semplicemente la conoscenza di nuove verità, ma un’esistenza nuova, trasformata: la Parola è per la vita. Da qui le parole di Paolo a Timoteo che ricordano come Dio chiama a una vocazione santa, non per le opere che noi facciamo, ma perché ogni nostra opera è trasformata dalla grazia, perché la nostra vita è aperta alla vita eterna.

L’apostolo Paolo ci ricorda che il cammino e la testimonianza evangelica è fatta di sofferenza, ma è destinata alla vita, perché Gesù Cristo – ci ricorda l’apostolo – “ha vinto la morte”. La fede, la fede che cresce nella preghiera, nell’ascolto della Parola, nella celebrazione dei sacramenti dalla nascita alla morte, nella prossimità e nella condivisione delle sofferenze insieme alle gioie, ci ricorda che la nostra vita è destinata alla Pasqua, alla risurrezione, all’abbraccio con il Padre. Che questo sia vero lo conferma la pagina evangelica di Matteo, che ci racconta l’episodio della Trasfigurazione, condiviso da Gesù con Pietro, Giacomo, e Giovanni. Il monte della Trasfigurazione indica il luogo della rivelazione della Paternità di Dio e della figliolanza di Gesù, ma anche il paradiso come il fine della nostra vita, luogo di incontro con i protagonisti di tutta la storia della salvezza. Su questo monte, da questa visione, da questa “nube luminosa” i discepoli imparano tre verbi: “ascoltatelo”, “alzatevi”, “non temete”. Sono tre verbi che sono consegnati anche a noi in questo tempo di incertezza. Ascoltare: ogni domenica noi ascoltiamo insieme la Parola di Dio che forma la nostra coscienza, ma anche la nostra comunità. Non sprechiamo questo dono della Parola che illumina, rafforza, guida la nostra vita. Alzarsi. Ogni domenica, al termine della S. Messa, siamo chiamati ad alzarci e ad andare nelle nostre case, nella vita di ogni giorno. Non sediamoci e non stanchiamoci di testimoniare la nostra fede nella nostra famiglia, nei luoghi del lavoro e della vita sociale, nella salute e nella malattia. Non temere. Alcune volte le situazioni sociali, anche la situazione sanitaria improvvisa che abbiamo vissuto globalmente o che viviamo personalmente, la sfiducia, la paura ci fanno dimenticare la presenza del Signore nella storia. Entrando in ogni chiesa, nella nostra casa ascoltando la Parola, noi percepiamo ogni volta la presenza reale del Signore che ci ricorda, come ai discepoli: “sarò con voi fino alla fine del mondo”. E’ una presenza del Signore che consola, accompagna, protegge. Cari fratelli e sorelle, l’incontro con il Signore ci trasforma e l’ascolto della sua Parola lo rende a noi vicino: per questo chi ascolta la Parola è beato. La Trasfigurazione, narrata nella pagina del Vangelo di Matteo, ricorda questa duplice verità: l’incontro con Gesù Cristo è l’incontro con il Dio tra noi, il Figlio; l’incontro con Gesù che è la Vita offre speranza, prepara il futuro, la vita eterna. Il nostro cammino quaresimale oggi ha questa tappa che non ci ferma a guardare le sofferenze di oggi semplicemente, ma ci invita a guardare il domani, in compagnia del Signore.

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