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"Urge azione umanitaria per l'Afghanistan"



(fonte Agenzia AGI - 24 agosto 2021)


Occorre far presto. Il tempo stringe. Serve una "sostanziale azione umanitaria" per l'Afghanistan. All'AGI monsignor Giancarlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes sottolinea come "un impegno comune di solidarietà" sia "necessario e dovuto al popolo afghano". "La soluzione migliore è fare ponti aerei per spostare il più possibile le persone a rischio nei Paesi europei e negli Usa, ossia nei Paesi che erano già presenti in Afghanistan per missioni di pace", afferma l'arcivescovo di Ferrara-Comacchio. "La rete europea è fragile e discontinua - osserva -. Ma occorre velocizzare la messa in sicurezza dei più fragili". Una grande "rete sociale", in Europa e negli Stati Uniti e di tutti quei Paesi che "da presenza militare e di sostegno in Afghanistan diventino presenza umanitaria".

Ancora una volta, sottolinea all'AGI, il segretario generale di Caritas Internationalis Aloysius John, "ci troviamo di fronte a una grande crisi umanitaria e a un collasso a livello sociale dell'Afghanistan". Nel Paese, elenca John, "ci sono più di un milione di sfollati e si stima che oggi circa 700 mila afghani stiano cercando di trovare un rifugio sicuro e di lasciare i loro villaggi e le loro case. Il tutto - continua - in un Paese dove 780 mila bambini già soffrono la malnutrizione e un terzo della popolazione è a rischio di morire di fame. In Afghanistan le persone vivono nell'insicurezza del loro futuro, della loro sopravvivenza quotidiana". La stessa educazione dei bambini "è una grande sfida", osserva John ricordando che "una generazione di giovani è già stata sacrificata senza ricevere un’istruzione".

Non bisogna però dimenticare che tutto questo accade in un contesto segnato dal Covid-19 in cui le persone - specie sfollati e rifugiati - sono rese altamente vulnerabili ed esposte alla pandemia e non hanno accesso alle medicine e alle cure mediche. "La comunità umanitaria sta affrontando una delle peggiori crisi causate dall'uomo in un contesto di alte certezze e insicurezze politiche", aggiunge il segretario generale di Caritas Internationalis.

E mentre arrivano le drammatiche immagini dall'aeroporto di Kabul, luogo di speranza ma anche di incertezza e paura per le migliaia di persone che si accalcano a ridosso dei cancelli dello scalo, non bisogna dimenticare i rifugiati e i profughi afghani arrivati sulle nostre coste e in Europa. "Un migliaio l'anno scorso e altri mille quest'anno arrivati per mare in Italia", ricorda monsignor Perego che lancia un appello a "non respingere le barche" e a tutelare i 15 mila afghani presenti nel nostro Paese e i 200 mila in Europa. La situazione degli sfollati e dei rifugiati preoccupa anche la Caritas Internationalis che osserva come il loro numero sia "destinato ad aumentare" e che quindi "deve essere garantito l’accesso ai servizi di base".

Sui social prende piede in questi giorni catene di solidarietà di singoli cittadini pronti a ospitare i rifugiati afghani. "Tutto ciò è molto bello - afferma monsignor Perego - perché significa che cresce la disponibilità e l'attenzione per i più fragili. Ma la sensibilizzazione delle comunità ecclesiali e civili deve continuare per non alzare barricate".

Intanto si avvicina inesorabilmente il 31 agosto, giorno in cui i soldati Usa lasceranno definitivamente l'aeroporto di Kabul. "Mi unisco all’unanime preoccupazione per la situazione in Afghanistan. Vi chiedo di pregare con me il Dio della pace affinché cessi il frastuono delle armi e le soluzioni possano essere trovate al tavolo del dialogo", è stato l'appello di Papa Francesco dopo la recita dell'Angelus di domenica 15 agosto. "Solo così la martoriata popolazione di quel Paese - uomini, donne, anziani e bambini - potrà ritornare alle proprie case, vivere in pace e sicurezza nel pieno rispetto reciproco". Un tavolo del dialogo che ora si spera possa arrivare dal G7.

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