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Una formazione con l’entusiasmo missionario: S. Messa Inizio Anno del Seminario regionale di Bologna

Aggiornato il: 23 dic 2019

Bologna, S. Luca, 25 settembre 2019

S. E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Carissimi presbiteri e seminaristi, come da tradizione ci ritroviamo ai piedi di Maria, in questo Santuario dedicato alla Madonna di S. Luca, per affidare l’inizio di un nuovo anno, di una nuova tappa di vita nel nostro Seminario regionale. Dico ‘nostro’, perché da quest’anno anche la Chiesa di Ferrara-Comacchio ha deciso di condividere con altre Chiesa dell’Emilia-Romagna il cammino di discernimento e di formazione al ministero presbiterale dei propri seminaristi. E’ un passaggio importante per la nostra Chiesa, che ha deciso non di rinunciare ma di condividere il cammino verso il presbiterato, con lo sguardo ad arricchire e non sacrificare sul piano umano, formativo, spirituale ogni esperienza vocazionale che guarda alla scelta presbiterale. E’ un passaggio che porta con sé una storia educativa iniziata per il Seminario di Ferrara nel 1584 e per il Seminario di Comacchio nel 1725.

Iniziamo un anno di Seminario all’insegna della missione, come ha voluto Papa Francesco, nel centenario della lettera apostolica Maximum illud di Benedetto XV, il Papa già arcivescovo cardinale di Bologna, che dopo la Prima guerra mondiale, da Lui definita con coraggio “un’inutile strage”, aveva voluto con questa lettera unire soprattutto le Chiese d’Europa in una nuova stagione di responsabilità missionaria nell’annuncio del Vangelo.

E’ lo stesso slancio missionario che Gesù - come abbiamo ascoltato dalla pagina evangelica di Luca – chiede ai Dodici: “e li mandò ad annunciare il Regno di Dio e a guarire gli infermi”. Uno slancio missionario che non può non essere assunto nel cammino di formazione in Seminario, con quella educazione alla libertà, alla povertà, alla responsabilità che ha i tratti evangelici del viaggio: “non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non portatevi due tuniche”; con quella comunione e condivisione del cammino, “due a due” e non da soli; con quella attenzione doverosa e aperta a tutti: “uscirono e giravano di villaggio in villaggio”, con una preferenza per i più poveri e i sofferenti.

Papa Francesco, nella lettera del centenario, ci offre alcuni elementi importanti per dare qualità missionaria al nostro cammino di formazione in Seminario. E’ una formazione missionaria libera - come già ricordava Benedetto XV - da mire nazionalistiche ed espansionistiche o localistiche: “La Chiesa di Dio è universale, per nulla straniera presso nessun popolo”. La missione nasce dalla nota della ‘cattolicità’ della Chiesa e cammina sull’annuncio della Parola e sulla santità della vita. Per questo, la missione – scrive Papa Francesco - “non è un’opzione per la Chiesa: è suo compito imprescindibile, come ha ricordato il Concilio Vaticano II (Ad Gentes, 7), in quanto la Chiesa “è per sua natura missionaria” (Ad Gentes, 2). E’ una formazione missionaria che segua la strada di Gesù, cioè “la strada della povertà, dell’obbedienza, del servizio del sacrificio di se stesso” – ricorda sempre papa Francesco citando Ad Gentes, 5 -, cosi da comunicare realmente il Signore, “modello dell’umanità nuova, cioè di quell’umanità permeata di amore fraterno, di sincerità, di spirito di pace, che tutti vivamente desiderano” (Ad Gentes, 8). E’ una formazione missionaria che aiuti a non perdere la tensione dell’annuncio, in questo mondo dove i lontani sono più numerosi dei vicini alla Chiesa, come vocazione propria della Chiesa, la sua identità profonda, ma anche “ancor oggi la massima sfida per la Chiesa”, come già ricordava San Giovanni Paolo II nell’enciclica Redemptoris missio, aggiungendo che “una crisi della missione è una crisi della fede” (R.M. 2).

Pertanto, credo che siano rivolte anche al nostro Seminario queste parole di Papa Francesco: “Non temiamo di intraprendere, con fiducia in Dio e tanto coraggio, una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione”, ha ripetuto il Papa citando l’esortazione apostolica Evangelii Gaudium (n. 27). La riforma delle strutture – continua nella lettera Papa Francesco – che esige la conversione pastorale, si può intendere solo in questo senso: fare in modo che esse diventino tutte più missionarie, che la pastorale ordinaria in tutte le sue istanze sia più espansiva e aperta, che ponga gli agenti pastorali in costante atteggiamento di uscita e favorisca così la risposta positiva di tutti coloro ai quali Gesù offre la sua amicizia”. Una pastorale più missionaria è fonte di vocazioni, perché apre lo sguardo al mondo, pone maggiormente in relazione Chiesa e mondo, rende più attenti all’uomo, appassiona all’uomo, nelle sue gioie e nelle sue speranze, nelle sue tristezze e nelle sue angosce, soprattutto se povero, debole, abbandonato, lontano (cfr. G.S. 1).

Cari seminaristi, cari formatori e confratelli, affidiamo alla Madonna di S. Luca il nuovo anno che inizia. Luca è l’evangelista che forse ha potuto sentire personalmente i ricordi, la gioia e la passione di una Madre, a Betlemme, a Nazareth, fino a Gerusalemme. Luca ci regala il ritratto di Maria, donna e Madre che ha saputo ascoltare e contemplare, ma anche camminare e correre. Guardando a Lei con gli occhi dell’evangelista Luca, in questo Santuario desideriamo far risvegliare nella nostra formazione e azione pastorale l’entusiasmo missionario. Così sia.