• Redazione

Tutto e tutti sono importanti per il Signore: omelia di mons. Perego

XII Domenica del tempo ordinario


Serravalle, 21 giugno 2020


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, ho accolto con gioia l’invito di don Andrea ad essere tra voi, attorno alla mensa eucaristica, per incontrare il Signore e incontrarci tra noi, dopo un tempo non facile che ci ha visti distanti e impauriti per un virus che ha segnato la quotidianità della nostra vita. Un caro e fraterno saluto a don Carlo e a don Francesco Pio che hanno voluto concelebrare questa Eucaristia.

Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio. La pagina della prima lettura ci ricorda la sofferenza del profeta Geremia per le offese, le calunnie e gli inganni, le persecuzioni. Chi dice e predica la verità, chi invita a rispettare i comandamenti del Signore è spesso oggetto di offese, è allontanato, rimane inascoltato. Ma il Signore, che legge nella mente e nel cuore delle persone, protegge e libera il profeta e ogni uomo giusto. Il profeta sente questa presenza e vicinanza del Signore, e di questo invita a cantare e lodare Dio. Dio non è mai assente e lontano, ma sempre vicino, come ricorda anche il Salmo che abbiamo ascoltato. Anche nei tempi più difficili, come quelli che stiamo vivendo dopo la pandemia, abbiamo sentito la presenza paterna e confortante di Dio e forse abbiamo anche rafforzato la nostra relazione filiale con Lui, spesso distratta da altre cose e preoccupazioni. Forse abbiamo ripreso a pregare e ad ascoltare la Parola di Dio, in questo tempo che è diventato così anche tempo di grazia, di liberazione dall’egoismo, dal peccato. Il peccato come il limite, infatti, ci ricorda la lettera ai Romani, sono dimensioni della nostra creaturalità, da Adamo a noi. Tutti cadiamo, di tutti è il peccato, tutti siamo destinati alla morte, ma con Gesù – ci ricorda Paolo – la grazia di Dio ha raggiunto ciascuno di noi e possiamo essere nuove creature, capaci di rinnovare la nostra vita, di guardare al futuro, di considerare la morte non una fine, ma un incontro con il Signore. La grazia è più forte del peccato, la vita è più forte della morte, il bene vince il male. La nostra difficoltà è avere fede nella grazia di Dio, professare la vita eterna. Il rischio è sempre fermarsi su di noi, sulle cose, sui problemi, sul presente e mai alzare gli occhi sugli altri e alzare lo sguardo a Dio. Il nostro rischio è di essere materialisti, confidare troppo nelle cose, nei beni, nel successo, nel profitto e lasciare troppo poco spazio nella nostra vita all’amore di Dio e all’amore al prossimo. Solo “l’uomo Gesù Cristo” ci ricorda Paolo ci ha aiutato ad alzare il nostro sguardo sugli altri e su Dio e solo Lui è in grado di rinnovare la nostra vita, “fare nuove tutte le cose”. Il Signore Gesù ci regala un abito, uno stile nuovo di vita, un modo nuovo di amare: è Lui la via, la verità e la vita. “Non abbiate paura” di fidarvi del Signore: ci ricorda oggi la pagina evangelica di Matteo. “Non abbiate paura” di testimoniare la vostra fede nel Signore difronte al mondo, ripete ancora Gesù agli apostoli. Il Signore, che è Padre, “Padre vostro” non abbandona, non trascura, non dimentica mai nessuno di noi: anche le cose che sembrano non contare o avere valore – i passeri, i capelli del nostro capo – stanno a cuore al Signore. Ogni cosa creata è ‘cosa buona’ per il Signore e l’uomo, ogni uomo ‘ cosa molto buona’. “Non abbiate paura” Gesù oggi lo ripete anche a noi, alle nostre comunità cristiane che talora ci fidiamo di altri più che del Signore, rinneghiamo le nostre promesse battesimali, dimentichiamo il comandamento dell’amore. “Fedele al modello del Maestro, è vitale che oggi la Chiesa – scrive papa Francesco nell’esortazione Evangelii Gaudium - esca ad annunciare il Vangelo a tutti, in tutti i luoghi, in tutte le occasioni, senza indugio, senza repulsioni e senza paura” (E.G. 23). Non possiamo professare la fede ad intermittenza, solo in alcuni momenti di debolezza o di serenità, solo in alcuni luoghi: la fede è vita, è stile di vita, spesso alternativo alle scelte e agli stili di vita che vediamo attorno a noi. Siamo chiamati ad essere testimoni del Vangelo, testimoni del Signore. Il catechismo che prepara al sacramento della Cresima nelle nostre parrocchie non a caso ha questo titolo: “Sarete miei testimoni”. Senza testimonianza la vita delle nostre comunità continua per inerzia, senza slancio. Senza testimonianza non si può educare i nostri bambini, ragazzi giovani alla bellezza della fede. Senza testimonianza nessuno si appassiona alla vita della Chiesa, non crescono le vocazioni alla vita laicale e familiare, al diaconato e al presbiterato, alla vita consacrata.

Cari fratelli e sorelle, oggi inizia l’estate, il tempo del raccolto, il tempo dei frutti, dopo la fatica dell’aratura, della semina e la pazienza dell’attesa e della cura. Chiediamo al Signore che come per i frutti della terra anche noi nella vita cristiana sappiamo curare e accompagnare, formare per poter cogliere i frutti di un impegno e di una testimonianza cristiana, raccogliendo l’invito di Papa Francesco, sempre nell’ Evangelii Gaudium, a “prendere l’iniziativa senza paura, andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi”. A vivere “un desiderio inesauribile di offrire misericordia, frutto dell’aver sperimentato l’infinita misericordia del Padre e la sua forza diffusiva”. A osare “un po’ di più di prendere l’iniziativa!” (E.G. 24). Ci accompagni nel nostro cammino Maria, nostra Madre, e S. Francesco d’Assisi, che da oltre mezzo millennio è patrono di questa comunità. Così sia.

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