• Redazione

Tutti i Santi. Lo stile delle beatitudini: omelia di mons. Perego

Basilica di San Francesco, Ferrara, 1° novembre 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, la celebrazione della solennità di Tutti i Santi riporta la nostra attenzione sul fatto che la fede chiede uno stile di vita, che nasce da una conversione. La fede chiede le opere, chiede una responsabilità, un impegno, un cammino. Ogni storia di santità testimonia questo impegno, questo cammino di amore a Dio e al prossimo, una responsabilità, la partecipazione attiva alla vita della Chiesa. Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio. La pagina dell’Apocalisse ci ricorda che la santità nasce in ogni angolo della terra: “di ogni nazione, tribù, popolo e lingua” ed è frutto della partecipazione alla passione, morte e risurrezione di Gesù Cristo. Ogni battezzato, partecipe della grazia di Dio – come testimonia la veste bianca – può camminare nella santità. Come ogni battezzato è chiamato a partecipare al cammino e alla vita della Chiesa come figlio di Dio, ci ricorda la prima lettera di Giovanni. E’ questa partecipazione alla vita della Chiesa che alimenta la speranza cristiana di un incontro finale con il Signore, nella sua casa.

Lo stile che deve caratterizzare il cammino di un battezzato, di un credente è lo stile delle Beatitudini, ricordate nella pagina evangelica di Matteo. Le beatitudini ci dicono lo stile di Gesù e lo stile del cristiano nei confronti di Dio e del prossimo. A un cristiano si chiede anzitutto ‘lo spirito della povertà’, cioè la capacità di abbandonarsi al Signore, fidarsi di lui. E’ l’ infanzia spirituale indicata da S. Teresa del Bambin Gesù o da Charles de Foucault, che ci rende piccoli difronte a Dio così da poter ubbidire alla sua volontà, ascoltare la sua Parola. A un cristiano, che come tutti piange, soffre, è chiesto anche di trovare nella sofferenza una strada per incontrare il Signore. Lo si è sperimentato anche in questa pandemia dove al dolore si è unita la sofferenza della distanza da chi era nel dolore. Cammina nella via cristiana anche chi è mite e operatore di pace, cioè chi non sceglie lo stile della violenza per affermare anche i propri diritti, ma chi sceglie la strada dell’incontro, del dialogo, della mediazione. E’ in cammino sulla strada della santità chi cerca in maniera convinta e costante la giustizia, “ha fame e sete di giustizia”, soffrendo anche la persecuzione e gli insulti. Paolo nelle sue lettere parla spesso di giustizia, che ha come significato non tanto un comportamento morale retto, ma la fedeltà all’alleanza con Dio, che trova la sua pienezza nella passione, morte e risurrezione del Figlio, di Gesù. La giustizia in questo senso non è adempimento della legge, ma è un dono, che deriva dal dono della vita di Gesù. Pertanto, l’amore alla giustizia è amore a Cristo, per il quale si può essere perseguitati e umiliati, fino al martirio, come per i discepoli di Gesù. Nell’evangelista Matteo, “la via della giustizia” è la via della purificazione, della penitenza per raggiungere la salvezza, la vita eterna. La giustizia, dono di Dio, si affianca alla misericordia, “volto di Dio”. La misericordia è lo stile della prossimità, della compassione: lo stile del Buon Samaritano. E’ lo stile della fraternità. Per questo Papa Francesco, nell’enciclica Fratelli tutti, dedica un capitolo alla rilettura della parabola del Buon Samaritano, come parabola della misericordia: “questo incontro misericordioso tra un samaritano e un giudeo – scrive Papa Francesco - è una potente provocazione, che smentisce ogni manipolazione ideologica, affinché allarghiamo la nostra cerchia, dando alla nostra capacità di amare una dimensione universale, in grado di superare tutti i pregiudizi, tutte le barriere storiche o culturali, tutti gli interessi meschini” (F.T. 83). Giustizia e misericordia camminano insieme e chiedono anche un cuore puro, libero da pregiudizi, da condizionamenti e da paure. Troppe volte, infatti, i nostri comportamenti sono dettati da comportamenti comuni, da una comunione opinione, da un risentimento che si trascina e coinvolge giudizi e scelte e non orientati dalla parola evangelica. E’ sempre Papa Francesco a renderci attenti a questo: “Occorre riconoscere nella propria vita che quel giudizio duro che porto nel cuore contro mio fratello o mia sorella, quella ferita non curata, quel male non perdonato, quel rancore che mi farà solo male, è un pezzetto di guerra che porto dentro, è un focolaio nel cuore, da spegnere perché non divampi in un incendio” (F.T. 243).

Cari fratelli e sorelle, chiediamo al Signore di camminare sulla strada delle beatitudini, strada per rinnovare la vita personale e della Chiesa, strada per rinnovare il mondo, strada per il Paradiso. “Quando il cuore ama Dio e il prossimo (cfr Mt 22,36-40) – ci ricorda papa Francesco nell’esortazione Gaudete et Exultate, dedicata alla chiamata alla santità - , quando questo è la sua vera intenzione e non parole vuote, allora quel cuore è puro e può vedere Dio. San Paolo, nel suo inno alla carità, ricorda che «adesso noi vediamo come in uno specchio, in modo confuso» (1 Cor 13,12), ma nella misura in cui regna veramente l’amore, diventeremo capaci di vedere «faccia a faccia». Gesù promette che quelli che hanno un cuore puro «vedranno Dio». Mantenere il cuore pulito da tutto ciò che sporca l’amore, questo è santità” (G.E. 86). La vita di tutti i Santi che ricordiamo e di cui chiediamo l’intercessione in questo giorno ci ricorda che la strada delle Beatitudini veramente rinnova la nostra vita e la vita della Chiesa e del mondo, è una strada concreta: è la strada del Paradiso, della salvezza eterna. Così sia.

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