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Tutti i Santi Francescani: omelia di mons. Perego

Aggiornato il: 23 dic 2019

Monastero del Corpus Domini, Ferrara, 29 novembre 2019


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Care sorelle e cari fratelli, celebriamo oggi la festa di tutti i Santi dell’Ordine francescano. Il mondo francescano, ricco di presenze anche nella nostra Chiesa in almeno otto secoli, con tutti i suoi Santi ci ricorda l’originalità di un’esperienza di consacrazione e di donazione, che guarda a Cristo che “da ricco che era si è fatto povero”. Questa priorità di una imitazione di Cristo è stata coniugata con una vita di povertà, tra contemplazione e azione.

I Santi francescani sono stati “uomini virtuosi”, “fedeli alle promesse” – come ci ricorda la pagina del libro del Siracide -, per questo “il loro nome vive per sempre” e il loro ricordo è nei secoli.

La pagina evangelica di Marco ci ricorda che la povertà - testimoniata dai Santi francescani – è la scelta ultima, che aiuta a seguire il Signore. La spogliazione, scelta da S. Francesco e dai suoi discepoli, non è facile. Non è facile confidare solo nel Signore: non è stata facile per quel tale che si è inginocchiato davanti a Gesù - ricordato nella pagina evangelica - e non è facile per noi. La scelta della spogliazione indicata da Gesù, la scelta della povertà non si traduce nel dare poco valore alle cose, al mondo, al creato: anzi è una scelta di libertà che ti aiuta meglio a considerare il valore del mondo, del creato e delle creature, come è stato per Francesco e i santi francescani. Papa Francesco nell’esortazione Gaudete et exsultate ricorda come S. Francesco sapeva dare valore anche alle cose più semplici: “E’ quello che viveva san Francesco d’Assisi, capace di commuoversi di gratitudine davanti a un pezzo di pane duro, o di lodare felice Dio solo per la brezza che accarezzava il suo volto” (G.E.127). I Santi, anche i Santi francescani, ci insegnano come la povertà diventa una risorsa importante perché libera il cuore e la mente di fronte a Dio e ai fratelli, non appesantendole dai desideri, dal possesso, dalla cura delle cose. Ricordare i Santi francescani significa ricordare un tesoro di santità che si è nutrita a una particolare spiritualità e regola, arricchita da fonti ed esperienze sempre nuove. Nella esortazione apostolica Gaudete et exsultate, sulla chiamata universale alla santità, Papa Francesco in un passaggio ricorda due santi francescani, S. Francesco e S. Bonaventura. E’ un passaggio che merita di essere riascoltato, in questo giorno in cui ricordiamo tutti i santi francescani: “Quando san Francesco d’Assisi vedeva che alcuni dei suoi discepoli insegnavano la dottrina, volle evitare la tentazione dello gnosticismo. Quindi scrisse così a Sant’Antonio di Padova: «Ho piacere che tu insegni la sacra teologia ai frati, purché, in tale occupazione, tu non estingua lo spirito di orazione e di devozione». Egli riconosceva la tentazione di trasformare l’esperienza cristiana in un insieme di elucubrazioni mentali che finiscono per allontanarci dalla freschezza del Vangelo. San Bonaventura, da parte sua, avvertiva che la vera saggezza cristiana non deve separarsi dalla misericordia verso il prossimo: «La più grande saggezza che possa esistere consiste nel dispensare fruttuosamente ciò che si possiede, e che si è ricevuto proprio perché fosse dispensato. [...] Per questo, come la misericordia è amica della saggezza, così l’avarizia le è nemica». «Vi sono attività che, unendosi alla contemplazione, non la impediscono, bensì la favoriscono, come le opere di misericordia e di pietà». (G.E. 46).

Chiediamo al Signore che il ricordo dei Santi francescani rinnovi la nostra vita spirituale, perché - come ci ha ricordato il Concilio Vaticano II nella Lumen Gentium - tutti i fedeli di ogni stato e condizione si sentano “chiamati dal Signore, ognuno per la sua via, a una santità” (L.G. 11). Così sia.

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