• Redazione

Tessitori di fraternità: meditazione di mons. Perego per la Giornata missionaria mondiale

Veglia missionaria


Ferrara, chiesa di S. Caterina Vegri, 17 ottobre 2020


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, la Giornata missionaria mondiale cade quest’anno in un tempo di incertezza e di paura per la nostra salute, tra disagi familiari e sociali, nuove povertà che riguardano le nostre comunità, ma soprattutto il mondo dei nostri fratelli e delle nostre sorelle più povere, in cui operano molti missionari. Il Papa ci ha ricordato che questa dimensione creaturale ci riguarda tutti e possiamo affrontarla solo insieme. Per questo, la nostra vita deve sfuggire dall’individualismo e dall’egoismo per ricercare e ricostruire fraternità. “Con la tempesta (della pandemia) – ha riscritto Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti – è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri ‘ego’ sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli” (F.T. 32).

Le figure di Giona e di Paolo ci rappresentano nella loro storia il disagio della ‘tempesta’ - entrambi costretti ad essere in balia delle onde. Giona chiede di essere gettato dalla nave, di sacrificarsi per la salvezza dei naviganti; Paolo si affida alla presenza di Gesù nell’Eucaristia e alla condivisione del cibo per chiedere la salvezza. La salvezza nasce dall’uscire da se stessi, dalle proprie preoccupazioni per dare la propria vita, per condividere. La salvezza nasce dalla fraternità. Anche la missione cresce sulla fraternità. Nessuno può andare sulle strade del mondo a predicare il Vangelo, come ha fatto l’apostolo Paolo, senza la consapevolezza della fraternità. Diversamente si è degli avventurieri, dei colonizzatori, degli approfittatori. E i gesti della fraternità sono semplici: l’accoglienza e l’incontro con le persone; la loro tutela – come fa il centurione sulla barca dove c’è Paolo; il dialogo, la ricerca della pace e il perdono. Sono parole che formano il lessico della fraternità, che Papa Francesco ci insegna nella sua ultima enciclica Fratelli tutti. Sono parole che ci aiutano a rispondere in maniera concreta alla chiamata del Signore alla missione.

La prima parola è accoglienza. Significa accogliere Dio nella nostra vita, sentirlo una presenza nella Parola, nell’Eucaristia e anche nei fratelli, soprattutto più poveri. Significa accogliere ogni persona come un fratello e una sorella, senza distinzioni comode, senza esclusioni. “Il mettersi seduti ad ascoltare l’altro, caratteristico di un incontro umano, è un paradigma di atteggiamento accogliente – scrive Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti -, di chi supera il narcisismo e accoglie l’altro, gli presta attenzione, gli fa spazio nella propria cerchia. Tuttavia, «il mondo di oggi è in maggioranza un mondo sordo […]. A volte la velocità del mondo moderno, la frenesia ci impedisce di ascoltare bene quello che dice l’altra persona. E quando è a metà del suo discorso, già la interrompiamo e vogliamo risponderle mentre ancora non ha finito di parlare. Non bisogna perdere la capacità di ascolto” (F.T. 48). L’accoglienza si nutre anche di questa capacità di ascolto dell’altro, che consideriamo alla pari, un fratello.

Nella vita e nella storia della Chiesa, ma anche di alcune comunità isolate l’ospitalità è sempre stato non solo un impegno, ma anche un dono. Lo ricorda ancora Papa Francesco: “Non è un caso che molte piccole popolazioni sopravvissute in zone desertiche abbiano sviluppato una generosa capacità di accoglienza nei confronti dei pellegrini di passaggio, dando così un segno esemplare del sacro dovere dell’ospitalità. Lo hanno vissuto anche le comunità monastiche medievali, come si riscontra nella Regola di San Benedetto. Benché potesse disturbare l’ordine e il silenzio dei monasteri, Benedetto esigeva che i poveri e i pellegrini fossero trattati «con tutto il riguardo e la premura possibili».[68] L’ospitalità è un modo concreto di non privarsi di questa sfida e di questo dono che è l’incontro con l’umanità al di là del proprio gruppo. Quelle persone riconoscevano che tutti i valori che potevano coltivare dovevano essere accompagnati da questa capacità di trascendersi in un’apertura agli altri” (F.T. 90).

L’accoglienza favorisce l’incontro, che è la seconda parola del lessico della fraternità. La natura umana cerca legami, è aperta alla socialità. Nell’incontro si riconosce l’altro, ma anche noi stessi, si cresce. Oggi l’incontro è sempre più largo, se si pensa che in una città come ferrara ci sono persone di almeno 120 nazionalità diverse. “L’arrivo di persone diverse, che provengono da un contesto vitale e culturale differente, si trasforma in un dono – scrive Papa Francesco -, perché «quelle dei migranti sono anche storie di incontro tra persone e tra culture: per le comunità e le società in cui arrivano sono una opportunità di arricchimento e disviluppo umano integrale di tutti». Perciò «chiedo in particolare ai giovani di non cadere nelle reti di coloro che vogliono metterli contro altri giovani che arrivano nei loro Paesi, descrivendoli come soggetti pericolosi e come se non avessero la stessa inalienabile dignità di ogni essere umano» (F.T. 133). Non facilita l’incontro l’offesa, il rifiuto, la mancanza di rispetto e di tutela delle persone che arrivano tra noi: sono piuttosto il segno di una debolezza sociale, di paura, di chiusura mentale.

Nell’incontro siamo chiamati a costruire il dialogo. Dialogare non è rinunciare alla propria identità, né accettare tutto ciò che l’altro mi propone rinunciando alla mia cultura, fede, esperienza. “Non c’è dialogo con l’altro senza identità personale – ci ha ricordato Papa Francesco -, così non c’è apertura tra popoli se non a partire dal’amore alla terra, al popolo, ai propri tratti culturali. Non mi incontro con l’altro se non possiedo un substrato nel quale sto saldo e radicato, perché su quella base posso accogliere il dono dell’altro e offrirgli qualcosa di autentico. È possibile accogliere chi è diverso e riconoscere il suo apporto originale solo se sono saldamente attaccato al mio popolo e alla sua cultura” (F.T. 143). Il dialogo è il volto della Chiesa oggi, come ricordava San Paolo VI nell’enciclica Ecclesiam suam. Il dialogo è il volto della missione oggi. Le pagine dedicate da papa Francesco al dialogo, come anche i suoi gesti di dialogo con persone di diversa cultura e religione sono dei ‘ segni dei tempi’, che ci ricordano il volto della Chiesa missionaria. Nell’enciclica Fratelli tutti Papa Francesco usa la parola dialogo 44 volte. “Il mondo cresce e si riempie di nuova bellezza grazie a successive sintesi che si producono tra culture aperte, fuori da ogni imposizione culturale” (F.T. 148) – scrive il Papa. Il capitolo sesto dell’enciclica Fratelli tutti è dedicato completamente al dialogo e all’amicizia sociale. “Avvicinarsi, esprimersi, ascoltarsi, guardarsi, conoscersi, provare a comprendersi, cercare punti di contatto, tutto questo si riassume nel verbo “dialogare”. Per incontrarci e aiutarci a vicendaabbiamo bisogno di dialogare. Non c’è bisogno di dire a che serve il dialogo. Mi basta pensare che cosa sarebbe il mondo senza il dialogo paziente di tante persone generose che hanno tenuto unite famiglie e comunità. Il dialogo perseverante e coraggioso non fa notizia come gli scontri e i conflitti, eppure aiuta discretamente il mondo a vivere meglio, molto più di quanto possiamo rendercene conto” (F.T. 198). Non si può andare senza il desiderio di dialogare. Non si può vivere la missione anche nelle nostre città e nei nostri paesi senza il dialogo. Il dialogo è ‘il sale della terra’, ‘la luce del mondo’.

Accoglienza, incontro, dialogo: impariamo questo lessico della fraternità, cari fratelli e sorelle. Con queste parole, che diventano esperienza, progetto, cammino insieme riusciremo a dire il Vangelo della gioia e a vivere la missione: “Dio continua a cercare – scrive il Papa nel Messaggio della Giornata missionaria di quest’anno – chi inviare al mondo e alle genti per testimoniare il suo amore, la sua salvezza dal peccato e dalla morte, la sua liberazione dal male”. Così sia.

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