• Redazione

Suor Veronica, la spiritualità dell’espiazione: omelia di mons. Perego

Ferrara, 8 luglio 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Care sorelle e cari fratelli, celebriamo oggi l’Eucaristia, memoriale del mistero pasquale in questo giorno anniversario della morte di Suor Veronica, l’8 marzo del 1964, dopo un breve ricovero nell’Arcispedale di S. Anna, ai primi Vespri di Santa Veronica Giuliani. Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio. La pagina del libro della Genesi, che da alcuni giorni stiamo leggendo, ci fa incontrare Giuseppe, che, venduto dai fratelli, li reincontra come ministro dell’Agricoltura e non solo li perdona, ma assicura loro il cibo per la vita. E’ una pagina da una parte drammatica, ma dall’altra che ci dimostra come la storia è guidata dal Signore e non dai progetti degli uomini. I sogni che Giuseppe interpreta sono lo strumento per indicare la grandezza del Dio di Israele rispetto agli dei egiziani. Non solo: la storia di Giuseppe è una profezia cristologica, perché rimanda alla storia di Gesù morto in Croce, ma risorto da Padre e Salvatore del mondo. La strada dell’umiliazione di Giuseppe ricorda la passione di Gesù e la sua morte che diventa segno di espiazione, fonte di vita: “Dio mi ha mandato qui prima di voi per conservarci in vita”, dice Giuseppe ai fratelli. La spiritualità di Suor Veronica è una spiritualità dell’espiazione fondata non solo sulla storia della sua vita, ma sulla consonanza della sua vita con la storia della passione e morte di Cristo, rivissuta intensamente in ogni Eucaristia, come si legge anche nei suoi Quaderni alla data del 1 marzo 1922, dove suor Veronica riporta le parole della Vergine Immacolata in una visione che, dopo averle assicurato che non morirà le annuncia che avrà sempre da soffrire e dice tra l’altro: “Cercherai più che ti è possibile di amare i patimenti. Coraggio”. Leggere anche la sofferenza come luogo della presenza di Dio è stato un esercizio richiesto anche a noi in questo tempo di pandemia. Non è facile. A questo proposito, molto bello è il passaggio di Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti dove ricorda: “Una tragedia globale come la pandemia del Covid-19 ha effettivamente suscitato per un certo tempo la consapevolezza di essere una comunità mondiale che naviga sulla stessa barca, dove il male di uno va a danno di tutti. Ci siamo ricordati che nessuno si salva da solo, che ci si può salvare unicamente insieme. Per questo ho detto che «la tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. […] Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli” (F.T. 32). La vicenda umana e spirituale di Suor Veronica lo ha insegnato, ricordandoci che la sofferenza talora è il luogo in cui riscopriamo la nostra creaturalità, il limite della nostra vita, che trova un senso solo in Dio. La pagina evangelica di Matteo ricorda lo stile di una spiritualità dell’espiazione, che non è solo la sopportazione della sofferenza, ma l’assunzione dello stile di Gesù che è passando in mezzo a noi facendo del bene. E’ lo stile della gratuità - “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”- , lo stile della prossimità – a chi è malato, lebbroso -, lo stile della povertà – “Non procuratevi né oro né argento né denaro” è lo stile del saluto, del dono della pace da assumere nel cammino e nella vita nella città. Come scrive il Vescovo Libanori, biografo di suor Veronica, “la povertà le fu sempre familiare”, “ma la regola comportava un così radicale distacco dalle cose da riflettersi persino nel linguaggio: ecco che tutto da ‘ mio diviene ‘nostro’; in cella si conserverà solo l’essenziale, al punto da non esservi bisogno di mobili; per qualunque necessità bisognerà chiedere il permesso, così per scrivere bisognerà domandare in carità la carta e la penna” (D. Libanori, Sentii cose che non so spiegare, Roma, Edizioni ADP, 2004, p. 36). La vocazione cristiana, lo stile di vita cristiano ricorda, suor Veronica, comprende questo passaggio dal mio al nostro, dall’io al noi, come ci ricorda ancora Papa Francesco in un passaggio dell’enciclica Fratelli tutti: Suor Veronica, anche nella prova e nella sofferenza, ha saputo guardare agli altri e non a se stessa, moltiplicare i gesti di gioia e di carità nel monastero in cui viveva, come traduzione non solo del comandamento dell’amore, ma della verità di una vita in comunione con Dio e i fratelli e le sorelle che chiedeva di sapere donare tutto, come ci ha ricordato la pagina evangelica. La carità non si può comandare, ma nasce da una fede che crede che l’amore di Dio, in Cristo che “da ricco che era si è fatto povero”, ci ha avvolto a tal punto da condividere gli stessi sentimenti. Papa Francesco in un passaggio dell’enciclica Fratelli tutti, ci ricorda che: “Le persone possono sviluppare alcuni atteggiamenti che presentano come valori morali: fortezza, sobrietà, laboriosità e altre virtù. Ma per orientare adeguatamente gli atti delle varie virtù morali, bisogna considerare anche in quale misura essi realizzino un dinamismo di apertura e di unione verso altre persone. Tale dinamismo è la carità che Dio infonde. Altrimenti, avremo forse solo un’apparenza di virtù, e queste saranno incapaci di costruire la vita in comune” (F.T. 91). L’esperienza di consacrazione di suor Veronica è stata animata dalla ‘perfetta carità’ che ha praticato e trasformato tutta la sua vita.

Care sorelle e cari fratelli, preghiamo il Signore, che si rende presente in questa Eucaristia, perché la nostra Chiesa, sull’esempio di Suor Veronica e in fedeltà alle parole del Vangelo, sia capace di educare a uno stile di vita che sovrabbondi nell’amore, moltiplicando i gesti di gratuità, i segni di pace, la condivisione fraterna.

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