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Suor Veronica e i particolari dell’amore quotidiano: omelia di mons. Perego 

Aggiornato il: 23 dic 2019

Chiesa di S. Chiara, Ferrara, 8 luglio 2019

S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, siamo riuniti nel giorno del ricordo della morte di Suor Veronica del SS. Sacramento per rendere grazie e lode a Dio nella celebrazione dell’ Eucaristia, il sacramento “dell’udienza con il Re dei Re” – chiamava il banchetto eucaristico Suor Veronica - in questa chiesa di S. Chiara che è memoria di un ricco cammino di spiritualità francescana in questa nostra città e Chiesa di Ferrara, che ha generato un frutto spirituale maturo nella storia spirituale di Suor Veronica. Un luogo, una chiesa che siamo invitati a far diventare sempre più nostra come Chiesa di Ferrara-Comacchio, accompagnando, nella preghiera davanti alla tomba di Suor Veronica, e sostenendo con gesti concreti l’opera meritevole dell’Associazione intitolata alla religiosa cappuccina a favore del cammino verso la beatificazione e la canonizzazione. La Parola di Dio di oggi ci fa incontrare dopo i padri Abramo e Isacco, Giacobbe, in cammino e che si ferma a riposare al tramonto. E sogna. Sogna una scala che unisce cielo e terra, che lo porta davanti a Dio, il quale gli annuncia il dono di una terra e di una lunga discendenza, oltre che una benedizione e protezione per sempre. Svegliatosi dal sonno, Giacomo chiamò quel luogo Betel e promise di farlo diventare la casa di Dio. Il sogno di Giacobbe e di altri protagonisti dell’Antico e Nuovo Testamento come i sogni – ricordate il sogno dei gigli che annunciava la chiusura del Noviziati - o le visioni mistiche di Suor Veronica e di altri Santi, sono i luoghi di una relazione profonda con il Signore, molto semplice, ma molto intensa, familiare. Una relazione con il Signore, quella di Suor Veronica, considerato il suo ‘tesoro’, che ha visto nella sua vita la condivisione della ‘via crucis’, che ha il suo apice nel bacio del costato e nel cuore trafitto. La condivisione della ‘via crucis’ si trasforma in suor Veronica in una via amoris, nella celebrazione dell’incontro con Dio e il prossimo, amati con tutta se stessa, nella quotidianità. “Voglio diventar santa – scriveva – nella via ordinaria della vita quotidiana, normale, semplice. Quale consolazione il sapere che una vita monotona e oscura in apparenza, è utile agli altri, poiché è animata da carità ardente che diventa attiva, feconda, luminosa”. C’è una consonanza tra queste parole di Suor Veronica e le parola di Papa Francesco in un passaggio dell’esortazione apostolica dedicata alla chiamata alla santità, Gaudete et exsultate, dove si legge: “Potremmo pensare che diamo gloria a Dio solo con il culto e la preghiera, o unicamente osservando alcune norme etiche – è vero che il primato spetta alla relazione con Dio –, e dimentichiamo che il criterio per valutare la nostra vita è anzitutto ciò che abbiamo fatto agli altri. La preghiera è preziosa se alimenta una donazione quotidiana d’amore. Il nostro culto è gradito a Dio quando vi portiamo i propositi di vivere con generosità e quando lasciamo che il dono di Dio che in esso riceviamo si manifesti nella dedizione ai fratelli” (E.G. 104). E’ nella quotidianità che siamo chiamati a vivere le Beatitudini. E’ nei piccoli ‘dettagli quotidiani’ che anche noi rispondiamo alla chiamata alla santità, come ci insegna la vita di Gesù, condivisa da Suor Veronica, come ci ricorda sempre Papa Francesco: “Ricordiamo come Gesù invitava i suoi discepoli a fare attenzione ai particolari. Il piccolo particolare che si stava esaurendo il vino in una festa. Il piccolo particolare che mancava una pecora. Il piccolo particolare della vedova che offrì le sue due monetine. Il piccolo particolare di avere olio di riserva per le lampade se lo sposo ritarda. Il piccolo particolare di chiedere ai discepoli di vedere quanti pani avevano. Il piccolo particolare di avere un fuocherello pronto e del pesce sulla griglia mentre aspettava i discepoli all’alba. La comunità che custodisce i piccoli particolari dell’amore, dove i membri si prendono cura gli uni degli altri e costituiscono uno spazio aperto ed evangelizzatore, è luogo della presenza del Risorto che la va santificando secondo il progetto del Padre” (E.G. 144-145). La pagina evangelica ci ricorda un incontro quotidiano con Gesù, con una situazione di sofferenza e morte. La sofferenza e la morte che incontra Gesù diventano luoghi di vita: la figlia di uno dei capi del popolo ritrova la vita, così come luogo di vita è ‘toccare’ con fede Gesù, come la donna emorroissa. Suor Veronica ha condiviso questi gesti semplici di Gesù, vivendo nella povertà e nell’umiltà. Nei ‘Fioretti di Suor Veronica’, Suor Chiara Francesca Scalfi ricorda: “Che dire della sua povertà esteriore? Si può riassumere in tre parole: non chiese mai nulla; non si lamentò mai di nulla; non usò mai nulla: né tempo, né cose, senza la benedizione dell’obbedienza (neppure in tempo di malattia). Il Signore benediceva anche con segni esterni questa povertà” (p. 97). Il Signore sull’esempio di Suor Veronica, che oggi ricordiamo a 55 anni dalla sua morte, ci renda capaci di rispondere alla chiamata della santità in una vita di povertà, carica di un’affettività capace di cogliere la chiamata del Signore nella vita quotidiana, nei piccoli particolari di ogni giorno, che sono il luogo in cui imparare e testimoniare l’amore a Dio e al prossimo.

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