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Stragi di Ustica e della Stazione di Bologna, Messa alla presenza di Mattarella

Celebrata questa mattina nella Cattedrale di Bologna dal card. Zuppi insieme a mons. Perego e ad altri Vescovi dell'Emilia-Romagna


Da sx, mons. Perego, il Presidente Mattarella e il card. Zuppi

Questa mattina alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in suffragio delle vittime delle stragi di Ustica e della Stazione ferroviaria delle quali quest’anno ricorre il 40° anniversario, il card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna, ha presieduto la S. Messa nella Cattedrale di San Pietro della città felsinea.


“Il dolore ci rende consapevoli e attenti a quanti sperimentano oggi e ovunque la cattiveria di un mondo che invece che amico e fratello si rivela Caino e nemico”, ha riflettuto nell'omelia il card. Zuppi. “Tanto dolore può dividere e isolare, generando così nel cuore degli uomini anche l’ultimo frutto del male che è l’amarezza della solitudine e la sensazione di impotenza, di smarrimento, di insignificanza che può prendere davanti all’oblio inesorabile del tempo e ad una giustizia non raggiunta”. Ma, ha aggiunto, “il dolore può unire, liberare energie di solidarietà, di ricerca di giustizia e di fraternità. Infatti è di tanta consolazione essere insieme oggi, uniti ai tanti che sono spiritualmente con noi”. In particolare, “la presenza così autorevole, per il ruolo e per la persona, del signor presidente della Repubblica dona a questo ricordo un significato tutto particolare, una solennità emozionante e profonda. Era atteso”. E rivolgendosi direttamente a Mattarella, il card. Zuppi ha detto: “Credo di esprimere a nome di tutti i parenti e di tutti noi un ringraziamento commosso a lei, signor presidente, per questo gesto che completa le tante e importanti parole con cui in questi anni lei ha sempre accompagnato la memoria di queste come di ogni strage. Grazie, signor presidente. E con lei ringrazio i rappresentanti tutti delle istituzioni, che sono come le pareti portanti di questa nostra casa comune, per la quale vale la pena sacrificare la vita, difendendola con l’onestà e il lavoro anche perché ‘ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta (quindi in piena libertà personale) una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società' ".

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