• Redazione

Solennità Madonna delle Grazie. Maria accompagni il nostro cammino sinodale: omelia di mons. Perego

S. Messa di chiusura della Settimana mariana


Basilica di San Francesco, Ferrara,10 ottobre 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, cari confratelli celebriamo oggi la solennità della Madonna delle Grazie. Ancora una volta, come per secoli, non la celebriamo nella nostra Cattedrale, ancora impegnata in un gravoso lavoro di messa in sicurezza, ma in questa basilica di S. Francesco. Maria vive ancora il suo esilio, è ancora in cammino. Il cammino di Maria, però, può aiutarci e guidare il cammino sinodale che il S. Padre ha iniziato oggi e che la nostra Chiesa, in comunione con tutte le Chiese nel mondo e in Italia, inizierà Domenica prossima. Come le catechesi di questa settimana mariana su Eucaristia e sinodo, ci hanno da una parte aiutato a rileggere un’esperienza sinodale vissuta nella nostra Chiesa con il venerato Arcivescovo Maverna e dall’altro preparati al senso del nuovo cammino.

Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio. La pagina del libro di Ester, vede la regina Ester intercedere presso il re per salvare il suo popolo. E il re salva il popolo ridando luce, letizia, esultanza e onore” ai Giudei. Ester è immagine di Maria. Anche Maria – come ci ricorda la pagina evangelica di Giovanni – ridono luce, gioia e letizia agli sposi e agli invitati alle nozze di Cana. Cana è un ‘segno’, uno dei tanti che Gesù compirà per provocare la fede dei discepoli. E Maria favorisce questo ‘segno’ da Madre che comprende come il Figlio è venuto per incontrare e salvare l’uomo, a partire dalle sue esigenze più semplici e concrete: Cana è il segno della ‘divinità’ del Figlio che viene riconosciuto da Maria. La costituzione conciliare Lumen Gentium ci ricorda questo: “Nella vita pubblica di Gesù la madre sua appare distintamente fin da principio, quando alle nozze in Cana di Galilea, mossa a compassione, indusse con la sua intercessione Gesù Messia a dar inizio ai miracoli (cfr. Gv 2 1-11)” (n.58). Quello di Maria non è un gesto di autorità, ma la preoccupazione di una donna, di una madre di “condurre gli uomini a Cristo” (n. 57), come ha scritto S. Paolo VI nell’enciclica Marialis cultus. Gesù risponde alla Madre “non è giunta ancora la mia ora”. La risposta sembra offensiva nei confronti della Madre. In realtà, la risposta – come ha scritto il teologo ferrarese don Elios Giuseppe Mori – collega Madre e Figlio al vertice della Rendenzione, alla crocifissione. Cana e Calvario sono due episodi strettamente uniti. Il primo e l’ultimo segno di Gesù, vedono Madre e Figlio strettamente uniti in tutta la vita pubblica di Gesù. Maria è l’unica testimone di tutta la vita di Gesù. La sua grandezza sta nella gioia e nel dolore di un’esperienza di maternità unica, che diventa occasione a Cana per avere il primo segno messianico di Gesù e sulla Croce per renderci consapevoli attraverso Maria, che siamo tutti figli di Dio, come ci ha ricordato il brano di S. Paolo agli Efesini che abbiamo ascoltato. Il racconto di Cana ha anche un valore eucaristico. Il vino è il segno del Messia e insieme al pane di vita del capitolo 6 di Giovanni sono il segno della cena pasquale, che apre a un tempo nuovo della storia della salvezza, di cui Maria è testimone, come recita il prefazio dell’Avvento: “dal grembo verginale della Figlia di Sion è germinato colui che ci nutre con il pane degli angeli”. Anche San Gregorio di Narek, dottore della Chiesa armena, commenta in ordine a Maria: “Se da te non si fosse sviluppato il ramo celeste, le nostre labbra non avrebbero gustato il frutto, cioè l’Eucaristia”. Il corpo “dato per noi” e il sangue “versato per tutti, in remissione dei peccati”, Gesù li ha ricevuti da sua Madre, come cantiamo anche nel canto eucaristico ‘Ave verum corpus natum de Maria Virgine”. Nel canto, infatti si afferma che il Figlio, che si è incarnato nel grembo verginale di Maria per essere il Dio con noi e per noi, lo incontriamo realmente oggi nell’Eucaristia. Il Verbo incarnato e crocifisso “è carne e sangue di Maria” (n. 20), ha scritto San Giovanni Paolo II nell’enciclica Redemptoris Mater. Il segno del vino a Cana e il segno del pane eucaristico insieme diventano il ‘sacramento’ della nostra salvezza. E di questi segni ecclesiali, di queste grazie Maria è la madre. E come Madre della Chiesa Maria ci accompagna in ogni stagione della nostra vita, tra gioie e speranze, tristezze e angosce. Come Madre cammina con noi, soffre con noi, gioisce con noi. E anche nel cammino sinodale che inizieremo Maria ci accompagna: per ascoltare la Parola di Dio, per renderci attenti – come a Cana – delle necessità dei fratelli e delle sorelle, per purificare la nostra vita, per testimoniare il Vangelo. Il cammino sinodale è un cammino di comunione tra noi e con tutte le Chiese, anche con le Chiese sorelle, che si trasforma in un rinnovato dialogo ecumenico. E’ un cammino anche con i nostri fratelli e le nostre sorelle di altre religioni, per costruire insieme un mondo fraterno. Il cammino sinodale è un cammino di partecipazione, che rinnova la nostra partecipazione attiva alla vita liturgica, alla catechesi e alla carità, con la rinnovata consapevolezza che la Chiesa è tutta ministeriale. Il cammino sinodale è un cammino che ci prepara a una rinnovata missione, che passa attraverso un linguaggio nuovo, ma anche una nuova testimonianza in parole e opere.

Cari fratelli e sorelle, l’Eucaristia che celebriamo sia il pane del cammino sinodale che stiamo per intraprendere e, come il vino a Cana, per intercessione di Maria, Madonna delle Grazie, sostenga e dia la gioia del Vangelo alla nostra Chiesa come a tutte le Chiese. Così sia.

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