• Redazione

Shoah e Porrajmos: la riflessione di mons. Perego per il 27 gennaio

Memoria e memorie


Il 15 settembre 1935 venivano promulgate le leggi razziali di Norimberga: iniziava così un percorso di segregazione, di deportazione e di sterminio di due popoli in Europa, ebrei e zingari, che si concluderà dieci anni dopo, nel 1945. Se a tutti è noto il drammatico percorso di sterminio di almeno sei milioni di ebrei (denominato Shoah), è meno noto che l’altro popolo sterminato, con oltre 500.000 morti, è stato il popolo dei rom e sinti. Questo genocidio del popolo rom e sinto in Europa è stato denominato Porrajmos, divoramento. In questo termine, si è voluto sottolineare la scomparsa silenziosa, quasi fossero stati divorati dalla terra, di migliaia di bambini, donne e uomini rom e sinti. In questa memoria Nel giorno della memoria, in cui ricordiamo tutte le vittime del genocidio razziale del nazismo e dei fascismi, si invita a non dimenticare lo sterminio delle persone e famiglie rom, almeno 500.000. Gli studi storici ogni anno aggiungono al dramma numeri, volti e storie delle violenze e delle morti nei diversi Paesi europei: Kulmhof, Bialystok e soprattutto Auschwitz sono i campi di concentramento dove troveranno la morte. Anche in Italia non si può dimenticare i campi di concentramento dei rom realizzati dopo le leggi razziali a Perdasdefogu (Nuoro), ad Agnone (Campobasso), dove molti persero la vita, a Tossicia, ai piedi del Gran Sasso. Persone e famiglie rom saranno internate anche a Ferramonti (Cosenza), a Poggio Mirteto (Rieti), nel manicomio dell’Aquila, a Gries (Bolzano). Dopo l’8 settembre del 1943, molti rom liberati dai Carabinieri si uniranno ai partigiani e daranno un contributo significativo, spesso dimenticato, alla Resistenza e alla nascita della democrazia in Italia. La memoria della shoah si unisce alle altre memorie, anche del popolo rom, di una irrazionalità che è diventata crimine di massa. La memoria e le memorie aiutano anche a superare paure e pregiudizi che purtroppo ancora crescono nei confronti sia degli ebrei come anche dei rom e di altre persone e popoli con un’esperienza culturale e religiosa diversa, e che possono rischiare di alimentare nuove forme di violenze e di razzismo e non di preparare la costruzione di un mondo fraterno.


+ S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Post recenti

Mostra tutti

In riferimento a ciò che è accaduto nella parrocchia di Goro, riguardo alla preparazione dei candidati ai sacramenti, e a quanto è stato riportato dalla stampa locale, l'Arcidiocesi di Ferrara-Comacch