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Servire una narrazione umana: omelia di mons. Perego nella Messa per i giornalisti

Ferrara, Arcivescovado, 4 febbraio 2020

S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Un cordiale saluto a tutti voi, giornalisti e operatori nel mondo della comunicazione sociale. Come ogni anno ci incontriamo per celebrare il vostro santo Patrono, S. Francesco di Sales, ma anche per condividere e spezzare il pane della Parola e dell’Eucaristia e riflettere sulle parole del Messaggio indirizzato dal S. Padre nella Giornata mondiale delle comunicazioni sociali.

La pagina del libro di Samuele che abbiamo ascoltato racconta la notizia di morte di un figlio e la reazione del padre, il re Davide. Interessante l’esito diverso della notizia: di gioia per l’etiope, perché una minaccia è stata allontanata, di pianto per il padre. Ogni notizia ha naturalmente reazioni e aspetti diversi, talora inaspettati. La pagina evangelica ci dà una bella notizia: la guarigione di una figlia e di una donna. La prima guarigione – risurrezione è della figlia di un ricco notabile, Giairo. L’altra guarigione è quella di una donna del popolo affetta da emorragia da dodici anni, che di nascosto aveva toccato il mantello di Gesù. Al centro delle due guarigioni, della figlia del ricco e della donna povera, c’è una richiesta di Gesù: “continua ad avere fede”. E’ una richiesta rivolta a Giairo, ma anche a ciascuno di noi. La fede fa cose grandi. Con gli occhi della fede sappiamo leggere gli avvenimenti, la vita riconoscendo i “segni dei tempi”, la presenza e l’azione continua del Signore nella nostra vita. La fede passa da un incontro, che guarisce dall’individualismo, dal confidare solo in noi stessi, perché ci aiuta a lasciarci guidare dal Signore: come nell’incontro di Gesù con Giairo e con la donna emorroissa.

La Parola di Dio è un racconto che fissa in memoria le parole e i gesti di Dio e del suo popolo, per non dimenticare: la vita è storia. E’ il senso del tema del Messaggio di questa 54esima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali: “Perché tu possa raccontare e fissare in memoria (Es. 10,2). La vita si fa storia”. L’incontro tra la vita di Dio e la vita dell’uomo genera una storia, la storia della salvezza: e la Bibbia è il racconto di questo incontro, di questa storia. Il racconto biblico ci regala uno stile per il giornalismo: quello di raccontare per conoscere, quello di raccontare per fissare nella memoria. Superficialità nella narrazione, povertà di riferimenti, incompletezza, un linguaggio che impressiona solo, non aiuta a fissare in memoria, non aiuta la verità. Raccontare e fissare in memoria chiede di raccontare anche “il male di vivere”, la “cronaca nera” per leggere, però, dentro i fatti – anche di morte, di violenza – le cause, i diversi effetti – ricordiamo la gioia dell’etiope e il pianto di Davide – il bene, il territorio: una notizia decontestualizzata è sempre ideologica e quindi dannosa. Raccontare e fissare in memoria significa anche andare oltre la notizia-spettacolo, che impressiona al momento, per aiutare a leggere, invece, la bellezza della vita, la ricchezza delle risorse, le capacità nuove. “Anche quando raccontiamo il male – scrive Papa Francesco – possiamo imparare a lasciare lo spazio alla redenzione, possiamo riconoscere in mezzo al male anche il dinamismo del bene e dargli spazio”. Diversamente le notizie negative alimentano l’occhio per occhio, la vendetta, l’odio, il male per il male. “I telai della comunicazione” – bella immagine di Papa Francesco – devono cucire insieme i fatti in modo rispettoso della verità, ma anche per costruire un tappeto dove non scivolare ancora sui luoghi comuni, ma rispettare la dignità delle persone, i cammini non facili, la legalità e la giustizia. “Quante storie – ci ricorda Papa Francesco – ci narcotizzano, convincendoci che per essere felici abbiamo bisogno di avere, di possedere, di consumare. Quasi non ci occupiamo di quanto diventiamo avidi di chiacchiere e di pettegolezzi, di quanta violenza e falsità consumiamo”.

Oggi la comunicazione estesa, immediata, continua – penso a quella dei social – rovina o talora condiziona il racconto comunicativo quotidiano, facendo in realtà perdere attualità, profondità, verità. Dobbiamo servire una “narrazione umana” – scrive ancora il Papa – non dimenticando che il racconto giornalistico può essere “performativo”, cioè non solo confermare il lettore, ma anche conformarlo a un modello di pensiero, a uno stile di vita.

Il Signore vi accompagni nel vostro lavoro quotidiano.

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