• Redazione

Servire il popolo e non i propri interessi: omelia di mons. Perego

Lido Estensi, 17 luglio 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, cari turisti, come ogni anno ci incontriamo attorno all’altare per celebrare l’Eucaristia, pane del cammino, pane di vita. I nostri lidi, in particolare questo Lido degli Estensi, anche quest’anno diventano per voi un luogo di pace, di serenità e di riposo, ma anche un luogo di preghiera che interrompe le fatiche e il lavoro di un anno ancora segnato da paura, sofferenze e disorientamento. Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio. La pagina del profeta Geremia è un’ invettiva contro coloro che guidano il popolo e le comunità guardando a se stessi e non al bene del popolo. Questo stile è in contrapposizione con lo stile di Dio che ama il suo popolo e del Messia che Dio ha promesso per il suo popolo e che porterà pace e giustizia. Colui che guida, - genitore, educatore insegnante, presbitero, politico – deve sempre mettere al centro i più piccoli, i più deboli e non approfittarsi di loro: deve servire e non servirsi del popolo. Le nostre città, i nostri paesi sono pieni di parolai che in realtà, anziché servire la comunità sfruttano la comunità per i propri interessi. Gesù – come ci ricorda la pagina evangelica di Marco – è un esempio di servizio. Pur essendo stanco e bisognoso di riposo, sceso dalla barca vede una grande folla ed “ebbe compassione di loro”, così da continuare il suo insegnamento. La barca, il mare ci rimandano a questi lidi, dove il Signore continua ad insegnare attraverso la parola di Dio che ogni domenica si proclama in questa come in ogni chiesa. Il Signore non si stanca e continua ad avvicinarsi a noi, continua a parlarci. Tocca a noi non lasciar cadere le sue parole, parole di vita eterna, ma trasformarle in uno stile di vita rinnovato. E questo stile è lo stile del servizio, della ‘compassione’: del gioire e soffrire con le persone della nostra famiglia, della nostra comunità. Servizio e compassione sono due tratti di stile di Gesù e di coloro che credono in Lui. A questo proposito c’è un passaggio molto bello dell’enciclica Fratelli tutti sul tema del servizio: “La solidarietà si esprime concretamente nel servizio, che può assumere forme molto diverse nel modo di farsi carico degli altri. Il servizio è «in gran parte, avere cura della fragilità. Servire significa avere cura di coloro che sono fragili nelle nostre famiglie, nella nostra società, nel nostro popolo». In questo impegno ognuno è capace di «mettere da parte le sue esigenze, aspettative, i suoi desideri di onnipotenza davanti allo sguardo concreto dei più fragili. […] Il servizio guarda sempre il volto del fratello, tocca la sua carne, sente la sua prossimità fino in alcuni casi a “soffrirla”, e cerca la promozione del fratello. Per tale ragione il servizio non è mai ideologico, dal momento che non serve idee, ma persone” (F.T. 115). Il servizio genera familiarità, genera fraternità. Una Chiesa che serve è una Chiesa che sceglie lo stile di Gesù., è una Chiesa che si avvicina alla persona, che sceglie la prossimità, che non esclude: è una Chiesa cattolica, universale. In questo senso sono belle le parole di Paolo agli Efesini: “in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini”. Gesù avvicina noi a Lui, ma avvicina anche le persone tra loro: abbattendo i muri, le inimicizie, promuovendo la pace, relativizzando le norme per valorizzare le relazioni, nello stile delle relazioni che procedano dal Padre e dal Figlio e dallo Spirito Santo, le relazioni trinitarie. E’ Dio uno e trino che ci insegna la prossimità. E la prossimità da tratto distintivo di Dio diventa il tratto distintivo dei suoi figli, di noi cristiani e della Chiesa. Nessuno è ‘lontano’ per Dio Padre, ma tutti sono ‘vicini’, amati. Così noi cristiani non possiamo tollerare ciò che crea distanza dalle persone, i muri, le distinzioni di casta; non possiamo accettare ogni forma di respingimento, di rifiuto, di disprezzo, di esclusione. Non possiamo da cristiani accettare una città che non sia al servizio dell’uomo. Il servo di Dio Giuseppe Lazzati, in un bellissimo testo dal titolo ‘La città dell’uomo’, quasi un manifesto per una politica da cristiani, ricordava che “la città va pensata al servizio dell’uomo e del bene comune”. Quando la città è pensata a partire da un interesse particolare rischia di essere la città di pochi e non di tutti, rischia di escludere, rischia di morire. Da cristiani non possiamo che impegnarci in una città dove sia sempre tutelata la dignità di ogni persona, promossa la responsabilità di tutti, la cittadinanza attiva, con un’attenzione preferenziale per i più poveri.

Cari fratelli e sorelle, carissimi turisti, questo tempo di vacanza diventi un tempo utile anche per la riflessione e la preghiera, oltre che per ripensare i nostri impegni - di genitori, di lavoratori e insegnanti, di studenti e artigiani, di cittadini - così che, dopo un tempo di incertezza e di paura, di sofferenza e indecisione generati anche dalla pandemia, siamo animati da uno spirito di prossimità e servizio, per la costruzione della città dell’uomo. Così sia.

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