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Serra Club. Il Seminario casa di preghiera, di studio, di comunione: omelia di mons. Perego

Aggiornato il: 23 dic 2019

Ferrara, 16 dicembre 2019

S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Carissimi Serrani, è una bella occasione, quella di stasera, di ritrovarci insieme nel nostro Seminario per celebrare l’Eucaristia e vivere un momento di fraternità, preparandoci insieme al Natale. Mentre vi ringrazio per i gesti concreti di attenzione al nostro Seminario, oggi casa di formazione, che condivide la specifica preparazione dei candidati al sacerdozio con altri otto seminari della Romagna nell’unico Pontificio Seminario regionale di Bologna, che compie quest’anno cento anni della sua vita (1919-2019), desideriamo metterci in ascolto insieme della Parola di Dio, la Parola che dà la vita.

“Una stella spunta da Giacobbe”, ricorda la pagina del libro dei Numeri. La stella è segno della vita nuova che il Signore regala al suo popolo. La stella annuncia giardini, acque, cedri, una nuova terra. Ma la stella annuncia anche una nuova visione dell’Onnipotente, una nuova presenza di Dio. La stella è il segno dell’Avvento, che i capi dei sacerdoti e gli anziani – nella pagina evangelica di Matteo – non aspettano, non attendono. Per questo non riconoscono ‘l’autorità’ di Gesù, un’autorità che non è potere, dominio, ma ascolto, un linguaggio nuovo, nuovi incontri. Non è facile anche per noi riconoscere ‘l’autorità’ di Gesù. Alcune sue parole ci paiono ingenue o impossibili, le sue beatitudini irrealizzabili, i suoi gesti straordinari e non ordinari. E’ difficile mettersi in cammino con Gesù, scegliere il suo stile di vita, con forme anche diverse, riconoscere nella povertà e nella gratuità la ricchezza di vita, nell’obbedienza la libertà, nella castità la trasfigurazione del nostro corpo, come avviene nella scelta della consacrazione e della vita diaconale e presbiterale. Troppe volte, infatti, la nostra società secolarizzata spinge i nostri giovani e gli adulti a uno stile di vita diverso da quello proposto dall’ideale evangelico. Lo ha ricordato anche Papa Francesco nel suo discorso ai seminaristi, educatori e professori della Romagna, lunedì scorso: “Quanti sono più esposti al vento freddo dell’incertezza o dell’indifferenza religiosa, hanno bisogno di trovare nella persona del sacerdote quella fede robusta che è come una fiaccola nella notte e come una roccia alla quale attaccarsi”.

Per queste ragioni, la vostra esperienza di laici attenti alle vocazioni alla vita presbiterale e consacrata, deve favorire, con iniziative, pubblicazioni, azioni, una cultura e una testimonianza della gratuità, della condivisione, della fedeltà a Dio, del rispetto della persona a partire dal suo corpo. Solo una cultura e una testimonianza alternativa ai modelli che spesse volte vengono presentati possono aiutare i giovani e gli adulti a fare spazio a Dio e agli altri nella propria vita e iniziare a camminare in una direzione diversa, aiutati da laici e presbiteri vicini. Per questo, in ogni Chiesa il Seminario oggi è chiamato a diventare “casa di preghiera, casa di studio, casa di comunione”– come ha ricordato il Papa sempre nell’udienza per il Centenario del Pontificio Seminario regionale di Bologna. Casa di preghiera, per chi prega per le vocazioni, ma anche per chi ricerca una vocazione: senza il Signore e la preghiera a Lui “gli operai per la sue messe” rimangono distanti, non si decidono, si nascondono, cercano altrove. Casa di studio, con una formazione permanente, teologica e umana, arricchita da un patrimonio di cultura straordinario, come dimostra anche la nostra Biblioteca, fonte importante di una tradizione spirituale e di fede della nostra terra e Chiesa. Casa di comunione, luogo di fraternità per sacerdoti e laici, consacrati e famiglie, giovani e ragazzi. Il Seminario non può essere né un luogo chiuso e neppure un luogo esclusivo. L’apertura del nostro Seminario a tante iniziative, formative, culturali, spirituali - anche con il vostro aiuto, cari Serrani - lo rende casa di comunione, laboratorio culturale, spazio di spiritualità e di discernimento.

L’attesa del Natale, confortata dalla stella, ci aiuti, cari fratelli e sorelle Serrani, a purificare il nostro cuore, perché sappia riconoscere l’autorità di una presenza nuova nella nostra vita che ci converte, cambia la direzione della nostra vita, la rinnova profondamente. Questa conversione del cuore è l’augurio che ci facciamo reciprocamente preparandoci al Santo Natale. Così sia.

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