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Santa Teresa d'Avila: omelia di mons. Perego 

Aggiornato il: 23 dic 2019

Ferrara, Monastero delle Carmelitane Scalze 15 ottobre 2019

S.E. Mons. Gian Carlo Perego Arcivescovo di Ferrara-Comacchio Cari fratelli e sorelle, celebriamo con le nostre sorelle carmelitane la festa di Santa Teresa d’Avila, in questo monastero in cui si vive la regola carmelitana da Lei riformata. Se il Concilio di Trento ha dato il via a una ‘riforma cattolica’ applicata da S. Teresa al Carmelo il Concilio Vaticano II, alla luce dei tempi e “guidato dallo Spirito di Dio”, con “prudenza e sapienza”, ha avviato una ‘riforma della Chiesa’ che non poteva non toccare anche il Carmelo e ogni monastero di clausura, per conoscere sempre meglio “il dono di Dio” – come abbiamo ascoltato nell’incontro evangelico tra Gesù e la Samaritana. La Costituzione apostolica Vultum Dei Querere di Papa Francesco, dedicata alla vita contemplativa femminile, vuole essere un passaggio importante in questa ‘riforma’. Già il titolo – "Ricercare il volto di Dio" - offre una visione dinamica e non statica della vita contemplativa. Nel monastero si è ‘in ricerca’, continuamente, per indicare continuamente che la vita cristiana è un cammino, un “cammino di perfezione”. “La dinamica della ricerca – scrive Papa Francesco – attesta che nessuno basta a se stesso e impone di incamminarsi, alla luce della fede, per un esodo del proprio io auto-centrato, attratti dal Volto del Dio santo e insieme dalla terra sacra che è l’altro, per sperimentare una più profonda comunione” (V.D.Q 1). E questo cammino è non fuori, ma dentro di noi. Questa missione interpretata anzitutto, agostinianamente, come rientrare in noi stessi, per scoprire il tesoro, lo Sposo, il Signore, da portare poi a tutti. E’ il senso di questa bella pagina del Castello interiore di S. Teresa: “Non sarebbe grande ignoranza, figliuole mie, se uno, interrogato chi fosse, non sapesse rispondere, né dare indicazioni di suo padre, di sua madre, né del suo paese di origine? Se ciò è indizio di grande ottusità, assai più grande è senza dubbio la nostra se non procuriamo di sapere chi siamo, per fermarci solo ai nostri corpi. Sì, sappiamo di avere un’anima, perché l’abbiamo sentito e perché ce l’insegna la fede, ma così all’ingrosso, tanto vero che ben poche volte pensiamo alle ricchezze che sono in lei, alla sua grande eccellenza e a Colui che in essa abita. E ciò spiega la nostra grande negligenza nel procurare di conservarne la bellezza. Le nostre preoccupazioni si fermano tutte alla rozzezza del castone, alle mura del castello, ossia a questi nostri corpi. Come ho detto, - continua S. Teresa - questo castello risulta di molte stanze, alcune poste in alto, altre in basso ed altre ai lati. Al centro, in mezzo a tutte, vi è la stanza principale, quella dove si svolgono le cose di grande segretezza tra Dio e l’anima”. Come entrare dentro di noi, dentro il castello del nostro corpo per scoprire il Signore? L’ascolto e la meditazione della Parola di Dio e la preghiera sono gli strumenti di questa ricerca del Signore, a partire da noi stessi. Scrive sempre S. Teresa: “Mi diceva ultimamente un gran teologo che le anime senza orazione sono come un corpo storpiato o paralitico che ha mani e piedi, ma non li può muovere. Ve ne sono di così ammalate e talmente avvezze a vivere fra le cose esteriori, da esser refrattarie a qualsiasi cura, quasi impotenti a rientrare in se stesse. […] Per quanto io ne capisca, la porta per entrare in questo castello è l’orazione e la meditazione”. Chi non prega, non incontra il padrone del castello, Dio. Ma chi non ascolta la Parola e non prega non scopre neppure le altre stanze del castello dove cresce la conoscenza e l’amore nell’incontro con il prossimo. La dimensione comunitaria della vita contemplativa, “due a due”, secondo l’immagine evangelica, fa uscire dall’individualismo il nostro cammino interiore e lo apre ai fratelli e ai sorelle, lo inserisce dentro la Chiesa. Cari fratelli e sorelle, credo che ritrovarci in questo monastero, in questo giorno della Santa Madre Teresa d’Avila, significa renderci consapevoli dell’importanza di mettersi in stato di ricerca di Dio, in cammino, affinare gli strumenti dell’ascolto e della preghiera, per rinnovare il nostro cammino di Chiesa.