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Santa Lucia e lo sguardo della fede: omelia di mons. Perego

Aggiornato il: 23 dic 2019

Ospedale di Cona, 13 dicembre 2019

S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, il tempo dell’Avvento ci fa incontrare oggi la figura di una santa popolare, santa Lucia.

La sua storia di fede, secondo la Leggenda aurea, inizia con la guarigione miracolosa di sua madre, attraverso l’intercessione di S. Agata. Alla luce di questa guarigione, di questa salute della madre ritrovata, S. Lucia chiede di dare in dono ai poveri la sua dote, e potersi dedicare completamente al Signore. La sua storia personale, che per la testimonianza di fede è arrivata a scegliere il martirio, da Siracusa e la Sicilia si è diffusa in tutto l’Occidente, tanto che già nel V secolo Papa Gregorio Magno inserì il nome di Lucia nel martirologio romano. Da allora Lucia è invocata come soccorritrice per coloro che hanno disturbi alla vista. Ricordarla oggi qui, in questo Ospedale, significa affidare alla protezione di S. Lucia soprattutto chi soffre per un disturbo alla vista. Poter vedere è uno dei beni più importanti nella vita di una persona e nella cura di una persona. Per questo ringrazio il Primario, i medici e il personale infermieristico che in questo Ospedale, con un’eccellenza riconosciuta, proteggono e curano questo bene importante nella vita di ognuno di noi.

La Parola di Dio in questo giorno ci fa incontrare anzitutto il profeta Isaia che ci ricorda come il Signore ci guida “per la strada su cui devi andare”. Sembra dire il profeta che senza il Signore, la sua guida, rischiamo tutti di essere in qualche modo ciechi, cioè non distinguere la strada del bene da quella del male, perdere la strada. Il Signore apre i nostri occhi e ci accompagna al bene, cura addirittura – scrive il profeta Isaia – il nostro “benessere”. La parola “benessere”, come la parola “salute” nella tradizione biblica ha un riferimento non solo al corpo ma anche all’anima, guarda non solo alla vita materiale, ma anche alla vita spirituale. Anche la testimonianza di S. Lucia, con la serenità con cui ha affrontato il martirio, ci ricorda l’importanza della cura non solo del corpo, ma anche dell’anima, nella prospettiva di un’antropologia cristiana che non può dimenticare una delle due dimensioni della nostra immagine e somiglianza di Dio. Infatti, la leggenda aurea, ricorda come di fronte a chi la manderà a morte e che la accusava di aver sperperato il suo patrimoni, S. Lucia disse: “Ho riposto invece il mio patrimonio in un luogo sicuro e al contrario di quanto dici, l’ho sottratto ai viziosi che corrompono il corpo e l’anima”.

La pagina dell’evangelista Matteo ci introduce già al Natale, che vede protagonista il bambino Gesù e il presepe. Il richiamo ai bambini, che spesso ci ricordano nella loro semplicità la realtà della vita, da cui ci allontaniamo con le nostre distrazioni, paure, malevolenze, è un passaggio molto bello, ma anche molto impegnativo nel racconto evangelico di oggi. E spesso sono soprattutto i profeti e i maestri, come Giovanni Battista ricordato nella pagina evangelica, ma anche lo stesso Gesù, ad essere contestati, criticati, perché non si comprendono le loro parole e i loro gesti. Un’incomprensione che spesso nasce dal pregiudizio, dalla comodità di non cambiare le proprie abitudini e i propri pensieri, dall’incapacità di convertirsi di fronte non solo ad esperienze e realtà nuove, ma anche a persone nuove. E’ la mancanza della capacità di ricercare, senza la quale anche un luogo come l’Ospedale rischia di non trovare nuove cure, nuove attenzioni, nuove sperimentazioni. Un Ospedale, invece, non può che vivere sulla ricerca, che ha sempre al centro la persona, ma anche la capacità di andare oltre a ciò che si è sempre fatto.

Chiediamo al Signore di prepararci al Natale con semplicità, come i bambini, che trovano in S. Lucia il richiamo al dono, ma anche con la responsabilità di chi, in un luogo come la cura della vita delle persone, quale è l’Ospedale, con lo sguardo della fede sa scegliere, parole, gesti, strumenti che tutelano sempre la persona, in un momento di disagio, di sofferenza. Così sia.